La vecchia Gibellina completamente distrutta dal terremoto del 1968 fu ricostruita a una ventina di chilometri più a valle. Per la ricostruzione l’ex sindaco della città Ludovico Corrao ebbe l’illuminata idea di umanizzare il territorio chiamando a Gibellina diversi artisti di fama mondiale, facendone un sito di arte contemporanea en plein air.

Alberto Burri realizzò nella vecchia Gibellina il Grande Cretto, una delle più grandi opere di Land Art al mondo, gigantesco monumento alla morte, a memoria del sisma che la distrusse.

Porta del Belice

Porta del Belice. Ph. Daniele Roppolo

Pietro Consagra, vi installò la Porta del Belice, meglio conosciuta come la Stella di Consagra.

Le opere di numerosi altri artisti come Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Ludovico Quaroni, Mimmo Paladino, Franco Angeli, Franco Purini, Carla Accardi e Mimmo Rotella, disseminate nello spazio urbano, fanno di Gibellina un vero e proprio museo di arte contemporanea en plein air.

Baglio Di Stefano

Baglio Di Stefano. Ph. news-art.it

Nel Baglio Di Stefano, la Fondazione Orestiadi ha realizzato il  Museo delle Trame Mediterranee  dove si trova una collezione di arte contemporanea tra le più importanti d’Italia. Sono in mostra opere di Arnaldo Pomodoro, di artisti della transavanguardia italiana, come Paladino, Cucchi e Germanà, del gruppo Forma Uno come Consagra, Accardi, Dorazio e Turcato, e tantissimi altri artisti, tra i maggiori esponenti dell’arte contemporanea internazionale come Beuys, Matta, Scialoja, Corpora, Isgrò, Schifano, Angeli, Boero, Boetti, Longobardi, Rotella e Bob Wilson, Long e Briggs.

IL CRETTO DI BURRI

C’era una volta Gibellina, un piccolo paese su una piccola altura pieno di vita dal sapore contadino e padronale assieme. Oggi quel luogo ospita il Cretto di Alberto Burri, una delle più grandi opere di Land Art del mondo.

Il biancore abbagliante sotto il cielo terso dell’estate di San Martino è un mantello steso a coprire il freddo ricordo di un gennaio lontano e definitivo, come la morte a cui ha condannato i luoghi degli affetti familiari,  le case, le strade, le putìe (negozi), il circolo dei nobili e quello dei viddani (contadini); è un sudario, così è stato definito, che sigilla i richiami delle donne e i profumi del pane appena sfornato, il rumore degli zoccoli dei muli sull’acciottolato delle strade, l’abbaiare festoso dei cani all’arrivo a casa del padrone, le tavole stese al sole cariche di pomodori e di fichi a seccare, il colore appassionato dello strattu (concentrato di pomodoro) denso di calore, l’odore umido delle cantine piene delle promesse dell’estate, del grano e dell’olio, delle forme di formaggio che trasudano grasso e delle conserve del maiale di cui non si butta niente.

Cretto1

Ph. Giovannella Agosta

Qui l’aria rarefatta e pulita perde il suo potere di ossigenare: sotto il sudario il respiro si ferma. Nelle campagne attorno le viti stanno per perdere le foglie arrossate dall’autunno, gli olivi sono pronti a rilasciare il frutto sacro ad Atena e le poiane allargano al sole le ali rapaci in cerca di prede. Ma sotto il sudario il respiro si ferma.

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Ph. Giovannella Agosta

Il ricordo di una vita ricca di cose povere e semplici si rinnova nel nome di un’arte intellettuale e simbolica, si congela in una labirintica trama di ruderi nascosti, si adagia sulle colline verdi di una Sicilia scordata, immemore e smemorata dove il dolore dell’abbandono svapora nel cretto del cuore, dove si nasconde una lancinante nostalgia di infanzia perduta.