Porto Empedocle nel racconto di Camilleri

 

 “…Nella seconda metà del Quattrocento la Borgata nome ancora non ne aveva, era solo il caricatore di Girgenti, un luogo di raccolta e di smercio del grano che affluiva dall’entroterra. Un diploma dell’epoca lo definisce “lo migliori et lo principali porto di questo regno”.
Migliore, ma soggetto a quello che oggi si direbbe un grave handicap: la sua particolare dislocazione faceva sì che fosse oggetto di rapide quanto devastanti razzie
… Per porvi riparo, essendo imperatore Carlo V, il vicerè Giovanni Vega fece costruire nel 1554 una rocca molto forte si di fabrica come di munizione, per la sicurezza del formento …

Non fu però per dare ordine al paesaggio, ma solo perché il commercio fioriva, che nel 1748 Carlo III di Borbone autorizzò la gettata di un molo. E fu allora che il vescovo Gioeni fece la bella pensata di pigliare il materiale per la costruzione dai ciclopici ruderi del tempio di Giove (quello citato da Polibio), ottenendo così – scrisse un faceto spirito tedesco – il duplice risultato di costruire un molo e d’insegnare l’archeologia ai granchi e alle patelle.
Compiuto lo scempio, da allora il villaggio, che già nel Seicento si chiamava Marina di Girgenti, venne denominato negli anni pubblici Borgata Molo: ma i girgentani, a ricambiare l’antipatia viscerale che gli abitanti della Borgata (un misto di napoletani, salernitani, licatesi e maltesi) avevano sempre verso di loro dimostrata, continuarono a chiamarlo “il sottoposto molo” …

Con Regio Decreto del 4 gennaio 1863 il Molo di Girgenti definitivamente sparì per lasciare posto al Comune di Porto Empedocle, in omaggio a un filosofo che, purtroppo, era girgentano di nascita. Ma la coltellata più grave i girgentani –  senza ancora saperlo – dovevano infliggerla agli empedoclini nel 1867. Il 18 giugno di quell’anno, la signora Caterina Ricci-Gramitto, che aspetta un figlio, spaventata da una passata leggera di colera (o di altra epidemia, che allora varietà non fagliava), decide di trasferirsi momentaneamente da Porto Empedocle in una sua solitaria casa di campagna in località Caos, nel territorio di Girgenti.
E lì, dieci giorni dopo, nasce Luigi Pirandello, che viene così letteralmente rubato agli empedoclini…” (Andrea Camilleri)