Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi

Dettaglio

Chi non ha mai sognato di passeggiare indietro nel tempo, tra enormi colonne, templi perfettamente conservati, mandorli in fiore e ulivi secolari? Sembra un sogno e invece è realtà: stiamo parlando del Parco Archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi. Il Parco custodisce il monumentale patrimonio di Akragas, una delle colonie greche più importanti del Mediterraneo, ed è Patrimonio Unesco dal 1997; nel 2015 ha ricevuto la DEVU (dichiarazione di eccezionale valore universale).

Pronti per un percorso immersivo nella Storia e nella Bellezza?

Partiamo dalla Valle dei Templi, in Contrada San Nicola (Agrigento). Su questa bassa collina fu fondata Akragas, da coloni Geloi nel 580 a. C. La città divenne ben presto una della più monumentali della Sicilia greca. Dalla fine del VI sec. a. C., quando viene eretto il tempio di Ercole, vengono costruiti gli imponenti templi dorici che definiscono una vera e propria cinta sacra, quasi l’abbraccio degli dei alla città. Qui visse e operò il filosofo Empedocle, poco prima che le truppe cartaginesi distruggessero la città nel 406 a.C. Ma il centro continuò a vivere, con nuovi periodi di prosperità, anche sotto i Romani, che le diedero il nome di Agrigentum. Cos’è rimasto degli antichi splendori? Ben undici templi di ordine dorico, tre santuari, necropoli, opere idrauliche, fortificazioni, l’agorà, un Olympeion e un Bouleuterion. La Valle dei Templi rappresenta quasi un unicum mondiale per l’incredibile (e miracoloso) stato di conservazione del patrimonio

Arrivati alla biglietteria vi imbatterete nel Tempio di Giunone (il nome, come quello di altri monumenti agrigentini è convenzionale, frutto di errate interpretazioni del passato) databile intorno al 460 a. C. e, davanti ad esso, nei resti dell’area sacrificale. Lasciato il tempio, si percorre a piedi la Via Sacra, che vi condurrà dritti al Tempio della Concordia (V sec. a.C.), uno dei capolavori dello stile dorico, nonché tra i templi meglio conservati del mondo greco, insieme al tempio di Era a Paestum e il TempIo di Hepaistos o Teseion ad Atene. Davanti al tempio è stata installata una moderna statua di Icaro, donata dallo scultore polacco Igor Mitoraj. Proseguite e, dopo aver superato la Villa Aurea, ecco il Tempio di Eracle (o Ercole), il più antico dei templi agrigentini (VI sec. a.C:). Sotto il tempio, a qualche centinaio di metri, si scorge un monumento sepolcrale romano, impropriamente detto “tomba di Terone”. Attraverso l’ingresso Hardcastle si entra ora nell’area del colossale Tempio di Zeus o Giove olimpico, tra i più gandi del mondo greco, che anticamente si presentava con telamoni (figure di uomini) alti 7,61 m. Oggi al centro del tempio si trova il calco di un telamone, il cui originale si conserva al museo archeologico. Nell’area sottostante si trova poi il Santuario delle Divinità Ctonie (Demetra e Persefone), conosciuto in realtà come Tempio di Castore e Polluce (o dei Dioscuri). Da qui, a nord troverete il giardino della Kolymbetra, l’antica fonte di approvvigionamento di acqua voluta da Terone, presto adattata a vivaio di pesci e frequentata da fauna di ogni sorta. Oggi è un giardino gestito dal FAI in cui poter esplorare l’enorme varietà di flora che qui si è adattata. A sud, proseguendo in direzione di Villaseta, si giunge al Tempio di Vulcano o Efesto, di cui rimangono il bassamento e due colonne. 

Tornando verso la porta Aurea e risalendo verso la città moderna arriverete al poggetto di San Nicola dove anticamente era l’agorà superiore. Dopo aver goduto della magnifica vista verso i templi e il mare, incontrerete l’Ekklesiasterion (luogo di riunione dell’assemblea popolare). Qui, sui resti del monastero cistercense, è stato costruito il Museo archeologico regionale. Da non perdere la collezione vascolare, il telamone e il famoso Efebo di Agrigento

Incredibile, vero? E non è finita qui. Sì, perché il Parco ingloba anche altri siti dell’agrigentino, che narrano altre epoche e altre storie. Come l’area archeologica di Sant’Angelo Muxaro, nel comune omonimo: il sito cioè dove si riconosce la mitica Camico, la città fortificata dal celebre architetto Dedalo (sì, proprio il costruttore del labirinto del Minotauro) che, in fuga dal re cretese Minosse, avrebbe qui ricevuto ospitalità dal re sicano Kokalos. Sul pendio meridionale del colle si apre anche una necropoli con tombe del tipo a grotticella databili dal XIII al VI sec a. C. 

Oppure ancora l’area archeologica di Eraclea Minoa, a Cattolica Eraclea, che si protende su un bianco promontorio verso l’incantevole paesaggio marino. Spicca qui per celebrità il Teatro

E affacciata sul mare troverete anche la Villa romana di Realmonte, con il suo settore termale rivestito in marmo e pavimento mosaicato. Verso l’interno è l’area archeologica di Monte Adranone (Sambuca di Sicilia), identificato con l’Adranon che Diodoro (XXIII, 4,2) menziona a proposito degli eventi della prima guerra punica. E, sempre in prossimità della costa, la Necropoli di età eneolitica (IV-III millennio a. C.) di Contrada Tranchina a Sciacca, e l’area archeologica di Monte Sant’Angelo a Licata, un importante insediamento di età ellenistica

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