Nel 2015 Palermo Arabo Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale diventano patrimonio dell’Umanità.

Ecco i monumenti inseriti nel percorso che ha ricevuto il prestigioso riconoscimento: Palazzo Reale, Cappella Palatina, chiesa della Martorana, Chiesa di San Cataldo, Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, Cattedrale di Palermo, Castello della Zisa, Ponte dell’Ammiraglio, Duomo e Chiostro di Monreale, il Duomo di Cefalù.

Palazzo Reale 

È probabile che sia i fenici che i romani abbiano edificato sulla collinetta dove oggi sorge il palazzo, una cittadella fortificata a dominare l’intera area della città. Di queste prime costruzioni, nulla è rimasto. Gli arabi, dopo avervi costruito a loro volta un castello, lo abbandonarono, poiché l’Emiro preferì trasferirsi con tutti i suoi funzionari e le truppe nel quartiere a mare di Al-Halisah.

Si deve così ai normanni il restauro e la trasformazione dell’edificio in una reggia sontuosa. Il cuore di essa era costituito da una spaziosissima aula regia, detta anche aula verde, dove il re teneva assemblee e banchetti. Gli appartamenti, i servizi e gli alloggi del personale erano ubicati in ali diverse, collegate da terrazze, loggiati e giardini ricchi di verde e bacini d’acqua, che rivelavano già il gusto arabeggiante dei sovrani che qui come altrove si avvalsero di architetti islamici. Dal punto di vista dello stile il palazzo rappresenta uno dei culmini dell’arte palaziale fatimita dell’Occidente, sia per le qualità architettoniche che per le decorazioni che gli artisti profusero nei vari ambienti. Dopo il 1250, alla morte di Federico II, iniziò la decadenza del palazzo, che continuò per circa tre secoli, fin quando i viceré spagnoli non lo elessero a loro residenza. Essi però, se da una parte salvarono il palazzo dal completo abbandono, dall’altra lo modificarono secondo il proprio gusto. Così ben pochi degli ambienti originari normanni hanno mantenuto l’aspetto originale. Tra essi però si celano due autentici gioielli: la Sala di Ruggero e la Cappella Palatina.

La Sala di Ruggero era originariamente una camera da letto. Si tratta di un ambiente con bella vista che si affaccia sul golfo di Palermo. Le pareti sono elegantemente decorate da mosaici raffiguranti scene di caccia animate da figure e piante stilizzate. Si tratta di una rara testimonianza dell’arte musiva  dell’epoca, che affondava le proprie radici nell’Oriente persiano e nel Nord Africa.

Cappella Palatina

Iniziata nel 1130, anno dell’incoronazione di Ruggero II a primo re di Sicilia, fu completata nell’arco di 13 anni e consacrata, come attesta un’iscrizione nella cupola, nel 1143. In questa chiesa, definita da Maupassant “il più bel gioiello religioso sognato dal pensiero umano“, si attua la fusione dei tanti apporti culturali che si erano sedimentati in Sicilia, da sempre luogo di incontro di popoli, etnie e culture: arabi, bizantini e popoli del nord Europa.

Mosaici Cappella Palatina Palermo ph. Diego Emanuela

Mosaici Cappella Palatina Palermo ph. Diego Emanuela

La cappella ha la forma di una basilica occidentale a tre navate, divise da colonne di granito con ricchi capitelli corinzi dorati; sono sempre di stampo occidentale, seppure influenzati dal gusto meridionale, i pavimenti decorati e gli intarsi dei gradini, delle balaustre e della parte inferiore dei muri, come anche il gigantesco ambone (pulpito), incastonato d’oro, malachite e porfido, ed il candelabro pasquale, un vero e proprio bestiario di marmo, donato dall’arcivescovo Ugo di Palermo in occasione dell’incoronazione di Guglielmo, figlio di Ruggero II. I mosaici sono i più bei prodotti dell’arte bizantina, paragonabili a quelli delle chiese di Costantinopoli per bellezza e raffinatezza. Si distinguono fra gli altri il Cristo Pantocratore della cupola, gli angeli che lo circondano e gli Evangelisti assorti nei loro studi, che sono i mosaici più antichi. La tradizione islamica è infine rappresentata dal soffitto ligneo a muqarnas (stalattiti), la più imprevedibile copertura per una chiesa cristiana. Si tratta infatti del classico soffitto che ci aspetteremmo di trovare nelle moschee più grandi ed eleganti, ma mai in una chiesa. Intricate decorazioni ornano le stalattiti e, caso più unico che raro nella storia dell’arte islamica, si tratta di decorazioni comprendenti figure umane, scelta coraggiosa per la loro cultura. Gli artisti arabi, infatti, nell’atmosfera tollerante della Palermo normanna, ci hanno lasciato realistiche scene di vita quotidiana, di dignitari ed ancelle affaccendate che ancora oggi possiamo ammirare in tutto il loro splendore.

Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio o Martorana

Fu completata nel 1143 grazie ad una generosa donazione dell’ammiraglio Giorgio d’Antiochia. Un viaggiatore arabo, Ibn Jubair, che la visitò nel 1184, la definì “l’opera più bella che vi sia al mondo“. Oggi, dopo un attento restauro, resta uno tra gli edifici religiosi più belli di Palermo e della Sicilia. Nel 1436 fu ceduta alle monache del vicino convento “della Martorana”, da cui deriva il suo secondo nome, come cappella del convento e per poter contenere il crescente numero di suore, l’edificio venne sottoposto a lavori di ampliamento, fu allungato abbattendo la facciata originale che venne sostituita da una barocca. Entrando nella chiesa è ancora possibile cogliere l’originario impianto a croce greca che tanto aveva colpito Ibn Jubair.

Chiesa della Martorana - Ph. Ignazio La Barbera

Chiesa della Martorana – Ph. Ignazio La Barbera

I mosaici della Martorana, come quelli di Cefalù ed i più belli della Cappella Palatina, sono opera di un gruppo di artisti fatti venire apposta da Costantinopoli a Palermo e che qui lavorarono tra il 1140 ed il 1155. Presso l’ingresso, sul lato settentrionale della navata, c’è un mosaico dedicato in cui è ritratto Giorgio d’Antiochia ai piedi della Vergine, quest’ultima giuntaci in perfetto stato di conservazione. Sul lato opposto troviamo il tesoro forse più prezioso della Martorana: un mosaico raffigurante Ruggero II simbolicamente incoronato da Cristo.

San Cataldo - Ph. Gaspare Patti

San Cataldo – ph. Gaspare Patti

Chiesa di San Cataldo

Si trova accanto alla chiesa della Martorana, costruita nel 1160 durante il periodo normanno, conserva le forme originarie con le tre cupolette rosse di ispirazione araba diventate, insieme a quelle di San Giovanni degli Eremiti, un’icona grafica di Palermo multietnica. L’interno, anche se disadorno, è molto suggestivo. Questa essenzialità contribuisce  ad evidenziare la struttura rettangolare, divisa in tre navate da sei colonne, con capitelli vari. Il pavimento a mosaico è l’originale.

Cupole San Giovanni degli Eremiti ph. Pucci Scafidi

Cupole San Giovanni degli Eremiti ph. Pucci Scafidi

Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

Fu fondata da Ruggero II nel 1142, durante gli anni più splendidi della dominazione normanna, l’annesso monastero fu il più ricco convento siciliano. La chiesa, oggi sconsacrata, è molto piccola e non presenta all’interno elementi di particolare rilievo se non le tracce di piastrelle, mosaici ed affreschi ed il soffitto a stalattiti della moschea sulla quale fu edificata. Quello che affascina è piuttosto l’esterno dell’edificio. Colpiscono anzitutto le sue cinque cupole rosse, elemento caratterizzante di diversi edifici arabo-normanni. E poi il giardino: la costruzione è immersa nel verde e nei colori di alberi di agrumi, di agavi, bouganvillee, rose, melograni e alti cespugli fioriti. Le piante lussureggianti si arrampicano sulle pareti, insidiano le bianche colonnine del piccolo chiostro, stordiscono con il loro profumo. È uno dei monumenti più caratteristici della Palermo normanna, spesso scelto come simbolo della città.

Cattedrale Palermo ph. Gaspare Patti

Cattedrale di Palermo (Madonna Assunta)

Si trova nella più antica area sacra di Palermo, dove già i fenici, i romani, i bizantini e gli arabi avevano elevato i loro luoghi di culto. I normanni, preso il potere, sostituirono subito la moschea musulmana con una chiesa cristiana. Ma nel 1184 l’arcivescovo di Palermo, Gualtiero Offamilio, fece abbattere l’edificio e intraprendere la costruzione di una nuova splendida cattedrale, simbolo del potere religioso in città. Dopo un anno la chiesa fu consacrata e dedicata a Maria Assunta.

