“Ma una festa relegiosa – che cosa è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto, tranne che una festa religiosa. È, innanzi tutto, un’esplosione esistenziale; l’esplosione dell’es collettivo, in un paese dove la collettività esiste solo a livello dell’es. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla condizione di uomo solo, che è poi la condizione del suo vigile e doloroso super-io, per ritrovarsi parte di un ceto, di una classe, di una città.”

“non c’è paese, in Sicilia, in cui la Passione di Cristo non riviva attraverso una vera e propria rappresentazione, in cui persone vive o gruppi statuari non facciano delle strade e delle piazze il teatro di quel grande dramma i cui elementi sono il tradimento, l’assassinio, il dolore di una madre. Ma è davvero il dramma del figlio di Dio fatto uomo che rivive, nei paesi siciliani, il Venerdì Santo? O non è invece il dramma dell’uomo, semplicemente uomo, tradito dal suo vicino, assassinato dalla legge? O, in definitiva, non è nemmeno questo, ed è soltanto il dramma di una madre, il dramma dell’Addolorata?”

Leonardo Sciascia da “Feste religiose in Sicilia” fotografie di Ferdinando Scianna, 1965.

Settimana Santa a Trapani. La Processione dei Misteri

Riti, processioni, funzioni religiose che accomunano fede, tradizioni ed anche folklore, caratterizzano la settimana che precede la Pasqua. Brevi cortei di palme nelle chiese, durante la Domenica delle Palme, danno l’avvio ai riti. Il Martedì si svolge la processione del quadro della Madonna Addolorata detta Madonna dei Massari, che nel pomeriggio del Mercoledì incontra quello della Madonna del Popolo. Il Giovedì nelle chiese vengono allestiti i “sepolcri”, altari che rievocano l’Ultima Cena, riccamente addobbati. Ma il culmine è nella suggestiva ed emozionante Processione dei Misteri a Trapani, composta da diciotto gruppi statuari, in legno tela e colla dei secoli XVII e XVIII, rievocanti episodi della passione di Cristo, seguiti da Gesù nell’urna e dalla statua dell’Addolorata. Affidati alle “maestranze” e portati a spalla, sfilano dalle 14.00 del Venerdi fino al mattino del Sabato. (fonte www.turismo.trapani.it)

Processione dei Misteri di Trapani ph Lorenzo Gigante

Processione dei Misteri di Trapani – ph Lorenzo Gigante

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Venerdì Santo a Erice. La Processione dei Misteri

Il Venerdì Santo sfilano per le vie del centro di Erice i “Misteri”, quattro gruppi statuari in legno, tela e colla (sec. XVIII) raffiguranti episodi della passione di Cristo, seguiti da Gesù nel sepolcro e dalla statua lignea dell’Addolorata (sec. XVI). Partendo dalla chiesa di San Giuliano, in cui sono custoditi tutto l’anno, sono portati in processione in un’atmosfera davvero suggestiva, suggellata dalla musica funebre che risuona per le vie e dalla folla che li segue. (fonte www.turismo.trapani.it)

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Giovedì Santo a Marsala. La Via Crucis

Momento significativo tra i riti della Settimana Santa in provincia di Trapani  è la Via Crucis del Giovedì con personaggi viventi che sfilano per le principali vie della città di Marsala, interpretando i ruoli con grande coinvolgimento emotivo. Suggestive sono le “cadute” del Cristo con la croce, che più volte si ripetono lungo il percorso. Una commovente rappresentazione della Crocefissione si svolge inoltre nella serata dello stesso giorno. Molto partecipata è la processione del Venerdì con la statua dell’Addolorata che segue il Cristo morto. (fonte www.turismo.trapani.it)

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Marsala – La Via Crucis – ph Lorenzo Gigante

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Settimana Santa a Enna

La Settimana Santa di Enna è tra le più spettacolari e ricche di pathos del mondo. Il Venerdì Santo la città è coinvolta con 2500 confrati che sfilano, insieme all’amministrazione comunale ed il clero. Nelle 16 chiese, sedi di confraternite, vengono preparati gli oggetti che saranno portati in processione. La Settimana Santa è ricca di storia e di simboli legati alle consuetudini che si tramandano da secoli, addirittura dal periodo della dominazione spagnola. Tra i simboli, ricordiamo la visiera dei confrati che oggi viene portata abbassata, contrariamente al passato che, per legge, si portava alzata. La banda musicale accompagna le processioni con note meste, scritte da compositori ennesi.

