ITINERARIO 11
Il treno dell’olio e del pane nero – da Palermo a Castelvetrano
km. 121 (x2) da percorrere con Locomotiva diesel storica E646 più n.3 carrozze tipo 1928 serie “Centoporte” più Bagagliaio Di per 234 posti

21 ottobre e 18 novembre 2018

Il treno percorre la linea di costa che da Palermo si indirizza verso Trapani. Giunti a Castellammare del Golfo il tracciato percorre la Riserva Naturale Bosco Alcamo e i Monti di Gibellina. I paesaggi di grano e gli uliveti che si attraversano raccontano una storia rurale ricca di olio di oliva e produzioni casearie (cascavaddu palermitano, caciocavallo di vacca cinisara, vastedda palermitana, belicino, ericino, piddiato) realizzati nei bagli e masserie. Questi edifici spesso fortificati e distanziati,  espressione di comunità autarchiche e con rigide gerarchie, sono ora divenuti archeologia rurale o luoghi di ospitalità; ne resta il ricordo delle lavorazioni impresso nei nomi degli ambienti che li componevano: bagghiu, carrittaria, stadda, casa ri mannira, casa ri stari, stanza ro travagghiu.

Questo territorio ci propone anche un racconto di devozione narrato attraverso feste rurali che scandiscono e propiziano nell’intero anno solare i tempi delle colture, e dove è sempre il pane, che diviene qui pane votivo, ad essere protagonista del racconto e del dialogo tra comunità e divino. Un dialogo lungo millenni e mai interrotto quando nelle Tesmoforie, le feste che celebravano i Misteri eleusini, le comunità offrivano a Demetra, dea delle messi della fertilità, i mylloi, i pani votivi che evocavano nelle loro forme simboliche la fertilità della Madre Terra. Un tema di devozione antico ed eterno come  i testi antichi riproposti poco vicino, sulle scene del Teatro di Segesta e delle Orestiadi di Gibellina.

I fuochi pagani dei Palilia, celebrati a Roma per propiziare il rinnovo produttivo della terra, sono riproposti alle soglie dell’equinozio di primavera, il 19 marzo in onore di S. Giuseppe, rievocando i falò accesi dai pastori per guidare Giuseppe e Maria, e in questa data nel Belìce (ma anche in tante altre parti di Sicilia come Chiusa Sclafani, S. Croce di Camerina, Ragusa) vengono realizzate e offerte ai poveri grandi tavolate con i prodotti del territorio e una serie di pani con simbologie cristiane per ringraziare il santo di avere propiziato la rinascita della natura e un nuovo abbondante raccolto. Un ringraziamento che accompagna le altre tappe della produzione e del raccolto: i pani rotondi dedicati a S. Antonio il 13 giugno e a S. Giovanni il 24 giugno per scacciare malattie sventure  e calamità, i pani realizzati in agosto con la farina della prima macina di grano in forma di zoccolo di bue, (u peri do voi) i panelli di S. Nicolò Tolentino a settembre,  per poi chiudere il ciclo della natura con il pane confezionato per i bambini bisognosi nella settimana di Natale (cacocciolu) e, il 17 gennaio per la festa di S. Antonio, i cuddureddi di S. Antonu dati in pasto agli animali con pruvenna di farro e avena.

Il percorso si conclude in prossimità della costa meridionale a ridosso della Riserva naturale del Fiume Belìce e dell’area archeologica di Selinunte, correndo parallelo al fiume Modione, l’antico Selinon, lungo appena 32 chilometri ma fondamentale nell’alimentare le macine selinuntine nel V secolo a.C. e i tanti mulini di queste terre che hanno lavorato con molitura a pietra i grani siciliani, principalmente della cultivar Tumminia, producendo farine che sono un bene prezioso, alla base  della  realizzazione del pane nero di Castelvetrano.

Pane nero di Castelvetrano

Pane nero di Castelvetrano

 

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