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Nel corso dei secoli seguenti, aggiunte e restauri hanno modificato l’edificio originario. L’unione di stili diversi, apparentemente incongrui, dà vita ad un insieme grandioso e armonioso. La facciata, serrata tra le alte torri a bifore e colonnine, è unita da due archi ogivali al campanile che la fronteggia. Vi si apre un grande portale trecentesco dai battenti bronzei. Il lungo fianco destro si orna di uno scenografico portico in stile gotico-catalano, sotto il quale si apre un ricchissimo portale, anch’esso quattrocentesco. Infine, di particolare bellezza e suggestione, la parte absidale, l’unica ad avere mantenuto le forme originarie del XII secolo. L’interno, ampio e candido, risulta freddo a confronto dell’esterno. Lungo le pareti si allineano statue della scuola del Gagini in marmo, raffiguranti santi. Nella prima e seconda cappella della navata destra si trovano le sepolture reali ed imperiali. Tra gli altri vi riposano Ruggero II, Enrico VI di Svevia, Costanza d’Altavilla e Federico II di Svevia, tutti in imponenti sarcofagi di porfido: nella tomba di famiglia si trovano così il fondatore del regno normanno di Sicilia, il suo distruttore, l’involontaria causa della sua fine ed il suo ultimo beneficiario. Fra le numerose cappelle, segnaliamo quella di santa Rosalia, dove, in un’urna argentea del 1631, sono custodite le ceneri della santa patrona di Palermo. Pregevole infine il tesoro, comprendente oggetti preziosi e ricami rinvenuti nelle tombe reali ed imperiali (da notare, in particolare, la tiara d’oro di Costanza d’Aragona), paramenti sacri, calici, ostensori, ecc.

Cattedrale

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La Zisa ph. Michele Platania

La Zisa ph. Michele Platania

Castello della Zisa

La costruzione di questo sollatium (luogo di piacere) fu intrapresa negli ultimi anni di vita di re Guglielmo I e terminata dal figlio Guglielmo II. Si può datare quindi tra il 1165 ed il 1167. Il suo nome deriva dall’arabo Al-Aziz, cioè splendido, e ancor oggi si tratta in effetti di uno dei più magnifici edifici civili arabo-normanni. Secondo la testimonianza dello storico Romualdo di Salerno, il re fece costruire il palazzo nel parco Genoardo e … lo circondò di magnifici alberi da frutto e di bellissimi giardini che rese ameni con vari corsi d’acqua e grandi vasche per pesci.

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La Zisa ha subito nel corso degli anni restauri e rifacimenti non sempre felici, e solo recentemente è stata restituita – per quanto possibile nella sua integrità – alla fruizione pubblica. Il castello è stato infatti trasformato in Museo dell’Islam e raccoglie interessanti testimonianze del mondo arabo in Sicilia. Inoltre, poiché nel corso del restauro si è cercato si rispettare il più possibile la struttura originaria dell’edificio, la visita dell’interno consente di apprendere quale fosse l’architettura dei palazzi medioevali islamici. Di particolare interesse risulta il sistema di areazione e refrigerazione delle sale e, tra queste, la cosiddetta Sala della Fontana, decorata di mosaici.

Ponte Ammiraglio ph. Vito Lipari - views

Ponte Ammiraglio ph. Vito Lipari – views

Ponte dell’Ammiraglio

L’ammiraglio era  Giorgio d’Antiochia, ammiraglio del re Ruggero II che costruì il ponte nel 1131 per collegare la città ai giardini al di là del fiume Oreto. Ancora oggi ha mantenuto la sua funzione rappresentando al centro di piazza Scaffa un monumento simbolo del collegamento tra il centro città e la zona periferica di Brancaccio. La sua struttura è caratterizzate da con archi molto acuti che hanno permesso al ponte di sopravvivere persino alla terribile alluvione di Palermo del Febbraio 1931. In seguito, per motivi di sicurezza ambientale, venne deviato il corso del fiume e sotto il ponte adesso cresce un giardino.

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Nel 1860, Garibaldi proprio su questo ponte si scontrò con le truppe borboniche che difendevano l’ingresso sud della città. La notte precedente dall’accampamento dei Mille a Gibilrossa, Garibaldi rivolse a Bixio la celebre frase: Nino, domani a Palermo. L’indomani seguì l’insurrezione di Palermo.

Mosaici dell’abside del Duomo di Monreale – Carlo Columba

Mosaici dell’abside del Duomo di Monreale – Carlo Columba

Duomo e chiostro di Monreale

Guglielmo il Buono Re di Sicilia,  fece costruire Il Duomo (S.Maria la Nuova)  in breve tempo tra il 1174 ed il 1176. Si narra che fu dopo aver sognato la Madonna che gli rivelava il luogo in cui era sepolto un ricco tesoro, che egli avrebbe dovuto utilizzare per uno scopo pio. Molto più probabilmente, Guglielmo  era spinto dal desiderio di non essere da meno del nonno Ruggero, fondatore della Cattedrale di Cefalù, di S. Giovanni degli Eremiti e della Cappella Palatina a Palermo. La grande chiesa sarebbe servita così a perpetuare anche il suo nome nei secoli.

