La Sicilia è una terra mitica, qui il canto delle Sirene atttraeva Ulisse, l’eroe epico di Omero, durante il suo lungo viaggio verso casa.

Da sempre quest’isola esercita un forte magnetismo, forse per la sua forma, il triangolo, o forse la sua posizione al centro del Mediterraneo. Probabilmente ciò che più attrae è la grande varietà dei paesaggi che vi si incontrano, dalla pianura alla collina, dal mare alla montagna, fino alla natura brusca e vigorosa dei vulcani, infernale e paradisiaca allo stesso tempo.

I suoi tre lati si affacciano su quasi tutte le terre emerse: l’Africa, l’Asia e l’Europa. In Sicilia nessuno, o quasi, è passato senza lasciare traccia di sé, persino nella genetica! Così il siciliano stesso non ha una fisionomia classificabile: scuro, orientale, arabo, oppure biondo, alto e con gli occhi verdi e i capelli rossi.

Così la Letteratura, talmente variegata e molteplice, prolissa e barocca, non può dirsi “siciliana” ma europea: asciutta e vigorosa come la prosa di uno dei suoi padri, Giovanni Verga, scrittore conteso fra Vizzini, dove pare sia nato e che ricorre nelle sue opere e nelle sue fotografie,  e Catania, dove fu ufficialmente registrato e si trova la casa dei suoi soggiorni catanesi.

Il grande scrittore, padre del Verismo, reinventò l’italiano con il sapore del dialetto: una lingua che si anima, vive, gioisce e soffre insieme ai personaggi dei suoi numerosi scritti. I romanzi Mastro don Gesualdo, oggetto della prima grande fiction italiana del regista Giacomo Vaccari,  I Malavoglia trasposto da Luchino Visconti ne La Terra Trema, ambientato nel borgo di Acitrezza, insieme a Cavalleria Rusticanamusicata dal grande Mascagni, che fece conoscere Verga e l’opera lirica italiana in tutto il mondo, sono le opere che maggiormente rappresentano la sua Sicilia.

Tutti gli scrittori siciliani sono impensabili senza il loro universo poetico fatto di ambienti e luoghi. Così anche per Luigi Capuana, scrittore di Mineo, piccola cittadina in provincia di Catania, anche lui un gigante della letteratura e autore assai prolifico con interessi  che spaziavano dalla letteratura alle tradizioni locali e alle fiabe, fino alla nascente arte della fotografia, passione che condivideva con Verga, con il quale era legato da sincera amicizia e comunanza di ideali.

Verga e Capuana insieme a Federico De Roberto, danno vita al Verismo, che mutua in parte i temi del Naturalismo francese. Pensiamo alla minuta descrizione che De Roberto fa di Catania nel suo romanzo I Vicerè e della vita che vi si conduceva, con particolare riferimento al Monastero dei Benedettini da un lato, e alla grande famiglia dei principi Uzeda dall’altro. Un romanzo corale, una saga composta da tre grandi romanzi.

Chi nasce in Sicilia sembra soffrire di una sorta di “incontinenza” di pensiero e di scrittura che, unita a un pessimismo o a una malinconia storica, rende questo popolo disilluso e resistente ai cambiamenti ma permeabile e curioso all’aria che tira, alle influenze che inevitabilmente arrivano con i venti dell’intera rosa! Càlati iuncu ca passa la cina! (Piegati, piccola canna, che passa il fiume in piena!)

Disegnare la ricca mappa geo-letteraria della Sicilia, tracciare un itinerario degli scrittori, equivale a tratteggiare un ghirigoro barocco.

Prendiamo il caso di Vitaliano Brancati, nato a Pachino, città in provincia di Siracusa. Catanese di studi e di “domicilio” letterario, padre della saga del gallismo, egli canzonava, attraverso una farsa caricaturale il superomismo dell’eroe fascista, ammantandolo di lezioso “vizietto” siculo.

Da Capo Passero ci spostiamo a Capo Peloro: ad Alì Terme, vicino Messina, la città dall’approdo dorato dalla visione dei naviganti che arrivavano alle sue coste, nasce Stefano D’Arrigo, scrittore di Horcynus Orca, un ritratto accorato della dura vita dei pescatori di Sicilia.

Restando in provincia di Messina, a Roccalumera, troviamo i luoghi di vita di Salvatore Quasimodo, poeta esponente dell’ermetismo europeo, che condensa nei  suoi versi il tema della solitudine esistenziale e dell’esilio dalla terra natia, in cui l’isola diviene l’emblema della felicità perduta.

Nella sonnolenta e regale capitale Palermo troviamo un universo a sé: musulmana, cosmopolita, della corte di Federico II, vicereame di Spagna, anarchica e contraddittoria, splendida di bellezza e antica opulenza tanto che tutte le famiglie nobili di Sicilia volevano risiedervi.

Donnafugata - luigi nifosi

Donnafugata – ph Luigi Nifosi

Tra queste, la famiglia di don Giuseppe Tomasi, Duca, Principe, Barone di svariati feudi e persino Grande di Spagna, ne rappresenta quasi un simbolo: il suo Gattopardo, reso famoso anche dalla trasposizione cinematografica di Luchino Visconti, racconta le vicende della famiglia del Principe di Salina durante lo sbarco dell’esercito di Garibaldi.

Quella siciliana non è mai una letteratura provinciale, anche nel caso dei cosiddetti minori, soprattutto perché hanno avuto a loro disposizione vere e proprie biblioteche europee.