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Settimana Santa Enna – ph Giuseppe Arangio

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Pietraperzia. Lu Signuri di li fasci

L’anima di “lu Signuri di li fasci” è una trave di legno di cipresso, terminante a croce. La trave è alta metri 8,50 con tutta “la vara”. Essa viene portata all’esterno della chiesa del Carmine al tramonto del sole e lasciata in posizione orizzontale nello spiazzale antistante la chiesa stessa . Quindi, nella parte alta della trave viene apposto una struttura metallica di forma circolare. Di lì a poco i fedeli si avvicinano alla croce per annodare al cerchio numerosissime fasce di tela di lino bianche della lunghezza di circa 32 metri e della larghezza di circa 40 centimetri. Per annodare la sua fascia il fedele deve presentare ai confrati responsabi1i un biglietto di iscrizione che serve per registrare il numero delle fasce. La funzione delle fasce sarà quella di consentire ai fedeli di mantenere in equilibrio la lunga asta di legno lungo il percorso processionale.
Intanto, all’interno della chiesa del Carmine, si svolge un altro atto tradizionale di cui non si conosce l’origine: un componente della confraternita tutto il pomeriggio è impegnato a stendere sul corpo del Crocifisso dei nastrini rossi detti “misureddi” (piccole misure) che, così benedetti, vengono legati dai fedeli all’avambraccio o alla caviglia.
Commovente è il passaggio del Crocifisso antico e miracoloso da una mano all’altra (“a ppassamànu”) dei confrati disposti a catena dentro la chiesa del Carmine, mentre pregano gridando la giaculatoria “Pietà e Misericordia, Signuri”. Subito dopo il Crocifisso sarà posto sulla grande croce per la spettacolare “alzata” all’esterno della Chiesa. Questa preghiera sarà ripetuta in processione dai portatori della “vara” ogni volta che sono chiamati dal doppio colpo di un martello di legno per rimettersi sulle spalle il pesante carico. Ai piedi del Cristo in croce viene posto un globo a vetri colorati, simbolo del mondo e delle sue diversità, dominato dalla potenza salvifica di Cristo. Questo globo viene internamente illuminato da 4 lampade che ne fanno risaltare la sua policromia. 

PIETRAPERZIA

PIETRAPERZIA – ph Erminio Gattuso

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San Fratello. La Festa dei Giudei

A San Fratello, in provincia di Messina, Mercoledi, Giovedì e Venerdì Santo, in un mix tra sacro e profano, si svolge la festa dei Giudei. L’origine di questa tradizione risale al Medio Evo e racchiude in perfetta simbiosi fede e folklore. Ha inizio nel 1276 con la “Confraternita dei Flagellanti”, oggi più numerosi, chiamati Giudei. Il loro policromo vestiario è vario e strano, come strani sono i loro comportamenti ed i loro atti sfrenati. Il costume è composto da una giubba e da calzoni rossi, adornati ai lati da strisce di stoffa d’altro colore. Il capo è completamente coperto da un cappuccio, anch’esso rosso, e dalla maschera penzola una grossa lingua di pelle lucida che, insieme ad una grande bocca e a due sopracciglia molto lunghe, conferiscono al mascherone un’aria grottesca e mostruosa. Ai piedi i Giudei calzano delle scarpe in cuoio grezzo o “scarpe di pelo” ed in mano recano mazzi di catene a maglie larghe e trombette. Il Venerdì Santo Per due giorni San Fratello impazzisce: i Giudei, correndo, attraversano strade, si arrampicano sui muri, camminano in pericoloso equilibrio sugli orli di case e balconi, saltano, suonano, fuggono e spariscono, creando un vero pandemonio, assordando e, a volte, impaurendo anche la gente.Festa dei Giudei a San Fratello

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Pasqua a Prizzi. Il ballo dei Diavoli