Per la progettazione della chiesa furono chiamati architetti islamici, legati all’arte fatimita, che trasferirono e adattarono al manufatto cristiano modi espressivi e soluzioni spaziali tipiche dell’architettura palaziale del loro paese. Malgrado le aggiunte ed i restauri non sempre felici, il duomo è giunto ai giorni nostri sostanzialmente intatto nel suo splendore.

La facciata è decorata da un motivo di archetti ciechi, oggi parzialmente nascosti da un portico, realizzato nel XVIII secolo, sotto il quale si apre un grande portone dai battenti bronzei del 1186, opera di Bonanno Pisano. Lungo il fianco sinistro si svolge un altro lungo portico, opera cinquecentesca di Gian Domenico e Fazio Gagini, ed infine si incontrano le tre grandi absidi, ancora intatte e magnifiche nella loro decorazione in calcare e pietra lavica. L’interno del duomo si presenta ancora nell’aspetto che aveva nel XII secolo (a parte il soffitto ligneo, che è stato rifatto dopo un incendio nel 1811). La pianta è basilicale, la superficie vastissima: 102 m di lunghezza per 40 di larghezza. Le pareti sono quasi interamente coperte di un dorato manto musivo per un totale di 6340 mq. Il livello generale di queste decorazioni, sia riguardo al disegno che all’esecuzione, è sorprendentemente alto.

L’esecuzione dei mosaici fu affidata a maestranze bizantine e l’iconografia è infatti greca. Tuttavia gli atteggiamenti rilassati dei personaggi, le loro vesti morbidamente drappeggiate, il ritmo dei movimenti, rivelano una chiara evoluzione dello stile rispetto a quello della Cappella Palatina e della Martorana, un’evoluzione tipicamente italiana. Alla fine del XII secolo, infatti, erano gli artisti italiani a detenere il primato dell’arte iconografica. Il ciclo musivo svolge il concetto del trionfo del Cristianesimo in tre diversi momenti, raffigurando: fatti anteriori all’incarnazione (Antico Testamento); episodi della vita di Gesù (Vangelo); fatti posteriori alla morte di Cristo e vita degli Apostoli (Vangelo e Atti degli Apostoli). Il tutto è dominato da un gigantesco Cristo Pantocratore (la sola mano destra è lunga due metri) nell’abside maggiore, che rappresenta la sintesi e lo scopo di tutta la complessa figurazione.

Chiostro dei Benedettini (ph. Antonio Colaninno – @Colaninn)

Chiostro dei Benedettini (by @Colaninn)

ll Chiostro Benedettino, anch’esso risalente all’epoca di Guglielmo II, faceva parte di un’abbazia benedettina adiacente al duomo. Si tratta di un quadrato di 47 x 47 m, la cui indicazione planimetrica appartiene indubbiamente all’area cristiana, e il cui tono generale rimanda allo spirito e all’atmosfera dei cortili porticati musulmani. Gli archetti che delimitano il ricco giardinetto sono sostenuti da 228 colonnine abbinate, tutte doviziosamente decorate e con i capitelli intarsiati di motivi vegetali, animali e fantastici.

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È di particolare interesse il 19.mo capitello della corsia occidentale, ove è raffigurato Guglielmo II che offre il duomo alla Madonna. Nell’angolo sud, in un piccolo recinto quadrato, è collocata una deliziosa fontana, la cui acqua cristallina sgorga da una colonnina intarsiata.

MONREALE

Duomo di Cefalù

Duomo Cefalù ph. Ciro Grillo

Duomo Cefalù ph. Ciro Grillo

Il Duomo (Trasfigurazione di Nostro Signore) fu fondato nel 1130 da Ruggero II il quale, secondo la leggenda, aveva fatto voto di costruirla se si fosse salvato da una terribile tempesta che aveva investito la sua nave in viaggio per Palermo. La furia degli elementi lo scagliò sulla spiaggia di Cefalù, dove dunque il re pose la prima pietra dell’imponente costruzione. Si tratta indubbiamente di una delle più belle cattedrali del mondo, perfetto esempio dello stile normanno. Il prospetto è fortemente caratterizzato dalle due torri angolari, completate nel 1240, la cui massiccia mole è alleggerita da monofore e bifore. Nel 1472 vi fu aggiunto un arioso portico a triplici archi. L’interno è a tre navate, scandite da due file di colonne in marmo sulle quali poggiano sette arcate. Il soffitto della navata centrale è in legno dipinto e costituisce un importante esempio di arte islamica in Sicilia. L’abside, la crociera e le pareti adiacenti sono decorate da mosaici che fanno capo ad un magnifico Cristo Pantocratore, perfetto esemplare di puro stile e lavorazione bizantina, forse la più sublime rappresentazione.

Cefalù – cosa vedere

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Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale

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