Descrizione Progetto

Trapani, con la sua la forma a falce, dal greco Drepanon, gode di una posizione geografica invidiabile: tra due mari, ai piedi del Monte Erice, vicino Selinunte, di fronte le splendide Isole Egadi e le famose Saline.
Nel corso degli anni, la città ha sviluppato una fiorente attività economica legata all’estrazione e al commercio del sale, alla pesca del tonno rosso e all’esportazione del marmo.
Polo culturale dell’intera provincia, ospita uno dei più antichi ginnasi della Sicilia, biblioteche e un gran numero di interessanti musei da visitare.
Passeggiando nel suo centro storico sono subito evidenti le varie stratificazioni culturali che, nei secoli e attraverso le tante dominazioni, hanno lasciato testimonianze di valore architettonico, artistico e monumentale. Le strade più antiche e caratteristiche della città sono Via Garibaldi, Corso Italia e Corso Vittorio Emanuele.

Da visitare:

1 – La Torre di Ligny

Costruita durante la dominazione spagnola per la difesa dalle incursioni, la Torre di Ligny è uno dei simboli della città. Si trova all’estremità della costa occidentale e ci regala una vista mozzafiato tra il Canale di Sicilia e il Mar Tirreno. Durante la seconda Guerra Mondiale fu usata dalla Marina Militare come postazione antiaerea, oggi ospita invece il Museo della Preistoria e una sala archeologica marina che conserva perfino un elmo ritrovato nei fondali della città.

La Torre di Ligny a Trapani – ph. Paolo Barone

2 – La Torre dell’Orologio 

In pieno centro storico, su una delle vecchie torri di avvistamento, la Torre dell’Orologio è la porta più antica della città. Noterete sulla facciata uno dei più antichi orologi astronomici d’Europa risalente al 1596 che presenta una rara particolarità.  L’orologio ha infatti due quadranti circolari: quello del Sole con le lancette che invece di indicare l’ora, indicano i segni dello zodiaco, i solstizi, gli equinozi, le stagioni e i punti cardinali, e il quadrante del Lunario che segna invece le fasi lunari.

3- I Misteri della Chiesa del Purgatorio

La settecentesca Chiesa del Purgatorio custodisce i “Misteri”, 20 gruppi scultorei realizzati da artigiani trapanesi che raccontano la Passione di Cristo.
Da questa chiesa, di origine spagnola, ogni Venerdì Santo parte una delle più antiche manifestazioni religiose d’Italia: La processione dei Misteri. I venti capolavori vengono portati lungo le vie della Città. L’imponente processione si snoda per le vie cittadine, nell’arco di 24 ore, in un emozionante insieme di religiosità, suoni, luci e colori. I gruppi addobbati con preziosi ornamenti e composizioni floreali, vengono portati a spalla dai “Massari”, che con la annacata imprimono ai gruppi sacri un movimento che segue la cadenza delle note delle bande musicali.
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4 – La Fontana di Saturno

Nella piazzetta della Chiesa di Sant’Agostino, sorge la fontana barocca di Saturno. Costruita nel 1342 per volere dei Chiaramonte e arricchita con la statua di Saturno, il mitico fondatore di Trapani, è stata tra le prime fontane realizzate per distribuire l’acqua, proveniente dalla falde del Monte Erice, fino alle case del centro abitato.

5 – La Chiesa di Sant’Agostino 

Si tratta di una delle più antiche chiese trapanesi, l’ex Cappella dei Templari, costruita vicino alla cinta muraria medievale. Inizialmente dedicata a San Giovanni Battista, fu poi affidata sotto il l Regno di Federico III agli agostiniani che vi fondarono il loro convento. Presenta una facciata gotica a capanna, un ampio rosone composto da archetti intrecciati e un abside poligonale. Oggi è sede di convegni e rappresentazioni laiche.

6 – La Cattedrale di San Lorenzo Martire 

In pieno centro storico troviamo la  Cattedrale di San Lorenzo Martire, conosciuta anche come Duomo di Trapani. Fu eretta nel 1102 come cappella annessa del Consolato dei Genovesi e poi rinnovata nel 1639 su progetto dell’architetto Bonaventura Certo. La facciata principale della chiesa è caratterizzata da una loggia in arenaria che eleva la Chiesa rispetto al piano del prospetto. L’impianto è a basilica a croce latina, le tre navate sono definite da sei colonne ciascuna e collegate da archi soprastanti.

