Messina si specchia tra due mari 

I greci si stabiliscono in questo angolo di terra chiamandolo Zancle, che significa falce dalla forma del suo porto naturale. Il suo nome deriva dai coloni provenienti dalla cittadina greca di Messenia e molti altri popoli l’abitarono lasciando tante tracce nella cultura e nella lingua.

1 – Il Duomo e dintorni

Una passeggiata nell’area storica attorno al Duomo, inebriati dal profumo del mare e affascinati dal passaggio delle tipiche carrozze a cavallo, espressioni della belle epoque messinese, è un buon punto di partenza per visitare la Cattedrale a pianta basilicale con i tre portali tardo-gotici  e il grande mosaico del Cristo Pantocratore all’interno.

Notevole il grandioso organo polifonico, uno dei più grandi d’Europa, perfettamente funzionante. Da non perdere il Tesoro del Duomo: contiene corredi preziosi della scuola orafa messinese e una raccolta di opere dal medioevo al nostro secolo. Messina era la città più ricca di cave d’argento dalle quali il governo spagnolo otteneva la materia prima per coniare le monete.

La vista del campanile normanno, alto 60 metri, è una delle maggiori attrattive. A mezzogiorno l’ora è scandita dal più grande e complesso orologio meccanico e astronomico del mondo. In piazza a mezzogiorno portiamo il naso all’insù per vedere l’originale e famoso carosello delle statue di bronzo dorato, collocate sulla facciata.

Campanile Duomo di Messina – Ph. Alfredo Reni

Spostiamoci a destra del Duomo dove la Statua di Don Giovanni d’Austria  ricorda la vittoria nella battaglia navale di Lepanto contro i Turchi  il 7 ottobre 1571.

Alle spalle, la Chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, gioiello d’arte arabo normanno del XII secolo, sorge  dove un tempo vi era il Tempio di Nettuno.  Poco distante la Galleria Vittorio Emanuele III in stile liberty: tre bracci confluenti verso il centro chiuso con una volta a cupola, vetrate del soffitto variopinte e pavimento decorato con mosaici.

2 – Le fontane

A sinistra del campanile del Duomo la più bella fontana del ‘500 europeo, così definita dallo storico d’arte Berenson, la Fontana monumentale di Orione, dedicata al fondatore della città e secondo il mito una delle cinque storiche di Messina, realizzata dal discepolo di Michelangelo, il fiorentino Montorsoli.

Altra opera del Montorsoli, datata 1557, è la Fontana del Nettuno, custodita nel Museo Regionale e di cui una copia fedele si trova in piazza Unità d’Italia. Allegoria delle acque dello Stretto, presenta il dio del mare con il tridente, con ai lati Scilla e Cariddi incatenati, i due mostri a guardia dello Stretto: Cariddi una ninfa voracissima che abitava nelle acque di capo Peloro, che fu punita da Giove per avere rubato ad Ercole i buoi, e Scilla, una ninfa bellissima, di cui s’innamorò il figlio di Nettuno, Glauco, il cui amore non venne però corrisposto e per questo fu trasformata in un mostro.

In via Sant’Agostino, la fontana dell’architetto Falconieri con la scultura nel 1842: quattro mostri marini con teste di uomo, delfini, grifone e leone. E ancora le due Fontane di via I Settembre, realizzate nel ‘700 e ispirate al mare: una vasca circolare con stele, tritoni e mostri marini e in alto lo stemma imperiale spagnolo e quello della città di Messina. Altre due fontane dello stesso periodo sono conservate nel Museo Regionale.

Messina - Fontana del Nettuno

Messina – Fontana del Nettuno

3 – La granita e il cannolo ammirando lo stretto

Prendiamoci il tempo che occorre: una pausa nella grande Via Garibaldi per gustare la granita di limone, oppure la famosa mezza con panna, o gelsi, o fichi o scegli tu. In alternativa il cannolo  con la ricotta. Nel frattempo ammiriamo il più grande porto naturale del Mediterraneo. Abbraccia l’azzurro mare dello stretto che ha visto il passaggio di San Paolo Apostolo e di Ulisse dell’Odissea che in queste acque aveva affrontato le minacciose onde.

Stretto di Messina - ph. Daniele Passaro

Stretto di Messina – ph. Daniele Passaro

Da qui partivano per l’Europa i bastimenti carichi di grano e di seta che la città produceva. L’emozione è grande nell’ammirare la stele, a pianta ottagonale, alta 35 metri, della Madonnina del porto che benedice la città e le navi che entrano, costruita sull’estremo lembo del braccio dell’arcata peninsulare: la Vergine, patrona della città, tiene nella mano sinistra la Sacra Lettera che Ella aveva consegnato all’ambasceria messinese, recatasi in Palestina nell’anno 42.