Prendiamo ad esempio Lucio Piccolo, barone di Calanovella e cugino di Tomasi. Poeta quasi clandestino, condusse una vita appartata; ma il  suo universo poetico, malgrado la sua vita si sia svolta fra Palermo e Capo d’Orlando, sopra un poggio che domina il Capo Tìndari e Cefalù,  ai due poli dell’orizzonte, ha vigorose radici europee. Lo testimonia l’intensa corrispondenza con il poeta irlandese Yeats, di cui condivide le inclinazioni esoteriche.

Restando a Palermo, come non citare il prolifico Luigi Natoli, scrittore e storiografo, in uno dei suoi romanzi più famosi, I beati Paoli. Ambientato fra il 1698 e il 1719 il libro è un tentativo di rintracciare e spiegare le cause delle problematiche e delle peculiarità siciliane. I Beati Paoli sono una setta segreta che opera in difesa dei deboli e degli oppressi contro lo strapotere e i soprusi dei nobili. E’ il “Romanzo” di Palermo per eccellenza, la città fastosa e piena di contraddizioni, di pericoli e splendori, di anfratti e cunicoli, la città dei qanat, opera di ingegneria idraulica costruita sotto la città a partire dall’epoca araba. Ed è attraverso i qanat, ancora oggi visitabili, che la famosa setta segreta poteva muoversi ed agire indisturbata.

Pensiamo ancora a Giuseppe Antonio Borgese, nato a Polizzi Generosa, ma palermitano d’adozione, creatore di Rubè, personaggio estremamente fragile e antieroe postdannunziano per antonomasia, nell’equilibrio sociale nell’era del realismo letterario.

Un altro titano della letteratura giace in uno splendido luogo dell’entroterra siciliano, la Valle dei Templi di Agrigento Luigi Pirandello, una figura talmente enorme e poliedrica da rendere impossibile una sua definizione in poche righe. Compose 250 Novelle, opere teatrali che hanno caratterizzato il Teatro italiano ed europeo del ‘900 come Sei personaggi in cerca di Autore. I protagonisti dei suoi romanzi come Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila, sono maschere tragiche con il sentimento del contrario che possono suscitare ilarità, ma anche profonda malinconia. Fu insignito del Premio Nobel nel 1934.

Acitrezza_Malavoglia - Marco Ossino

Acitrezza_Malavoglia – ph Marco Ossino

Restando nel cuore geografico della Sicilia impossibile non citare Leonardo Sciascia da Racalmuto, autore di grande coscienza e consapevolezza civile. Le sue sagaci opere di denuncia, neppure troppo sottile, di Todo Modo e di Il giorno della Civetta, fanno parte dell’immaginario letterario e cinematografico dello stesso clima che ha prodotto il prolifico e oggi quantomai famoso Andrea Camilleri.

Innanzitutto per l’esaltazione del saporoso polimorfico crogiolo dell’idioma siciliano, per gli ambienti e per i personaggi che dipingono quadretti fuori dal tempo, ma con uno spazio ormai ben definito dalla trasposizione filmica, come nel caso del suo personaggio più famoso, il mitico Commissario Montalbano

Un originale romanzo quasi geografico è Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, nativo di Siracusa: un viaggio in treno che attraversa l’Italia da Nord a Sud. In particolare descrive minutamente anche luoghi e stazioni che si incontrano tra Messina e Siracusa. Questo suo espediente letterario, oltre a ricordarci l’infanzia dello scrittore, figlio di un ferroviere, che spesso seguiva il padre nei suoi viaggi in treno, introduce il tema del viaggio. Per lo scrittore “Viaggiare non è solo un’occasione per registrare nuove sensazioni, ma il tramite per recuperare una dimensione umana ovvero per recuperare la propria identità.

Insegue il mito della sua terra, pur nella sua inevitabile fuga verso il continente, anche Pier Maria Rosso di San Secondo, giornalista e drammaturgo nato a Caltanissetta: i suoi personaggi sono spesso segnati dalla solitudine e dal contrasto tra passione e razionalità, simbolicamente ricercato nel confronto fra il nord di una vita razionale e grigia e il sud caratterizzato dal sogno e dai colori passionali della vita.

Il nostro viaggio tra gli scrittori in Sicilia potrebbe trasformarsi in un lungo percorso di riscoperta di atmosfere suggestive e romanzesche di variegati ambienti. Basta pensare a Salvatore Quasimodo nella sua magnifica Modica, in provincia di Ragusa, dove è visitabile la casa natale e la cosiddetta Stanza della Poesia, un tempo sede della potente Contea dei Cabrera. La stessa città è protagonista di Argo il cieco, una dichiarazione d’amore in piena regola da parte di Gesualdo Bufalino, seppure legatissimo alla sua città di Comiso.

Un paese a forma di melagrana spaccata; vicino al mare, ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile e l’altro, trafelate come Cavalleggieri del Re.(…) Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di Mirabilia, che odorava di gelsomino sul far della sera.”

Tutti, o quasi, esuli dall’isola gli scrittori siciliani, ma di essa nostalgici e struggenti amanti. E’ il caso di Vincenzo Consolo, amico di Bufalino e Sciascia, che dalla Sicilia fugge, per poi tornarvi con la fantasia, in una visione sognante e amara al tempo stesso: Lunario, Retablo, L’olivo e l’olivastro, solo alcune delle sue opere.

Ma forse per lui, come per gli altri, quest’isola ha una strana magia: chi ci nasce o ci vive per un po’ non può mai andarsene davvero.