Parco archeologico di Tindari

Dettaglio

Antiche rovine che si stagliano sul blu profondo del Tirreno, circondate alle spalle dai rilievi montuosi che che spingono sul mare… In questi fazzoletti di terra numerosi sono da sempre gli insediamenti umani e il Parco archeologico di Tindari ci guiderà alla loro scoperta.

Il Parco comprende 11 siti lungo la fascia nord-orientale della Sicilia. Partiremo dal primo a ovest verso l’ultimo a est, per scoprirli con ordine.

Prima tappa, dunque, l’area archeologica di Halaesa Arconidea e Antiquarium in Contrada Santa Maria delle Palate a Tusa. La città di Halaesa Arconidea fu fondata nel 403 a.C.

Prima delle città siciliane a schierarsi con Roma durante la prima guerra punica, fu per questo esente dai tributi e godette di una speciale autonomia; venne abbandonata in seguito all’occupazione araba dell’isola. Circondano la città mura fortificate, edificate a partire dal IV a.C. Lungo l’asse del cardo maximus sono ubicati i complessi più importanti fra cui l’Agorà. Proseguendo verso nord si incontrano anche i cosiddetti “contrafforti” e un’area sacra con i basamenti di due templi. Se volete compiere un viaggio vertiginoso nel Tempo, provate a passare dalle monumentali opere di arte contemporanea della Fiumara d’Arte , che si trovano qui in zona.

Procedendo con ordine verso est, incontriamo l’area archeologica dell’antica Caronia Kalè Aktè, in Contrada Pantano a Caronia. Resti consistenti di una porzione dell’abitato di età greco-romana sono venuti alla luce in prossimità della spiaggia attuale. Si tratta quasi certamente di ambienti legati ad attività artigianali e commerciali e la grande quantità di ceramica rinvenuta è prova dell’importanza e dell’estensione dell’abitato.

Spostiamoci ancora verso est di 23 km per arrivare alla Grotta San Teodoro, in Contrada Favara ad Acquedolci. Il sito di Pizzo Castellaro, in cui si apre la grotta, costituisce uno dei capisaldi per la conoscenza del Paleolitico Superiore nel Mediterraneo. Gli scavi hanno portato alla luce cinque sepolture ad inumazione di eccezionale importanza per la conoscenza della tipologia fisica ed etnica dei più antichi abitanti dell’isola. Tra le numerose grotte siciliane del Paleolitico Superiore, la grotta di S. Teodoro è l’unica ad aver restituito resti scheletrici di quelle popolazioni. Sin dalle prime esplorazioni venne rilevata nel sito anche la presenza di abbondanti resti osteologici di fauna quaternaria (elefante, cervo, iena, cavallo, ippopotamo) precedenti la comparsa dell’uomo in questo territorio. Una selezione dei reperti è esposta nell’Antiquarium Comunale di Via F. Crispi.

Muoviamoci di altri 16 km verso est e arriviamo all’area archeologica di Capo d’Orlando, in Contrada Bagnoli. Qui si sviluppa un impianto termale datato al III d.C., il cui pavimento presenta mosaici a decorazione geometrica e pareti intonacate nel tepidarium. Spostandoci ancora per un breve tratto (21 km), in questo lembo di terra schiacciato dai monti  questa volta puntiamo verso le montagne per arrivare a Gioiosa Guardia. L’area archeologica si riferisce ad un centro indigeno ellenizzato, posto in eccezionale posizione strategica. Meglio documentata è la fase greca fino alla distruzione violenta dell’abitato alla fine del V a.C., per un terremoto o per la politica espansionistica di Cartagine. Nell’XI secolo, dopo secoli di abbandono il territorio divenne feudo del Convento dei Benedettini di Patti e nel XVIII secolo venne eretta la Chiesa di San Francesco, di cui ancora oggi sono visibili i ruderi. Torniamo ora verso la costa, sempre puntando a est, e fermiamoci alla Villa romana di Patti Marina, venuta alla luce durante gli scavi per la costruzione della Palermo-Messina. Il nucleo principale della villa si imposta su un grande peristilio quadrangolare attorno al quale si sviluppano ambienti con diverse funzioni. A sud del peristilio una grande sala triabsidata denota la sua importanza per la presenza di mosaici pavimentali.

Ormai ci siamo. A 11 km ad est raggiungiamo il sito eponimo del Parco: il Parco archeologico di Tindari. Celebre anche per il suo Santuario e per essere stata immortalata nei suoi versi da Quasimodo, l’antica Tindari, fondata nel 396 a.C. mantiene sul decumano superiore i principali edifici pubblici: la Basilica (IV d.C., destinata a funzioni ufficiali) e il Teatro (IV-III a.C.; poteva accogliere 3000 spettatori). Una Domus e un grande edificio pubblico di età romana sono visitabili in Contrada Cercadenari.

Prossime tappe sono l’area archeologica di Contrada Cardusa (Tripi), una necropoli di tombe a volte riunite, realizzate in arenaria locale; e Terme Vigliatore, con la sua Villa romana di San Biagio (tra i più interessanti esempi in Sicilia di Villa di lusso suburbana) e l’area archeologica dell’antica Apollonia, con porzioni più o meno estese di case di età ellenistico-romana.

Giungiamo quindi al confine est del Parco: l’area archeologica di Viale dei Cipressi a Milazzo. Qui sono emerse strutture del bronzo antico siciliano (XVIII-XVI sec a.C.): cinque capanne tutte costruite con pietrame, di forma più o meno ovale, in cui è stato ritrovato anche del corredo domestico coevo. Fate infine un salto al moderno Antiquarium della città, per scoprirne le collezioni.

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