Poco più indietro l’antico Forte San Salvatore del 1546, realizzato al posto del monastero basiliano fondato dal Conte Ruggero nel 1086, la bella Lanterna di San Raineri, altra opera del Montorsoli del 1555, durante il periodo di Carlo V, costruita per avvistare le navi nemiche, oggi il faro più antico d’Italia e i resti della Real Cittadella. Una traccia dell’antica fortezza è nella piazza Casa Pia dove è stata spostata la seicentesca Porta Grazia, che era l’ingresso principale della Cittadella.

4 – Un giro per le Chiese

La Chiesa di San Francesco d’Assisi, edificata nel 1254 in periodo angioino, di stile gotico siciliano, è il primo tempio dell’ordine francescano in Sicilia. Al suo interno la tomba del Re di Sicilia Federico III d’Aragona. Il tempio è raffigurato nel dipinto della Pietà con tre angeli, opera di Antonello da Messina. Scendendo lungo il viale Boccetta, uno dei cuori verdi della città, la Villa Mazzini del 1832 e a sinistra la Chiesa di San Giovanni di Malta, realizzata da un allievo di Michelangelo, Giacomo Del Duca. Qui le reliquie del santo martire messinese Placido e il sepolcro dello scienziato messinese Francesco Maurolico. La Chiesa, al cui interno è allestita la mostra permanente dei Tesori della Cappella Palatina, oggetti sacri, argenteria e oreficeria e paramenti liturgici in seta, fu sede storica dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Poco distante sulla via XXIV Maggio il Monastero seicentesco di Montevergine delle clarisse di Santa Eustochia, con parte del complesso fondato nel 1453. Eustochia Smeralda Calafato, il cui corpo incorrotto è conservato nello stesso Monastero.

Basilica Sant'Antonio da Padova - ph. Laura Sidoti

Basilica Sant’Antonio da Padova – ph. Laura Sidoti

In via Santa Cecilia, la Basilica Pontificia di Sant’Antonio da Padova con il Museo Sant’Annibale Maria di Francia, ricordi e abiti del Santo messinese e oggetti provenienti dal vicino e poverissimo quartiere Avignone, dove lo stesso ha accolto, soccorso e formato “civilmente e religiosamente” la gioventù più bisognosa. Le spoglie di Sant’Annibale sono esposte al pubblico. Più a nord della città, ai piedi dei monti Peloritani, scopriamo i ruderi di un’antica chiesa normanna, con annesso convento, dedicata a Santa Maria della Valle, meglio conosciuta con il nome di “Badiazza”, nel cui interno, a pianta basilicale a tre navate, vennero celebrate le nozze tra il re Federico III d’Aragona ed Eleonora d’Angiò.

Nell’antico abitato di Briga Marina la Chiesetta di S. Paolo del 1200 e alla Pietra dove San Paolo si soffermò e si sedette per predicare ai messinesi nell’anno 38 d.C.

5 – I luoghi della cultura

L’Università degli Studi, istituita nel 1548 come Collegio dei Gesuiti, il cui portale oggi si trova all’interno, fondato da Sant’Ignazio de Loyola nel XV secolo. E’ bello sapere che qui insegnò Giovanni Pascoli, che a Messina compose la celebre poesia “L’aquilone”, Salvatore Pugliatti e Gaetano Martino, tra i fondatori della Comunità Europea.

Il Teatro Vittorio Emanuele, a due passi dal porto, di ispirazione neoclassica, costruito dai Borboni nel 1800, ha nel soffitto un pregevole dipinto di Renato Guttuso, che rappresenta il mito di Colapesce.

Il Museo Regionale è stato costruito nell’area ove esisteva nel cinquecento il monastero basiliano del SS. Salvatore dei Greci; le quattordici sale del Museo ci fanno ripercorrere le tappe della storia della città dal XII al XVIII secolo.

Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina - ph. @ipe_rosa1

Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina – ph. @ipe_rosa1

Caravaggio - Adorazione dei Pastori

Caravaggio – Adorazione dei Pastori

Tra le tante opere di rilievo, il celebre polittico di San Gregorio di Antonello da Messina del 1473 (quarta sala) e L’Adorazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro, entrambe olio su tela del pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio realizzati tra il 1608 e 1609.

6 – I punti panoramici

Messina è ricca di belvedere mozzafiato. Il Sacrario di Cristo Re, sepolcro monumentale dei caduti, con la grande campana, il Santuario di Montalto, edificato sul colle della Capperina, il cui luogo nel 1282 vide la rivolta del popolo messinese contro l’assedio degli Angioini. Con vista sui due mari Ionio e Tirreno è il Pilone d’acciaio, ribattezzato la Torre Eiffel di Messina, monumento storico tutelato, situato in località Faro, di ben 232 metri di altezza e 1250 scalini su rampe quasi sospese nel vuoto, elettrodo dismesso oggi percorribile, illuminato la notte da 32 fari.

