Tindari

Dettaglio

Quella che oggi è una piccola frazione di Patti, ospita al contempo uno dei più venerati Santuari siciliani, meta di continui pellegrinaggi che si intensificano a dismisura nei giorni in cui si celebra la Madonna Bruna (7 e 8 settembre), e uno dei più importanti e interessanti siti archeologici della Sicilia, che insieme ad altri 11 siti, dislocati lungo la fascia nord-orientale dell’Isola, costituisce il Parco archeologico di Tindari.

Il Santuario della Madonna Nera svetta imponente dalla cima del promontorio, lì dove anticamente sorgeva l’Acropoli dell’antica polis. Dopo la sua distruzione ad opera dei pirati, l’edificio fu ricostruito nella metà del ‘500.

La Basilica presenta pianta a croce cristiana ed è divisa in tre navate, con ampie vetrate decorate da figure che i raggi solari esaltano filtrando. Il Santuario ospita la celebre statua lignea di origine orientale raffigurante la Madonna Nera.

Il suo culto nasce da una leggenda ambientata al tempo della persecuzione iconoclasta. Alcuni marinai, in fuga dall’Oriente con l’effigie della Madonna nascosta nella stiva della nave, si arenarono sulla riva ai piedi del Promontorio di Tindari. Trovando difficoltà nel ripartire, decisero di liberarsi del carico per poter riprendere la loro rotta. Fu a quel punto che i marinai tindaritani, trovando sull’arenile il simulacro di Maria, decisero di trasportarlo in cima al colle. 

Procedendo lungo la strada che parte dalla piazza del Santuario, con un vertiginoso balzo indietro nel tempo, ci si immerge nella parte più antica dell’insediamento di Tyndaris, fondata nel IV sec a.C. dal tiranno siracusano Dionìsio il Vecchio, al termine della prima Guerra Punica. Si percorre quella che doveva essere la sua pianta, divisa in tre decumani, e si passeggia tra le antiche mura, che si calcola dovessero essere lunghe circa 3 km, a protezione delle zone non difese naturalmente, unite a tratti da archi in pietra e con ancora alcune delle porte visibili. 

Nell’insula romana si scorgono resti di costruzioni riconducibili a tabernae dell’epoca romana, e due case, in una delle quali ancora si osservano a tratti pavimenti a mosaico. La parte più affascinante da visitare è costituita dal teatro greco-romano (III-II sec a.C.), immerso nella macchia mediterranea, tra pini marittimi e fichi d’India, che conserva i resti di una bellissima arena scavata nella collina, con la vista rivolta verso l’orizzonte puntellato dalle Isole Eolie e Capo Milazzo. 

Sulle sue gradinate, composte da grosse pietre che fungevano da sedili, è ancora possibile sedersi e, in estate, assistere a manifestazioni culturali, spettacoli teatrali e concerti del Tindari Festival, tra gli eventi più seguiti della stagione estiva siciliana. Altro attesissimo appuntamento è l’Indiegeno Fest, rassegna musicale che mira a sugellare il legame tra la terra siciliana e la musica.

Stessi cielo, terra e mare, immutati nei secoli e così suggestivi da essere “immortalati” nei celebri versi di Quasimodo

Nelle giornate ideali, per chi va in cerca di una carica di adrenalina, da Tindari è possibile lanciarsi in parapendio. 

Il versante orientale del promontorio è caratterizzato da un’imponente scogliera dominante un’ampia spiaggia che racchiude tre laghetti salmastri. È la Riserva naturalistica orientata dei Laghetti di Marinello, un delicato ecosistema che regala una cornice magnifica agli appassionati di trekking e agli amanti della natura incontaminata, noto a molti anche attraverso l’episodio “Gita a Tindari” della serie Il Commissario Montalbano . A poche decine di metri dai laghetti di Tindari, le spiagge di San Saba e di Giampilieri offrono riservatezza a chi pratica Naturismo.

Da Via Monsignor Pullano ha inizio il sentiero trekking panoramico Coda di Volpe che unisce la laguna di Marinello al Santuario. Arrampicandosi tra fichi d’india e ginestre si gode di una vista spettacolare: da ovest a est, 180° di gioia per gli occhi, spaziando dall’incantevole golfo di Patti, alle Isole Eolie, fino a Capo Milazzo. 

Della Riserva fanno parte anche le splendide grotte di Mongiove. Roccia bianca a strapiombo sul mare, acqua cristallina, faraglioni e calette si nascondono dietro Capo Tindari, al di là della spiaggia attrezzata frequentatissima. Basterà superarla per accedere a uno splendido luogo esclusivo e avere una spiaggia tutta per sé, con le piante di fico che arrivano a lambire la spiaggia, grotte come la rinomata Donna Villa, un arco naturale, scogli e le isole Eolie di fronte.

Durante la stagione estiva il borgo dei pescatori riparato dal Monte Giove si riempie di turisti in cerca di tranquillità, mare meraviglioso, buon cibo. Ma rappresenta anche un ottimo punto di partenza per imboccare l’autostrada ed esplorare le località vicine, come Capo d’Orlando, Milazzo e da lì salpare per raggiungere le Isole Eolie. Oppure per lasciarsi il mare alle spalle, addentrandosi alla scoperta di itinerari “alternativi” ma non meno affascinanti.

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