“U Ballu di diavuli” è una tradizione folcloristico-religiosa legata alle manifestazioni pasquali del comune di Prizzi, in provincia di Palermo.
Di presumibili origini medioevali, la manifestazione conserva evidenti tracce di celebrazioni pagane incentrate sul trionfo della vita e della rinascita della vegetazione, agli inizi della primavera.
Sin dalla mattina del giorno di Pasqua diavoli mascherati (vestiti di rosso) e la morte, vestita del tipico giallo ocra, si aggirano indisturbati per le strade del paese, facendo scherzi e trattenendo i passanti, che vengono rilasciati solo in cambio di un obolo (soldi o dolci).
Il culmine della manifestazione avviene il pomeriggio, quando i diavoli tentano di impedire l’incontro, nella piazza principale del paese, tra le statue del Cristo e della Madonna. Ad essi si oppongono gli angeli che scortano le statue: è questo contrasto, effettuato secondo precise movenze ritmiche, che viene chiamato il ballo dei diavoli. Una volta sconfitti i diavoli, il Cristo risorto e la Madonna si possono finalmente incontrare e il Bene trionfa sul Male.

pasqua a prizzi ballo dei diavoli

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Pasqua a Modica. La Madonna Vasa Vasa

La Domenica di Pasqua si ripete la Festa della Madonna Vasa Vasa, immancabile appuntamento per i modicani e per i tanti visitatori che ogni anno invadono il centro di Modica. Il corso principale riesce a contenere a stento la folla di fedeli che si sposta fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem per assistere al tradizionale “bacio di Mezzogiorno” tra la Madonna ed il Cristo Risorto. Prima di questo momento la Madonna e il Cristo, portati a spalla dai fedeli, si cercano per tutto il corso.

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Modica – La Madonna Vasa Vasa – ph Luigi Nifosì

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Scicli. Festa dell’Uomo Vivo, U Gioia

U Gioia, la festa di Pasqua a Scicli, è una delle celebrazioni pasquali più belle della Sicilia. Al termine della Settimana Santa, le luttuose atmosfere vengono spazzate via dal clima di festa che risveglia gli animi degli sciclitani e trascina tutti in una vigorosa processione che avvolge uomini e cose dentro una nuvola di suoni e colori. È la festa dell’Uomu Vivu o “U Gioia”.

La magia della Pasqua a Scicli ha incantato molti pittori, fotografi, giornalisti e musicisti. Tra i più noti artisti ad aver vissuto la festa c’è Vinicio Capossela. Il cantautore ha infatti inciso il brano Uomo vivo (Inno alla gioia) ispirandosi a questa festa a cui ha partecipato in prima persona, mischiandosi tra i portatori e cantando in piazza. (fonte www.visitvigata.com)

Scicli Uomo Vivo ph Luigi Nifosì

Scicli Uomo Vivo – ph Luigi Nifosì

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Pasqua a Piana degli Albanesi

I riti pasquali a Piana degli Albanesi sono molto suggestivi. Chiaro è il forte legame con l’antica appartenenza all’etnia e alla tradizione albanese, perpetuata da più di 500 anni, riconoscibile negli usi, nelle tradizioni, nei caratteristici costumi femminili riccamente ricamati e nella stessa lingua albanese. La splendida Pasqua, celebrata con il rito bizantino, esprime l’identità inalterata e le profonde radici culturali degli abitanti del luogo.

Piana degli Albanesi (photo Alessandro Ferrantelli)

Pasqua a Piana degli Albanesi  – ph Alessandro Ferrantelli

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Settimana Santa a Caltanissetta

Molto particolare è la Settimana Santa di Caltanissetta. La tradizione del Giovedì Santo nasce intorno al 1700 con la processione delle piccole vare chiamate Misteri, come i misteri della Passione di Cristo.

Con il tempo la processione ha subito cambiamenti ed evoluzioni sia nell’itinerario che nel numero di gruppi statuari che raffigurano la Via Crucis, oggi incrementato a sedici con l’inserimento dell’Addolorata e della Sacra Urna. I gruppi portati in processione, furono realizzati in legno e cartapesta dagli artigiani Biangardi padre e figlio, su commissione degli antichi ceti nisseni (panettieri, zolfatai…) e delle varie confraternite.

Al tramonto del Giovedì le “vare”, addobbate con fiori e frutti, si ritrovano nella piazza centrale, accompagnate da bande musicali provenienti da tutta la Sicilia. La processione interessa tutte le vie del centro storico fino a notte inoltrata, quando si ritrova nuovamente in Piazza Garibaldi, per dare l’ultima emozione ai fedeli con la “Spartenza”, cioè la separazione delle “vare”.

