Parchi archeologici di Segesta, Selinunte e Lilibeo (Trapani)

Dettaglio

Passeggiare nella Storia, circondati dalla natura più selvaggia o dal mare aperto? In Sicilia sono presenti 14 parchi archeologici, di ogni tipo ed epoca. In questo itinerario esploreremo i tre Parchi del trapanese: un vero e proprio viaggio alla scoperta delle antiche e differenti civiltà del Mediterraneo. 

Partiamo dal Parco archeologico di Segesta. Siamo nell’area archeologica omonima, in Contrada Barbaro a Calatafimi. Segesta, le cui abitazioni più antiche risalgono al VI sec a. C., ebbe tra il II e il I sec. a. C. un grande periodo di prosperità e la sua storia continuò anche in epoca bizantina, poi musulmana (vi è un villaggio con moschea), e ancora normanno-sveva (insediamento con castello sommitale). 

Di grande impatto è il celebre Tempio, in stile dorico-siceliota che non venne mai ultimato, probabilmente per conseguenza degli avvenimenti della fine del V sec. a. C. (secondo altri studiosi invece sarebbe stato costruito appositamente in questa maniera perché destinato ad un culto non greco). Famoso è anche il Teatro, datato alla metà del II sec. a. C., cioè quanto la città era già sotto la sfera politica di Roma. La struttura, con i suoi 63 m di diametro, ha subito corposi rifacimenti in epoca ottocentesca.

Spostiamoci ora verso un altro sito del Parco, l’area archeologica di Mokarta, nell’omonima contrada a Salemi. Il sito rappresenta una delle più importanti testimonianze di epoca preistorica in Sicilia. Si tratta di un villaggio, ubicato sulla sommità della Collina di Mokarta, risalente alla Tarda Eta del Bronzo (XIII-XI sec. a. C.) e costituito da capanne a pianta circolare caratterizzate da un doppio ingresso. Lungo i fianchi della collina è presente una vasta necropoli con tombe del tipo “a grotticella” ricavate nella roccia. 

Il Parco comprende poi anche l’area archeologica di San Miceli (Contrada Vado, Salemi), che con la sua Basilica rappresenta una delle più interessanti testimonianze di epoca paleocristiana della Sicilia occidentale (IV-VI d. C.); l’area archeologica di Monte Castellazzo (Poggioreale) a 614 m di altitudine, uno dei più importanti insediamenti indigeni dell’area belicina; l’area archeologica di Entella, una Rocca d’insediamento antichissimo (Tardo eneolitico), la cui storia d’età arcaica è risultata fortemente condizionata dal famoso passo di Tucidide (VI, 2) in cui si ricostruisce la composizione etnica delle popolazioni della Sicilia occidentale; e le Grotte di Scurati (Custonaci), un antico insediamento preistorico, nonché geosito speleologico di importanza mondiale, con la sua Grotta Mangiapane (o “degli Uffizi”) alta 70 m, larga 13 e profonda 50. 

Siamo pronti ora per esplorare il Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria e i suoi siti. Cominciamo dall’area archeologica di Selinunte che, con un’estensione di circa 270 ettari, è uno dei più grandi siti del Mediterraneo. L’area rispecchia una sofisticata progettualità messa a punto dai greci al momento della fondazione: Acropoli, l’area sacra sul promontorio meridionale, caratterizzata dalla presenza di sei templi (O,A,B,R,C,D) e cinta da imponenti mura di fortificazione; l’Agorà, centro politico e sociale della città; un’altra area sacra monumentale con tre templi (E,F,G) sulla Collina Orientale; e poi ancora il santuario della Malophoros, il Tempio di Hera Matronale, il Tempio M, la Necropoli. Selinunte possiede un patrimonio archeologico notevole, caratterizzato da un’imponente architettura sacra, pubblica, privata, a cui si aggiunge un patrimonio paesaggistico e naturalistico considerevole. Ma non è finita qui: il Parco comprende anche le Cave di Cusa, attive dal VI sec. a. C. fino alla fine della vita della città, da cui veniva estratta la pietra per realizzare le opere cittadine, come i capitelli e le colonne dei templi. Le Cave di Cusa non hanno confronti per la loro ampiezza e per il loro incredibile stato di conservazione che permette l’analisi di tutte le fasi di lavorazione della pietra. 

Altra tappa obbligata, compresa nel Parco, è il Museo del Satiro a Mazara del Vallo. Il Satiro danzante di Mazara è l’emblema della bellezza mediterranea: una preziosa statua bronzea del IV sec. a.C., della scuola di Prassitele, rinvenuta in due fasi tra il 1997 e il 1998 dal motopesca mazarese Capitan Ciccio. Il Museo espone anche altri reperti provenienti dal Canale di Sicilia, come un frammento bronzeo di zampa di elefante di epoca ellenistica e una selezione di anfore da trasporto dall’epoca arcaica alla medievale. 

L’ultimo sito del Parco è il Castello Grifeo (Partanna), una delle fortezze meglio conservate della Sicilia Occidentale (per gli altri castelli dell’area vai qui ). Nella sua veste architettonica odierna fu edificato verso il 1400. Dal 2007 ospita il Museo Regionale di Preistoria del Belice

Vi gira la testa? Riposatevi un po’ e raccogliete le forze per l’ultimo Parco del trapanese: il Parco Archeologico di Lilibeo. Il nucleo del Parco, l‘area archeologica di Capo Boeo, sul Lungomare omonimo a Marsala, conserva una considerevole parte dell’abitato dell’antica Lilybaeum che si estendeva fino al mare. La città, fondata da Cartagine dopo la distruzione di Mozia (397 a. C.) aveva un possente impianto di fortificazioni che la resero una base militare inespugnabile tanto che i Romani dovettero assediarla per nove lunghi anni, fino a quando non riuscirono a conquistarla, in seguito alla Battaglia delle Egadi (241 a. C) che pose fine alla Prima Guerra Punica. 

All’interno del parco, in uno stabilimento vinicolo del XIX secolo (il “Baglio Anselmi”) trovate anche il Museo Archeologico Regionale Lilibeo di Marsala, nato nel 1986 per ospitare il relitto della Nave punica e illustrare la storia della città antica. 

Per l’ultima tappa dobbiamo imbarcarci, seguendo le orme degl antichi Punici, ed arrivare a Favignana. Qui, quasi sotto l’attuale cimitero, c’è la Grotta del Pozzo, famosa per la sua iscrizione punica che tratta, molto probabilmente, un argomento funerario (II-I sec. a. C). L’ingresso della grotta è abbastanza ampio ed era composto da una grande scala, di cui si possono osservare ancora oggi alcuni gradini. Negli anni più recenti è stato scavato un pozzo da cui, appunto, la grotta prende il nome.

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