Sperlinga (Enna) è tra i borghi più belli d’Italia. Entrare nel cuore della terra di Sicilia non è operazione figurata o mistica.

In questo borgo nel bel mezzo della Sicilia infatti, ci si addentra in vani e locali scavati nell’arenaria. Non sorprende che il nome Sperlinga derivi dalla forma latina “spelunca” (grotta, spelonca), sorprende invece, e molto, il castello dell’anno Mille che si erge e penetra nella roccia, modellandola. Artificio dell’umano ingegno che si intuisce superando quel che resta di un ponte levatoio, ampi ambienti raccontano sussurrando, il paziente lavoro dei Siculi.

Castello di Roccia - Luca Nifosi

Castello di Roccia – Luca Nifosi

Avanzando piano, si inizia a percepire l’ordito degli ambienti e la roccia naturale muta, ora in officina per i metalli, ora in carcere, ora in una grande scuderia o in un serbatoio per l’acqua. Uno spazio intimo e protetto, talmente unito all’ambiente circostante da diventare impossibile da espugnare, come dimostra lo sbarramento di una guarnigione francese ai tempi dei Vespri Siciliani e la tutto sommato facile resistenza per un anno intero. Avanzando oltre i locali di servizio, ci si trova di fronte ad un misterioso ambiente che custodisce nelle sue pareti dodici piccole nicchie distanziate tra loro con interspazi crescenti, per alcuni si tratterebbe di quello che resta di un luogo di culto, per altri la testimonianza di un antico e sconosciuto sistema di misurazione di tempo e stagioni.

Castello di Sperlinga - Enna - ph. Guido Sorano

Castello di Sperlinga – Enna – ph. Guido Sorano

A questo punto non si può che salire e nell’ascesa calpestare le ripide scale, quasi come ferite nella dura roccia, fino a rivedere il cielo e, attraverso le antiche merlature, godere del panorama dalla torre del castello. In un posto che si chiama Sperlinga non possono mancare le grotte, anzi, in questo caso l’ “aggrottato”, che consiste in un ampio complesso di ambienti scavati dall’uomo su tutto un fianco del castello a dominare il paese.

filati - ph. Guido Antonio Sorano

filati – ph. Guido Antonio Sorano

Il suggestivo borgo intagliato nella parete, conta 50 grotte raggiungibili da scalinate e collegate da piccole strade ricavate esse stesse nella roccia. Ognuna delle grotte era adibita a piccola abitazione, di una o due stanze al massimo e, alcune di esse, oggi sono state acquistate dal Comune e trasformate in un museo etnografico.

In realtà, tutto il territorio attorno a Sperlinga è costellato di grotte scavate nell’arenaria in un intricato sistema di caverne artificiali, tra le quali troviamo i siti di Contrada Rossa e Peirito, probabili luoghi di culto e sepoltura dei paleocristiani.

Ai piedi del castello c’è la Chiesa della Mercede, prima chiesa della cittadina, famosa per un bellissimo crocifisso ligneo proveniente dall’antica chiesa della rocca. In ordine di grandezza c’è la Chiesa Madre, una costruzione a navata unica voluta dal principe Giovanni Natoli nel ‘600, terza chiesa del borgo è quella di S. Anna della seconda metà del ‘600, annessa al convento degli Agostiniani nella quale è esposto un crocifisso ligneo della scuola di Frate Umile da Petralia.

Dall'alto di Sperlinga - Luca Nifosi

Dall’alto di Sperlinga – Luca Nifosi

La pietanza più autenticamente tradizionale di Sperlinga è la frascatela, una polenta di farina di grano duro o di cicerchia, con lardo e broccoletti. Si può però citare anche il tortone, che è un dolce fatto con la pasta del pane, fritta in olio e cosparsa di zucchero misto a cannella. Da provare i biscotti tipici “nocatoli” e “torrone” semplici biscotti di pastafrolla con sopra le mandorle.