7 – Villa Margherita

È un parco urbano risalente all’Unità d’Italia, aperto al pubblico dal 1889 e dedicato alla Regina Margherita di Savoia, da cui prende il nome. Tra alberi secolari, panchine, colonne con capitello dorico e busti in marmo, attira la nostra attenzione una voliera con diverse specie di uccelli, galli cedroni e pappagalli. Soffermiamoci attorno alla frescura di un laghetto con piante acquatiche e subtropicali, anatre, oche, cigni neri e bianchi. Il Parco è anche sede di un teatro lirico all’aperto in cui ogni estate si intrattengono piacevoli rappresentazioni musicali.

8 – Il Museo Pepoli

Il conte Agostino Sieri Pepoli, mecenate trapanese, nel 1906 fondò questo museo nel trecentesco ex convento dei Padri Carmelitani, attiguo al Santuario di Maria SS. Annunziata.
Ospita una raccolta di opere d’arte siciliane dal XIII al XIX secolo, tra cui sculture della scuola del Gagini e collezioni di arti figurative e decorative del territorio, presepi dell’artigianato trapanese, caratterizzati dalla manifattura in legno, tela e colla; oreficeria, con gioielli appartenenti al tesoro della Madonna di Trapani, argenti della tradizione trapanese e alcune pregevolissime opere in corallo, la cui preziosa pietra aveva a Trapani un importante centro di produzione e lavorazione; inoltre paramenti sacri, abiti d’epoca appartenuti alla nobiltà trapanese, maioliche e cimeli del Risorgimento.
Nel Santuario è conservata la statua marmorea della Madonna di Trapani, opera di Nino Pisano della metà del XIV secolo.
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9 – Mozia

Ecco l’isola museo! Un suggestivo tuffo nel passato dei naviganti fenici e dei coloni greci.
L’isola si raggiunge in barca facendo un breve giro nella laguna, cullati dal sole, dal lieve dondolio e dalle chiacchiere del barcaiolo. L’imbarcadero è attiguo alle Saline vicino Marsala, a circa 30 km da Trapani, ed è di per sé un posto unico.

Isola di Mozia – ph. Paolo Barone

Il tragitto dura pochi minuti e si può iniziare la visita, seguendo, a destra o a sinistra, il percorso delle mura che sono state riportate alla luce in molti punti. Mòzia aveva probabilmente quattro porte. Alle due estremità dell’isola, si trovano la porta Nord e la porta Sud. Se siamo andati a destra, verso la parte settentrionale dell’isola, entreremo dalla porta Nord. Prima di inoltrarci,  se la marea è bassa, riusciremo a scorgere nettamente l’antica strada costruita sul fondale, paludoso e poco profondo, che collegava l’isoletta con il promontorio di Birgi sulla terraferma.

Entrando nella città dalla porta Nord, si trovano, poco oltre, i resti di un interessante santuario monumentale detto di Cappiddazzu, forse a causa della presenza di uno spaventapasseri che ne identificava il luogo. Poco lontano, in prossimità di una fornace per ceramica, è stata rinvenuta la statua del Giovane di Mozia, esposta nel Museo locale. Procedendo verso ovest, si giunge alla Necropoli arcaica con le tombe cinerarie, e poi ecco il Tophet, un vasto recinto sacro di forma triangolare, dove si celebravano i culti delle divinità fenicie.

Resti dell’antica Mothia – ph. Paolo Barone

Andando ancora in direzione ovest e poi ad est, rasentando le mura, oppure attraverso i viottoli tra i campi, si giunge alla parte meridionale dell’isola dove si trovano la porta Sud e il Kothon. Uno straordinario porto artificiale, quasi una darsena, costruito secondo le tecniche tipiche del mondo fenicio-punico, risalente al VI sec., a forma rettangolare, il cui fondo è ricavato dalla roccia naturale levigata e i bordi realizzati con blocchi lisci e squadrati. L’acqua del mare penetra all’interno del bacino, attraverso uno stretto canale, caratterizzato da un solco longitudinale, fatto per tirare le navi in secca. Le banchine laterali servivano per l’attracco delle imbarcazioni e per la loro manutenzione.

