ITINERARIO 15
Il treno delle strade del vino e delle rotte del mare  – da Palermo  a Marsala
km. 165 (x2) da percorrere con Locomotiva diesel storica più n.3 carrozze tipo 1928 serie “Centoporte” più Bagagliaio Di con capienza di 234 posti

11 novembre 2018

Il treno percorre il val di Mazara da Palermo a Castellamare, nelle piane che il medioevo vedeva coltivate a canna di zucchero, per addentrarsi nella Valle del Belice, percorrerla lambendo il sito di Segesta, sboccare a mare nelle terre di Selinunte e da lì risalire le estreme coste occidentali verso Mazara del Vallo e Marsala. In un itinerario punteggiato da torri costiere di avvistamento e tonnare in disuso e che, verso l’interno, attraversa le strade del Vino Alcamo”,Terre Sicane”, e “Marsala Terre d’ Occidente”, si toccano i centri abitati che nel mare e nelle terre coltivate hanno trovato fonte di vita e costruito la loro identità, rafforzata annualmente da feste religiose e dalla confezione e offerta di pani e dolci votivi, per ringraziare e propiziare pescati e colture.

Al mare colore del vino, universo ingovernabile, fonte di vita e di pericoli delle comunità di pescatori si legano nel periodo estivo scenografiche e partecipate ritualità come la processione a mare che Terrasini dedica a fine luglio a San Giuseppe, scortato dalle banche dei pescatori, un mese dopo a Mazara, “lu festinu di San Vitu” festa di mare e delle messi con il Santo portato in giro per il paese su un fercolo in forma di barca, o ancora a fine settembre, “u viaggiu” e “a ballata ra trasuta” con i quali a Palermo e nella borgata marinara di Sferracavallo si onorano i santi Cosma e Damiano, protettori di marinari e pescatori, che divengono anche i soggetti dei dolci votivi in pastemiele offerti ai fedeli. E’ un territorio dove nelle tante feste agresti il cibo è essenziale per testimoniare l’atto di fede delle comunità. Le muffulette aromatizzate con semi di finocchio e condite con olio di nocellara, vastedda, sale e pepe che si mangiano nel Belice in onore di S.Martino, o i formaggi in forma di agnellini (aineddi) della Festa de li schietti a Terrasini, o le grandi corone di pane degli apostoli nella settimana santa di Borgetto, o ancora i panini di S. Giovanni che tradizione vuole a Castelvetrano proteggano da fulmini e terremoti.

L’ultima parte del viaggio attraversa ciò che fu latifondo della Chiesa, divenuto ora vaste campagne coltivate che verso l’interno degradano in pianori e colline, attraversate da trazzere e mulattiere, e punteggiate da bagli e mulini. Si giunge a Marsala e a Capo Boeo, dove sorsero Lilibeo e Mothya, dove vissero i miti di Tifeo, delle tre Ninfe, della Sibilla Lilybetana che svela alle donne la verità sulla fedeltà dei loro mariti. Qui è la leggenda della fiera incantata dove nella notte di S. Giovanni compri a buon prezzo arance in oro massiccio. Qui sono le saline e il Museo del sale. Qui, infine, è nato il Marsala, vino dolce, ma anche straordinaria azione di marketing di commercianti inglesi, che crearono un prodotto commercialmente competitivo nel mercato dei vini dolci, utilizzando quei vitigni che nell’VIII secolo avanti Cristo avevano qui introdotto i Greci.

Museo del sale - Ph I. Mannarano

Museo del sale – Ph I. Mannarano

 

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