La Strada degli Scrittori, nell’area della  Valle dei Templi, unisce i luoghi vissuti da alcuni fra i più grandi autori siciliani. E’ un itinerario ricco di bellezze artistiche, monumentali, archeologiche e naturalistiche, e dall’immancabile tradizione enogastronomica.

Iniziamo il nostro itinerario attraverso i luoghi descritti tante volte nei romanzi di Andrea Camilleri: la Scala dei Turchi, una spettacolare parete rocciosa che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte; seconda tappa è la caleidoscopica cattedrale di sale, in cui è possibile ammirare sculture ricavate direttamente dalla roccia salina, bassorilievi, acquasantiere e arredi sacri.

scala dei tuchi - ph @barbaraslade

Scala dei Turchi – ph @barbaraslade

Il percorso attraversa il mitico giardino della Kolymbethra, luogo di raccolta delle acque in epoca greca, poi trasformato in una sorta di giardino dell’Eden, oggi pienamente recuperato e valorizzato dal Fai.

“…una grande vasca…del perimetro di sette stadi….. profonda venti braccia….dove sboccavano gli Acquedotti Feaci, vivaio di ricercata flora e abbondante fauna selvatica…” scriveva Diodoro Siculo, nel I sec. d.C.

Per Pirandello è “l’antica famosa Colimbètra akragantina … molto più giù, nel punto più basso del pianoro, dove tre vallette si uniscono e le rocce si dividono e la linea dell’aspro ciglione, su cui sorgono i Tempii, è interrotta da una larga apertura. In quel luogo, ora detto dell’Abbadia bassa, gli Akragantini, cento anni dopo la fondazione della loro città, avevano formato la pescheria, gran bacino d’acqua che si estendeva fino all’Hypsas e la cui diga concorreva col fiume alla fortificazione della città”

Giardino della Kolymbetra  ph Emanuele Simonaro

Giardino della Kolymbethra – ph Emanuele Simonaro

Il mito, la storia e la letteratura si confondono dalla contrada Caos, dove si trova la casa natale di Luigi Pirandello , vicino Villaseta ad  Agrigento,  fino al centro storico di Girgenti, i cui personaggi hanno ispirato romanzi e novelle: qui troviamo la Biblioteca Lucchesiana, la Chiesa dell’Itria, dove lo scrittore si unì in matrimonio, la casa di famiglia in via Pirandello, la Chiesa di San Pietro, cortili, vicoli e spettacolari paesaggi, come quello del Viale della Vittoria o di Piazza Sinatra, descritti nei suoi romanzi.

Nella Cattedrale di Agrigento s’incontrano anche i luoghi del Gattopardo. In cima alla Torre campanaria è conservata la lettera del diavolo, misterioso manoscritto di Suor Maria Crocifissa, la Beata Corbera citata da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel romanzo.

Per ripercorrere i luoghi del Gattopardo, bisognerà spingersi fino a Palma di Montechiaro, 20 minuti in auto da Agrigento, dove è possibile visitare i luoghi della famiglia Tomasi, dal palazzo Ducale al Monastero e, infine, il Castello. Imperdibile una visita alle suore di clausura per una degustazione dei famosi biscotti “ricci di mandorla”, conosciuti anche come “ricci del Gattopardo”, celebri in tutto il mondo per essere stati citati in questo capolavoro.

Casa Luigi Pirandello ph @emanuelesimonaro

Casa Luigi Pirandello – ph @emanuelesimonaro

Dallo svincolo della Mosella, di fronte alla Rupe Atenea, ripercorriamo il sentiero che porta alla residenza di campagna del barone Agnello, tra granai, uliveti e campi di maggese. Sono i luoghi di Simonetta Agnello Hornby che hanno ispirato la maggior parte dei suoi romanzi ambientati in Sicilia, nei luoghi mitici dei suoi ricordi d’infanzia.