Da qui, proseguendo verso est, si giunge alla  Casa dei mosaici, splendida dimora, il cui peristilio, che era caratterizzato da colonne doriche, reca un raffinato mosaico realizzato con ciottoli marini, raffigurante alcuni animali e fasce decorative.

Il Giovane di Mozia – ph. Paolo Barone

A pochi passi, c’è il piccolo museo dell’isola, il Museo Whitaker che ospita la famosa statua del Giovane di Mozia, o Auriga di Mozia, come ad alcuni piace chiamarlo. È una statua marmorea, presumibilmente della metà del V sec. a. C., di cui si  sconoscono con precisione origine, stile artistico e  persino la sua rappresentazione simbolica, tanto da essere stata definita dagli studiosi la statua dei misteri. Unica nel suo genere, potrebbe rappresentare un auriga, cioè colui che guidava i carri da guerra, un atleta vincitore, un magistrato, o addirittura un dio. Il Museo espone i materiali rinvenuti nell’isola, dagli scavi più antichi fino a quelli più recenti. Particolarmente interessanti sono un gruppo scultoreo che raffigura due leoni in lotta con un toro, i numerosi esempi di stele provenienti dal Tophet, i corredi tombali, le ceramiche, i vasetti di vetro per profumi ed unguenti. La presenza di reperti greci in una provincia punica, dimostra che tra le due civiltà si instaurarono profondi contatti culturali . Lo stesso Giovane Auriga con la sua “tunica finissima, pieghettata che ne vela dolcemente il corpo”  presenta, insieme, caratteri punici ed ellenici.

Oltre al fascino della millenaria storia, l’isola ci offre una lussureggiante natura. Mozia è infatti nel cuore della Riserva Naturale Orientata delle Isole dello Stagnone, di cui fanno parte l’Isola Grande, Schola e Santa Maria.

Marsala saline stagnone

Saline di Marsala – ph I. Mannarano

Qui l’uomo, grazie all’armonia tra mare, vento e sole, nei secoli ha creato le famose saline, un insieme di vasche, canali,  bagli e mulini a vento dove oggi uccelli stanziali e migratori trovano riparo.

In questa Via del Sale non perderti uno dei tramonti più belli del Mediterraneo.

Tramonto alle Saline di Marsala – ph. Paolo Barone

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10 – I sapori del Trapanese

Tra i prodotti tipici c’è il gambero rosso di Mazara del Vallo, àmmaru russu in siciliano, pescato nelle acque del Mediterraneo.

Nella Valle del Belice si produce la vastedda, tipico formaggio leggero e facilmente digeribile che ha ottenuto la denominazione d’origine protetta dall’Unione Europea.

Il pane nero di Castelvetrano è cotto in forno a legna ed ha la parte superiore color caffè e giallo dorato nella parte interna. Il colore nero deriva dall’unione di diversi tipi di farina, ricavata da grano e frumento locale. Assolutamente da provare!

Vastedda del Belice e pane nero di Castelvetrano – ph. P. Barone

Il sale marino di Trapani porta il marchio IGP, è presidio Slow Food ed è  famoso nel mondo! Ancora oggi viene prodotto secondo gli antichi procedimenti artigianali che prevedono una lavorazione della durata di 5-6 mesi e la raccolta durante il periodo estivo. Si produce in gran parte all’interno della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco, offrendoci un panorama suggestivo con mulini a vento, piramidi di sale e fenicotteri rosa.

Lavorazione del sale marino IGP – ph. Paolo Barone

L’aglio rosso di Nubia è famoso per l’intenso colore rosso porpora nella parte esterna: è il protagonista di uno dei piatti più famosi a Trapani, pasta cu l’agghia.

Il COUS COUS  è la notissima semola di frumento grezza che dall’Africa settentrionale è arrivata sui nostri piatti (sarà stato lo scirocco?) per unirsi a succulente zuppe di pesce, di legumi o di carni varie. San Vito è sede del Couscous Fest – festival internazionale dedicato a questo piatto e all’incontro tra le culture.

Il cappero di Pantelleria viene raccolto tra Maggio e Settembre e tenuto sotto sale per una ventina di giorni: dona ai piatti un sapore intenso e inconfondibile.

Uno dei piatti tipici in cui viene usato è la caponata di melanzane.

Caponata di melanzane - Ph I. Mannarano

Caponata di melanzane – ph. I. Mannarano

 

www.itineraridelgustotrapani.it

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Trapani - Le coste dall'alto[/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]