La sera del Venerdì Santo a Caltanissetta è giorno di lutto e di silenzio. Dal Signore della Città , un’antica chiesetta posta nel quartiere popolare di San Francesco, viene portato in processione un Crocifisso ligneo, probabilmente quattrocentesco, oggetto di venerazione e di culto da parte di tutta la cittadinanza, chiamato Cristo Nero, per il suo colore scuro.

La tradizione vuole che il Crocifisso sia stato ritrovato in una grotta all’interno dello stesso quartiere, da due fogliamari, raccoglitori di erbe selvatiche, e che la devozione nei suoi confronti si sia rapidamente diffusa tanto da farne “il Signore della città”. I fogliamari, che oggi appartengono a tutti gli strati sociali, indossano una tunica viola e, a piedi scalzi in segno di penitenza, portano a spalla il tronetto di legno dorato, a forma di corona, che custodisce il Cristo Nero, mentre attorno si intonano le ladate, lamentazioni in arcaico dialetto siciliano.

Alla processione partecipa tutta la maestranza in abiti di lutto, con a capo il vescovo e a seguire il clero, suore, monaci, confraternite e congregazioni religiose. Il Cristo Nero è seguito da una gran folla di persone, per la maggior parte a piedi scalzi per sciogliere un voto o per chiedere una grazia. (fonte Pro Loco Caltanissetta)

pasqua a caltanissetta

Settimana Santa a Caltanissetta

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Pasqua a Sinagra. Corsa di San Leone

Da centinaia di anni ‘A Cursa ‘i Santu Liu caratterizza la domenica di Pasqua a Sinagra. La statua del Santo patrono viene portata a spalla dai fedeli in una lenta e lunga processione che parte dalla Chiesa di San Leone, in campagna. Sul calare della sera e alle porte del paese, l’andatura della processione improvvisamente cambia con la caratteristica corsa finale che termina in Chiesa Madre. L’andatura lenta iniziale della processione simboleggia l’indecisione di Leone nel far ritorno a Catania, dove svolgeva l’attività di Vescovo, mentre la corsa finale rappresenta la sua scelta di rimanere con il popolo di Sinagra. Un evento molto suggestivo che si ripete ogni anno e registra la presenza di migliaia di persone, oltre ai residenti, che con tanto entusiasmo onorano il Santo patrono. La festa continua il Lunedì di Pasqua con la processione del Santo per le vie del paese e con la tipica “Fiera del lunedì di Pasqua”.

Pasqua a Sinagra Festa di San Leone

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Archi di Pasqua a San Biagio Platani

La Festa degli “Archi di Pasqua” è lo spettacolare e suggestivo esito di una competizione artistico-artigianale, unica nel suo genere in Sicilia. Per molte settimane, prima della Pasqua, le confraternite dei “Madunnara” (devoti alla Madonna) e dei “Signurara” (devoti a Gesù), sono impegnate nella costruzione di imponenti composizioni di canne e ferle; queste fanno da incastellatura a magnifici addobbi artistici di agrumi, alloro e soprattutto di pane, nelle più svariate forme e dimensioni. Le grandiose costruzioni artistiche, di archi, cupole, e campanili vengono poi disposte lungo tutto il corso Umberto I, la via principale del paese. La straordinaria ricercatezza delle decorazioni, unita alla illuminazione serale, trasformano San Biagio Platani, in provincia di Agrigento, nel più sontuoso ed accogliente salotto a cielo aperto. Il culmine della manifestazione si ha il giorno di Pasqua, quando il Cristo e la Madonna si incontrano davanti la Chiesa Madre.

