Parco archeologico di Kamarina e Cava di Ispica

Dettaglio

Scoprire antiche fondazioni, passeggiarci in mezzo e godere della natura più incontaminata o di splendide coste africane? Benvenuti nel Parco Archeologico di Kamarina e Cava d’Ispica. 

Kamarina, il cui nome secondo Strabone significa «abitata dopo molta fatica», venne fondata agli inizi del Sec. VI a. C. (598 a. C.) dagli antichi greci dorici siracusani. Di essa oggi non rimangono che rovine e importanti reperti archeologici, principalmente sul colle Cammarana nel territorio del comune di Ragusa (sulla costa, vicino Scoglitti). Qui, nella Contrada omonima, ha sede il Museo Regionale di Kamarina, allestito in un edificio rurale costruito alla fine dell’800 sulla sommità della collina attorno al tempio di Atena. Nel Museo è esposta una ricca collezione di anfore commerciali di età arcaica, reperti faunistici e preistorici del territorio, ricostruzioni di alcune tombe. Uscendo in uno spazio intercluso è possibile accedere all’ultimo padiglione del Museo dove è presentata l’area pubblica della città (l’agorà del V sec. a. C.). Nel cortile dell’edificio è possibile visitare anche i resti del tempio di Atena (V sec. a. C). Il tratto che si percorre dal tempio all’agorà gode di un panorama mozzafiato. Lungo la strada antica sono visibili le fondazioni, i muri e i pavimenti delle case. 

Restando sulla costa, poco più a sud, troviamo un altro sito che fa parte del Parco: l’area archeologica Caucana, un abitato di età tardoantica e bizantina, identificato nel sito di Anticaglie (S. Croce Camerina). È uno dei rari villaggi noti risalenti a questo periodo. Dell’insediamento si conoscono ben 25 edifici che si distribuiscono sia lungo il mare, con incredibili scorci sulle acque del Mediterraneo, sia nell’immediato entroterra. Oltre alle antiche abitazioni sparse è presente una chiesetta databile al VI sec a.C., a tre navate con abside semicircolare. Studi recenti nell’edificio XV hanno confermato inoltre una fase di occupazione vandala e, nell’edificio VI, la presenza di una sepoltura urbana per una donna santa. 

Avete goduto a sufficienza delle accoglienti e assolate spiagge sabbiose del ragusano? Perché è arrivato il momento di puntare verso la città di Ragusa per visitare il Museo Archeologico Ibleo. La struttura è organizzata in sei sezioni: preistoria, i greci e Kamarina, gli indigeni, i centri ellenistici, i centri tardo-romani e bizantini, collezioni e acquisti. Un vero e proprio viaggio nel tempo di questa porzione di Sicilia. Notabile è, nella sezione sui siti indigeni, la lastra in calcare del VI sec. a. C. ritrovata nel territorio interno di Camarina, conosciuta come il “Guerriero di Castiglione”. Dov’è l’antica Castiglione? Basta uscire da Ragusa per qualche chilometro e arrivare all’Abitato e Necropoli sicula di Larderia: un villaggio indigeno di età arcaica (VI sec. a. C.), in cui vivevano i Siculi del territorio di Camarina. Restano soltanto le fondamenta di alcuni edifici e la necropoli con tipiche tombe a grotticella. 

Dirigiamoci ora verso il Parco Archeologico di Cava d’Ispica. Dovremo superare Modica e dirigerci verso Rosolini (senza arrivarci). La Cava è una stretta vallata che si prolunga da N-O a S-E per circa 14 km nel territorio dei comuni di Modica, Ispica e in parte, di Rosolini (SR). Un percorso completamente immerso nella natura più selvaggia (se amate il trekking, siete nel posto giusto), che già nel settecento fu meta del Grand Tour per la presenza di estesi insediamenti rupestri di età medievale e di una lussureggiante vegetazione. Ancora oggi è possibile visitare alcuni villaggi in grotta (le Grotte Cadute), chiese rupestri (S. Maria, S. Nicola, Spezieria) e necropoli rupestri risalenti al periodo bizantino (Catacombe della Larderia). Non mancano anche monumenti più antichi, come un ginnasio di età ellenistica e una tomba monumentale di età preistorica. Allo sbocco della Cava Ispica, a sud, si trova lo sperone della Forza, conosciuto come Parco Forza, a Ispica. È una roccaforte naturale, abitata a partire dall’Età del Bronzo antico fino alla colonizzazione greca. La rocca venne rioccupata soltanto nel 1169 e costituì la roccaforte dell’abitato di Spaccaforno. La fortezza venne rasa al suolo dal terremoto del 1693, lo stesso che sconvolse tutto il Val di Noto, e la città venne trasferita sul sito antistante, dando vita all’attuale Ispica. Immobile nel tempo, sulla rocca c’è ancora l’antica città, con la chiesa di S. Pietro, che gli Statella ingrandirono e dedicarono alla SS. Annunziata; o il Palazzo Marchionale, cui si accede attraversando una corte quadrata; o ancora il tunnel lungo 250 m, detto Centoscale, che permetteva di scendere in profondità fino al torrente per l’approvvigionamento idrico.

Siamo giunti alla fine, ma per completare il tour del Parco Archeologico bisognerà raggiungere anche i siti di Villa rustica Margi, a Giarratana (fondamenta di un piccolo abitato rustico di età romana) e l’abitato siculo di Monte Casasia, sull’alto corso del fiume Dirillo (l’antico Acathes), nei pressi di Monterosso Almo (RG)

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Larderia

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