Diario di viaggio in Sicilia – costa del Tirreno occidentale.

Poco più che l’alba e la spiaggia di Guidaloca è finalmente tutta nostra.

Sicily beach Guidaloca Scopello

Spiaggia di Giuidaloca – Scopello

Durante la notte il mare ha lucidato i sassi e il profumo che ci rimanda ci obbliga a fare un bagno. La sera prima è stato molto piacevole passeggiare per le viuzze del baglio di Scopello, dopo il tramonto, infatti, il vecchio villaggio diviene particolarmente suggestivo. Nel corso delle lunghe giornate estive, invece, magari di ritorno dalla Riserva dello Zingaro, potete fare come noi, quando seduti all’ombra di un fico, abbiamo mangiato u pani cunzatu un trionfo di semplicità e gusti decisi, pane casareccio con olio d’oliva, acciughe e pomodoro.

pane cunzatu - ph. www.francescoinviaggio.it

pane cunzatu – ph. www.francescoinviaggio.it

Adesso dopo il bagno frizzante del mattino, niente bagni di sole, ci si mette in marcia!

Prima meta di oggi è Segesta, colle isolato dove sorgono il tempio e il teatro greco, entrambi ottimamente conservati.

tempio di Segesta - ph.Dario Di Vincenzo

tempio di Segesta – ph.Dario Di Vincenzo

Certo che gli antichi greci erano veramente bravi nello scegliere luoghi incantevoli dove costruire i loro simboli più alti! Ci dicono che il momento più bello per visitare questi luoghi è al mattino presto e che addirittura ci sono spesso degli spettacoli di teatro tra la notte e l’alba. Ci ripromettiamo di ritornare per assistervi, d’altra parte il verbo più ricorrente del nostro viaggio in Sicilia è stato finora “ritornare”. Dopo una sosta meditativa, per respirare la stessa atmosfera antica e riordinare le idee, partiamo in direzione della prossima meta.

San Vito lo Capo

Fino a non molti anni fa era un borgo di pescatori tranquillo e silenzioso. Il guaio è stato che quelle quattro piccole casette bianche si trovavano su una spiaggia lunga più di tre chilometri, molto larga e bianca, e che il mare che bagnava quella spiaggia era caldo e chiaro, color smeraldo, tanto da sembrare un posto rubato ai Caraibi. San Vito lo Capo adesso è uno dei siti turistici balneari più richiesti della Sicilia; alle quattro case si sono aggiunti piccoli alberghi, ristoranti, caffè e negozi. Gli abitanti cercano di armonizzare tutto questo con il rispetto del loro territorio; la spiaggia è sempre da favola, attrezzata e capace di contenere tantissimi ospiti.

San Vito Lo Capo

San Vito Lo Capo

Gli stessi ospiti la sera si incontrano sul corso principale a fare “lo struscio”, uno sport tutto siculo caratterizzato dal rumore che fanno tanti piedini passeggiando avanti e indietro, fino a tarda notte. Due cose, tra uno struscio e l’altro, sono assolutamente imperdibili: il Cous-cous ed il “caldo freddo”. Ecco, forse l’anima di San Vito è proprio questa: dimenticare il resto del mondo! In calzoncini da bagno, maglietta e ciabatte (o a piedi nudi) giorno e notte passando da uno sfizioso “caldo freddo” ad un lungo bagno di mare, per poi tornare allo struscio ed al cous cous in un eterno happy hour.

Il COUS COUS  è la notissima semola di frumento grezza che dall’Africa settentrionale è arrivata sui nostri piatti (sarà stato lo scirocco?) per unirsi a succulente zuppe di pesce, di legumi o di carni varie. San Vito è sede del Couscous Fest – festival internazionale dedicato a questo piatto ed all’incontro tra le culture.

Cous Cous con carne e verdure - svariophoto

Cous Cous – svariophoto

Il CALDO FREDDO non è ancora altrettanto celebre: è l’invenzione di un Caffè del centro che serve questa succulenta coppa con gelato, liquore, brioches, panna e cioccolato fuso. Si può trovare in quasi tutti i locali del paese, sta a voi scovare quello che l’ha inventato…

caldo-freddo - ph. grimmo

caldo-freddo – ph. grimmo

Per i gourmet  bisogna ricordare, inoltre, che i cannoli della zona, ad esempio quelli di Dattilo, sono particolarmente buoni per il loro gusto “hand made” e la cialda leggera e friabile.

Adesso, seguendo il mare fino a Trapani, ci troviamo davanti la grande montagna di Erice. E’ uno dei paesi più antichi della Sicilia, sembra che l’abbiano fondata addirittura gli Elimi, i più antichi abitatori dell’isola, solo otto secoli prima della nascita di Cristo. Vale la pena di risalire quei tornanti (ma c’è anche una panoramica teleferica) per una passeggiata ristoratrice in un’atmosfera intima e particolare. Solo dopo aver visitato il giardino belvedere, le torri medievali, il castello di Venere e la chiesa Madre, potrete inoltrarvi nelle strette stradine, magari per gustare i rinomati dolci ericini alle mandorle e comprare uno dei variopinti tappeti fatti di “stracci” colorati.

Il centro storico di Trapani ci attende per una visita, da qui è possibile anche trovare un traghetto o un aliscafo per andare alle Egadi; ma stavolta andiamo verso sud, non vogliamo certo perderci le Saline con i caratteristici mulini, che abbiamo visto dall’alto scendendo da Erice.

Le saline Ettore e Infersa

Le saline Ettore e Infersa

In queste grandi vasche il mare evapora lasciando il sale che viene accumulato in collinette coperte da tegole per contrastare il vento che, ogni tanto, vorrebbe rimettere tutto a posto! Gli strumenti di lavoro e gli oggetti di un tempo sono conservati al museo del sale. Il programma, dopo la visita, è di assaggiare la tipica spigola al sale (alcuni mulini sono anche ristoranti) dopo aver sorseggiato un aperitivo sul far della sera, dove ci dicono che con un tramonto fortunato, potremmo vedere i colori del cielo riflettersi negli specchi d’acqua delle saline.

Lungo la via per Marsala, si può anche fare una visita a Mozia, una minuscola isola carica di storia.

Mozia - ph.Robianni

Mozia – ph.Robianni

Visitando questo piccolissimo sito archeologico, veniamo a sapere che è stato addirittura teatro delle guerre puniche ed è rimasta distrutta e sepolta fino agli inizi del ‘900, quando l’inglese Whitaker, appassionato archeologo, la rilevò riportando alla luce i resti dell’antica colonia fenicia.

Per raggiungerla si va in barca, ma bastano pochi minuti; anticamente, si poteva anche andare su di un carro o a dorso di mulo attraverso una sorta di sentiero a pelo d’acqua. Nel suo prezioso Antiquarium c’è un capolavoro scultoreo: il famoso “Kuros”, cioè il giovinetto di Mozia  che, per delicatezza di fattura e bellezza di tratti, non è da meno di capolavori più noti.

Se i Mille sbarcarono a Marsala, ci sarà stato un motivo! Sembra quasi di leggere nei volti fieri dei marsalesi più anziani, che vanno a passeggio per le vie del centro di questa elegante cittadina. Assolutamente da non perdere è il duomo normanno di San Tommaso di Canterbury e una visita ai resti di una nave punica al Museo Archeologico Baglio Anselmi.

Il Marsala è il vino liquoroso e dolce che rese famosa questa cittadina, dal 2013 “Città europea del vino”.

Marsala - Trapani

Marsala – Trapani