Altra tappa del percorso è Vigata,  la cittadina della famosa saga de “Il Commissario Montalbano“ di Andrea Camilleri. In realtà è la Marina di Girgenti, l’attuale Porto Empedocle, dove spicca la maestosa Torre di Carlo V  in cui si svolsero i fatti de  La strage dimenticata”, altro romanzo di Andrea Camilleri. 

Scopriamo il fascino dei paesi dell’hinterland, che attraverso progetti innovativi di rigenerazione urbana, sono stati trasformati in centri di grande interesse; come Favara, paese dello scrittore Antonio Russello, i cui quartieri più degradati oggi sono un museo a cielo aperto di arte contemporanea: il Farm Cultural Park.

Farm Cultural PArk - ph A Pistillo

Farm Cultural Park – ph A. Pistillo

A Racalmuto, tra i tanti luoghi d’interesse, troviamo il Castello Chiaramontano e il Teatro Regina Margherita, piccolo teatro all’italiana utilizzato come cinema negli anni in cui Leonardo Sciascia era ancora bambino. Lungo il Corso, la statua commemorativa dello scrittore, scultura di Giuseppe Agnello, coglie Sciascia nell’atto di passeggiare, assorto e con la consueta sigaretta tra le dita. La visita prosegue alla Fondazione Leonardo Sciascia, ex-centrale elettrica elegantemente restaurata, un vero luogo di tesori per gli appassionati e gli studiosi dello scrittore. Poco fuori dalla città, attraverso la strada statale per Montedoro, si raggiungono le tombe sicane cosiddette Grotte di fra Diego La Matina, di cui Sciascia narra le vicende nel romanzo Morte dell’inquisitore. Poco lontano dal paese vi è la casa di campagna dove amava ritirarsi per dedicarsi alla scrittura e incontrare i suoi amici, tra cui noti letterati del tempo.

Caltanissetta, definita da Sciascia la “piccola Atene”, ha dato i natali a personaggi del calibro di Piermaria Rosso di San Secondo, grande drammaturgo, del poeta Stefano Vilardo, e di Emanuele Macaluso, politico e giornalista.

agnello Pasquale - ph distretto Valle dei Templi

Agnello Pasquale – ph Distretto Valle dei Templi

Tra le prelibatezze da gustare menzionate nei romanzi dei nostri scrittori, ci sono i cavatelli di Agrigento, le arance di Ribera, le pesche di Bivona, l’uva di Canicattì, le polpette di sarde e il melone cantalupo di Licata, la minestra di seppie a Siculiana Marina, il coniglio all’agrodolce a Sant’Angelo Muxaro, le stigghiola e i taralli al limone di Racalmuto, ‘u pitaggiu con fave, piselli e carciofi di Castrofilippo, il macco di fave di Raffadali, il tagano di Aragona (torta salata che si mangia soprattutto a Pasqua), i biscotti ricci delle monache di Palma di Montechiaro, il rollò di ricotta e il torrone a Caltanissetta. E ancora, il cous cous dolce delle monache di Santo Spirito di Agrigento, i cuccureddi, antichissimi dolci di Delia e presidio slow food, e le famose ‘mbriulate di Milena.

A Favara, il dolce tipico della tradizione è l’Agnello Pasquale: dolce di pasta reale e di pistacchio, ricoperto della cosiddetta “velata” (zucchero fondente) e riccamente decorato con campanelle, perline argentate, nastri o bandierine rosse. Il dolce risale ai primi anni del Novecento, quando veniva preparato dalle suore del Collegio di Maria del quartiere “Batia” di Favara, per ricordare Gesù come Agnello di Dio. Possiamo assistere alla preparazione del dolce, e mangiarlo ovviamente, al Castello Chiaramonte durante la Sagra dell’Agnello Pasquale che si svolge ogni anno nel periodo delle festività.

Strada degli scrittori info@visitvalledeitempli.it

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