La masseria che bastava a sé stessa

 

“La contea di Modica comprende dodici comuni, che però nella contea propriamente detta, quella dei Cabrera e della corona spagnola, ebbero vicissitudini di aggregazione e di disgregazione, di espropriazione e di restituzione, di pegno razione e di vendita, per cui forse non c’è mai stato un tempo in cui si trovassero effettivamente riuniti. …

In quanto all’architettura rurale, in cui si possono includere (e siamo nel paesaggio) quei muretti a secco che fanno suggestiva geometria – e crediamo si debbano più a una necessaria operazione di spetramento che a una gelosa segnalazione di confine della proprietà: e dovrebbero essere tutelati come parte integrante e caratteristica del paesaggio … è da osservare che ubbidiva a un criterio di autosufficienza, di autarchia.

A differenza della masseria di feudo nella Sicilia occidentale, la masseria della contea bastava a se stessa. Il ricorso al paese, alla città, era minimo: forse si riduceva, per l’acquisto di qualche stoviglia e di qualche ferro del mestiere, alle annuali fiere delle feste patronali.

Nelle masserie si allevavano cavalli, maiali, bovini, ovini, qualche capra, molto pollame; c’erano i mulini ad acqua; si facevano i formaggi (famoso e inimitabile il caciocavallo); si filavano e tessevano lana, canapa e cotone; si lavorava, anche esornativamente, il legno: pali, collari per gli animali, ciotole, mestoli, cucchiai; si conservavano in insaccati e gelatine le carni del maiale; e miele e cera non mancavano, da alveari costruiti e stazionari come da alveari naturali ed errabondi … :il celebrato miele ibleo, da cui in qualche parte della contea ancora si distilla un vino.

E insomma: mentre una masseria della Sicilia occidentale … dice di un’attività agricola e pastorale dedita al frumento e alle pecore ed edificata in ordine al problema della sicurezza, della difesa, una masseria del ragusano … fa pensare a una ricerca della funzionalità e comodità rispetto alle tante attività che più liberamente, con più sicurezza, vi si svolgevano” (Leonardo Sciascia)

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