Archi di Pane a San Biagio Platani

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Pasqua a Caltagirone. ‘A Giunta

La Domenica di Pasqua a Caltagirone è una grande e sentita festa popolare che si svolge all’aperto, per le vie cittadine.
Si compone di due momenti ‘a Giunta (l’incontro) e ‘a Spartenza (la separazione), durante i quali i tre simulacri di San Pietro, del Cristo Risorto e della Madonna si incontrano e si separano.
Migliaia di cittadini e turisti assistono da ogni angolo della Piazza Municipio, ma soprattutto la Scala Santa Maria del Monte appare come un’immensa platea dove ognuno va a cercarsi un posto per ammirare l’evento.
‘A Giunta, certamente il momento più significativo e spettacolare della festa, è l’esito di un preciso percorso: San Pietro, uscito dalla chiesa omonima, dopo un breve tratto di strada, incontra con immensa gioia il Cristo Risorto; entrambi, risalendo la via Infermeria ed attraversando Piazza Umberto, si dirigono verso Piazza Municipio – il vero e proprio teatro dell’incontro – per dare il lieto annuncio alla Madonna. Da questo incontro deriva la denominazione ‘a Giunta. (fonte Comune di Caltagirone pagina ufficiale)

A Giunta Caltagirone

A Giunta a Caltagirone – ph Andrea Annaloro

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Pasqua a Petralia Sottana. U ‘Ncuontru

La Settimana Santa di Petralia Sottana raggiunge il momento più alto di partecipazione emotiva con il gioioso e commovente “Ncuontru”, a mezzogiorno della Domenica di Pasqua. Sin dalle prime ore del mattino, le campane suonano ininterrottamente a festa annunciando la Resurrezione di Cristo. Sono le ore in cui i congregati delle Confraternite si preparano alla vestizione con i loro abiti tradizionali. Il simulacro della Vergine, ancora ammantata di nero per il lutto, viene portato a spalla dalla Confraternita del SS. Rosario, mentre l’onore di portare il simulacro del Cristo Risorto è riservato alla Confraternita del SS. Sacramento. Le due statue vengono portate attraverso il centro storico, seguendo itinerari diversi per poi fermarsi in punti precisi del paese in prossimità del “Chianu ‘u Culleggiu”, dove attendono lo sparo dei mortaretti e il segnale dei cerimonieri: tre squilli di tromba e tre spari. Il Cristo Risorto e la Madonna si muovono, si intravedono, corrono l’uno verso l’altra. La Madre riconosce il Figlio e perde il velo del dolore. Madre e Figlio si abbracciano, tra applausi, lacrime di commozione, volo di candide colombe, spari di mortaretti e note della banda musicale. Una cerimonia coinvolgente, gioiosa, liberatoria, propiziatrice per tempi migliori. Subito dopo, le due statue, una rivolta verso l’altra in modo da potersi guardare, percorrono il centro storico e rientrano nella Chiesa Madre. (fonte Ufficio turistico Comune di Petralia Sottana)

Petralia Sottana U ‘Ncuontru

Pasqua a Petralia Sottana U ‘Ncuontru

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Venerdì Santo a Barrafranca. U’ Tronu

La Processione del Crocifisso “U Tronu” (il Trono) è il momento più atteso del Venerdì Santo a Barrafranca in provincia di Enna.

La sera, al termine di tutte le celebrazioni liturgiche nelle chiese della città, inizia la processione del SS. Crocifisso, chiamato dalla gente del luogo “U Tronu”, in virtù di una macchina detta appunto “U Tronu” (il trono) che incorpora i meccanismi che ne consentono il sollevamento subito dopo l’uscita dalla chiesa. Il fercolo è sorretto da due “baiarde”, numerate da 1 a 100 in relazione al posto di ciascun portatore.

La statua del Crocifisso viene ricoperta interamente di ori ex-voto donati dai fedeli nel corso degli anni, e viene sistemata al centro della “Sfera”, una struttura lignea ovale che subito prima della processione viene incastonata sul “Mondo”, una grande sfera posta in cima ad un tronco alto circa due metri. La Sfera e il Mondo sono interamente ricoperte da variopinte coccarde di stoffa e fiori chiamate “Scocche”, le quali vengono donate ogni anno dai fedeli come voto al Crocifisso.

La Madonna Addolorata e l’Urna del Cristo Morto escono dalle loro chiese di appartenenza e si avviano verso la Chiesa Madre per unirsi alla processione del Crocifisso. Una volta raggiunto “U Tronu”, inizia la processione con a capo l’Urna del Cristo Morto, seguita dai “lamentatori”, dall’Addolorata con San Giovanni, dalla banda musicale e infine dal “Tronu”.

Barrafranca U Trunu ph Giuseppe Bonasia pasqua in sicilia

Barrafranca ‘U Trunu – ph Giuseppe Bonasia

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