7 – Il mare e la pesca

Messina è legata al mare da sempre e molte le leggende attorno ad esso. Tra queste quella di Colapesce, giovane pescatore messinese, che in fondo al mare sorregge con la spalla una delle tre colonne della Sicilia, e di Fata Morgana che si rifà ad un fenomeno ottico tipico dello stretto. Molte leggende sono raccontate dalla poetessa dello stretto Maria Costa, la voce del mare e dei miti, che è possibile incontrare nel piccolo borgo marinaro di Case Basse, in località Paradiso, inserita dal 2006 nel Registro delle Eredità Immateriale – Libro Tesoro Vivente Umano della Regione Siciliana.

Sul lungomare le tipiche imbarcazioni, le feluche, che vanno su e giù per lo Stretto per catturare il pescespada che a volte raggiunge persino i 3 metri. La pesca del pescespada si pratica da maggio ad agosto: è un’arte antichissima, tramandata da padre in figlio, che ha ispirato una celebre canzone di Domenico Modugno.

Per le scorpacciate di cozze, datteri, ostriche, vongole, pescespada e costardelle il luogo perfetto è Ganzirri. Qui ci sono gli allevamenti e attorno ai laghetti della Riserva Naturale le tipiche pietanze messinesi.

Ganzirri - ph. Antonio Galipo

Ganzirri – ph. Antonio Galipò

Poco più avanti Punta del Faro, Capo Peloro, nel punto più orientale della Sicilia l’abbraccio amoroso e tormentato tra i due mari, Tirreno ed Ionio e le terre del Peloro. Nel Parco Horcynus Orca, interessante il percorso permanente “Alfabeti del Duemari” sui saperi del mare dello Stretto, dal taglio scientifico e contemporaneo, degli ambienti naturali di superficie come per esempio la pesca del pescespada, delle fere e delle orche, sul moto caotico delle correnti, sui rapporti preda-predatore dello zoo-plancton e sulla flora e fauna tipiche dello Stretto. Ecco le suggestioni sugli ambienti di media profondità e sugli abissi, i relitti sottomarini; in uno spazio privo di luce, una collezione unica di pesci abissali, i mostri dello Stretto.

E nell’antica contrada di Faro la pausa è d’obbligo: il Faro Doc, un vino rosso dell’età Micenea. Si ricava dal Nerello Mascalese, dal Nocera e dal Nerello Cappuccio, che si coltiva nella stessa zona, uno dei tre vini Doc del territorio di Messina.

L’Acquario Storico, di fronte alla Villa Mazzini, con 22 vasche espositive con un volume totale di circa 100.000 litri di acqua marina dello Stretto di Messina, oltre 60 diverse specie ittiche del Mar Mediterraneo.

 Info e booking: Parco Horcynus Orca – Vino Faro Doc

8 – Villa De Pasquale

Da poco riportata agli antichi fasti, a Contesse troviamo Villa De Pasquale, splendido esempio di stile Liberty con annessi laboratori per la produzione di essenze ed immersa in un meraviglioso Parco.

Villa De Pasquale - ph. Sicilians.it

Villa De Pasquale – ph. Sicilians.it

9 – Museo della Cultura e della Musica Popolare dei Peloritani di Gesso

Il Museo ospita un’originale collezione di strumenti musicali popolari provenienti dall’area Messinese e oggetti d’uso quotidiano della cultura pastorale dei Peloritani. Un viaggio nel mondo agro-pastorale messinese, attraverso gli strumenti utilizzati nelle attività agricole e pastorali, in contesti festivi sacri e profani.

Izi Travel audioguida   –   Info e booking: Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani

Museo cultura e musica popolare peloritani

Museo cultura e musica popolare peloritani

I Musei Etnoantropoligici della provincia di Messina  su Izi travel

10 – Una limonata nel salotto buono e le vie dello shopping

Una pausa nella centralissima Piazza Cairoli e poi shopping lungo il viale San Martino. Nel salotto della città, immerso tra gli alberi e la frescura della suggestiva fontana, gustiamo la tipica limonata al sale e le altre prelibatezze come gli sciroppi, le orzate, il tamarindo, la gazzosa, la spremuta di arance con granita di arance e lo sciampagnino, preparati dall’antico Chiosco, nato 1871 in una fonderia della città, un tempo punto d’incontro dei nobili messinesi.

antico chioso a Messina - ph. Tripadvisor.it

antico chiosco a Messina – ph. Tripadvisor.it

Alla fine del viale San Martino ecco il luogo dove il regista Michelangelo Antonioni ha diretto nel dicembre del 1959 la famosa scena del capolavoro “L’avventura”.

A conclusione dello shopping occorre energia: nelle rosticcerie del centro mangiamo l’arancino tipico al ragù, la focaccia tradizionale messinese, con scarola riccia, acciughe salate, formaggio tuma e pomodorino, o il pitone con scarola, pomodoro, formaggio primo sale ed acciuga.

pitone messinese - ph. giallozafferano.it

pitone messinese – ph. giallozafferano.it

 

Messina e le sue coste dall'alto