Il treno delle verdure selvatiche, dei formaggi e del pane

da Trapani con tappe di sosta a Salemi e Gibellina nuova

 

9 giugno

Il treno percorre le coste occidentali da Trapani alla Riserva delle Saline di Trapani, fino allo Stagnone, Capo Boeo e Marsala. Da qui va a sud verso Mazara del Vallo, fino alla Riserva di Lago Preola e Gorghi Tondi, per risalire verso nord e attraversare la Valle del Belìce.

Si giunge così alla prima tappa del viaggio, Salemi, inserita nella Rete dei “Borghi più belli d’Italia”. Ci troviamo all’interno di un vasto territorio agricolo con prodotti di eccellenza come il carciofo spinoso di Menfi, la cipolla di Partanna, e un’ampia gamma di verdure selvatiche e di formaggi. Dai vasti uliveti di quest’area nascono gli eccellenti oli extravergini di oliva DOP delle Valli Trapanesi e della Valle del Belìce, mentre l’ampiezza dei territori occupati da vigneti e l’elevata competenza vitivinicola acquisita negli ultimi decenni sono i motivi della produzione di un‘ampia gamma di vini DOC (Alcamo, Erice, Salaparuta, Marsala, Contessa Entellina). Da una visita al Museo di altari e pani votivi di Salemi nella Chiesa del Purgatorio inizia il racconto di una comunità che ha tradotto in forme artistiche le feste e i riti religiosi a protezione dei raccolti. Sono i pani votivi, riccamente decorati a motivi figurati ad esaltare la ricchezza e varietà della natura, che accompagnano il calendario delle feste in coincidenza con i cicli stagionali delle produzioni agricole. Pani quindi in onore di S. Biagio in inverno, di S. Giuseppe in primavera, di S. Antonio in estate. Una visita di Salemi non può prescindere dal quartiere arabo del Rabato, il poderoso Castello edificato a protezione del borgo, i numerosi edifici monumentali come il Duomo realizzato nel ‘600 e restaurato come rudere nella sola parte del presbiterio dopo il sisma del 1968, le Chiese del Collegio e di S. Agostino, mentre le opere conservate nel Museo Civico presso il Collegio dei Gesuiti provenienti da chiese distrutte del territorio sono l’affermazione orgogliosa di una memoria che non vuole essere cancellata.

La seconda tappa, poco distante da Salemi, è a Gibellina Nuova che si raggiunge dopo avere oltrepassato l’Ingresso al Belice, la stella metallica realizzata dallo scultore Pietro Consagra a evocare le tradizionali luminarie delle feste. Una visita a questo borgo è un percorso all’interno dell’utopia in parte fallita della capacità dell’arte contemporanea di restituire dignità e anima a un paese strappato al suo territorio e ricostruito, con una logica devastante da new town, molti chilometri più in là dopo il terremoto che cinquant’anni fa ha devastato l’intero Belìce. Architetture di qualità come Case Di Lorenzo di Francesco Venezia hanno popolato le strade, hanno segnato piazze e slarghi opere d’arte come la Montagna di Sale di Mimmo Paladino. A spazi museali come il Museo delle Trame Mediterranee e il Museo etnoantropologico del lavoro contadino si è affidato il compito di un dialogo tra contemporaneità e tradizione, di recuperare o ricostruire la memoria agro pastorale di queste comunità.

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