Savoca (Messina), tra i borghi più belli d’Italia, nome che deriva dalla pianta del sambuco (savucu in dialetto), arbusto che ancora oggi cresce spontaneo nelle crepe tra casa e casa e che trova rappresentazione nello stemma medievale del paese.

Questa piccola cittadina incastonata nella roccia di un colle a punta doppia, conobbe l’interesse di re, papi e alti prelati Archimandriti, in un succedersi di periodi di grave crisi e prosperità. I blocchi di basalto adagiati sulle strade ci conducono tra casette separate, di fresco restaurate con i coppi siciliani sui tetti e le finestre di pietra incorniciate, poi, seguendo vicoli nella roccia profondamente spezzata ecco ruderi e vecchie cisterne.

In alto, a presidio, restano le rovine del castello Pentefur, struttura dall’origine dubbia, forse fenicia, forse araba o normanna, bastione che fece in tempo a fregiarsi del titolo di Castello regio, per volontà di Filippo IV di Sicilia. In epoca medioevale, il borgo di Savoca era cinto da una muraglia a doppia entrata voluta dai Normanni, di quella imponente struttura oggi resta la Porta della Città, un arco a sesto acuto in pietra locale.

Panorama di Savoca e Chiesa Madre - vvoe

Panorama di Savoca e Chiesa Madre – vvoe

Varcando l’antico accesso si passa al centro storico, dove spiccano subito l’antico Municipio e il Palazzo Archimandritale, di cui ben poco rimane. In realtà, la testimonianza del’attività dell’Archimandrita di Messina è presente in tutte le strutture cittadine e in generale su tutto il territorio, questo perché nel 1139, il re di Sicilia Ruggero II d’Altavilla, pose il territorio di Savoca al centro di un gigantesco feudo sotto l’amministrazione diretta dell’Archimandrita. A testimonianza di questi eventi, resta immota a sfidare l’eternità, la Chiesa Madre del XII secolo alla quale obbedivano tutte le altre chiese, urbane e rurali del territorio.

La chiesa è una struttura a tre navate con capitelli in stile romanico nella quale, ancora si conserva la cattedra lignea dell’Archimandrita con tanto di incisione del suo stemma. Nei sotterranei di questa chiesa si mummificavano i cadaveri e ancora oggi, per quelli incuriositi da questa pratica, le salme di religiosi e notabili sono esposte nelle nicchie della cripta del Convento dei Cappuccini, fondato nel 1574.

Altro interessante luogo religioso da visitare è la Chiesa di San Michele, anno 1250, sulle cui facciate spiccano due portali in stile gotico-siculo con archi in pietra arenaria. L’unica navata interna della chiesa è contaminata da tratti di stile barocco, la struttura custodisce inoltre diverse opere d’arte e affreschi. Si dice che i non credenti intenzionati a convertirsi al cattolicesimo, dovessero salire a “ginocchioni”, per penitenza, i suoi sette gradini, prima di ricevere il battesimo.

Infine c’è la Chiesa di San Nicolò, che pare quasi protendersi nel vuoto, costruita com’è su un massiccio spuntone di roccia. Tre ampie navate e un’atmosfera austera da fortezza erta sulla valle.

Chiesa San Nicolò - ph. Dennis Jarvis

Chiesa San Nicolò – Savoca –  ph. Dennis Jarvis

La curiosità è che la chiesa è stata uno dei famosi set del film Il Padrino insieme al Bar Vitelli, ospitato nel settecentesco Palazzo Trimarchi. Di recente è stato riportato alla luce un murale bizantino raffigurante San Giovanni Crisostomo, il padre della chiesa cristiana d’Oriente.

Savoca_Il Bar del Padrino - Sergey Kelin

Savoca_Il Bar del Padrino – Sergey Kelin

Arrivando molto affamati a Savoca, si possono gustare le tipiche tagliatelle di pasta fresca fatte a mano, condite con finocchietto selvatico e ragù di maiale o in alternativa, i maccarruna, maccheroni di pasta fresca con le cotiche di maiale d’inverno e con le melanzane nella bella stagione.

La gastronomia di Savoca, si richiama alle tradizioni rurali e a quelle della cucina siciliana e messinese in particolare: possiamo provare u piscistoccu a’ ghiotta, stoccafisso essiccato cucinato con abbondante olio extra vergine d’oliva, concentrato di pomodoro, olive bianche e nere, capperi, peperoncino, patate, sedano, u pani cunzatu cioè pane casareccio locale cotto nel forno a legna e condito con olio extra vergine d’oliva locale, sale, peperoncino, a cuzzola, una pasta fresca a lievitazione naturale, fritta in olio di oliva e arrostita sul carbone. Da non perdere a granita ca’ zzuccarata è una classica granita siciliana al limone che viene servita con la zzuccarata, un biscotto locale molto croccante condito con semi di sesamo.