Il treno della cucina povera dei zolfatari

da Catania con tappe di sosta a Floristella Grottacalda e Piazza Armerina

Locomotiva elettrica d’epoca e carrozze degli anni ’30 “Centoporte” e “Corbellini”

26 maggio

L’itinerario conduce da Catania alle aree interne della Sicilia, per un viaggio nella storia siciliana delle zolfare con le sue seicento miniere attive nell’800, i quarantamila lavoratori tra carusi, picconieri, carcarunara, arditori. E’ una storia che prende avvio virtualmente a Catania dalla Cittadella dello zolfo, costruita per raffinare lo zolfo grezzo e collegare il nuovo porto per le grandi navi con i percorsi ferroviari verso i centri principali della produzione solfifera. Forni di fusione, mulini di raffinazione, camere di sublimazione per produrre il fiore di zolfo, magazzini di stoccaggio sono oggi divenuti archeologia industriale che accoglie congressi, mostre temporanee, il Museo storico dello Sbarco in Sicilia.

Il percorso attraversa abitati e coltivazioni della Piana di Catania e i paesaggi agrari dell’interno, Centuripe, l’Agira del mito di Ercole, il Lago del Pozzillo, i territori coltivati e i pascoli di Leonforte e di Dittaino. Lasciato il treno storico si raggiunge in pullman la Miniera di Floristella che i Baroni Pennisi hanno realizzato come uno stabilimento modello dove sperimentare tecniche nuove di estrazione e lavorazione del minerale. La visita dell’area mineraria, non più in uso, va alla scoperta delle discenderie verso le aree di estrazione nel sottoterra, i pozzi verticali con castelletti e argani, i calcheroni per la fusione dello zolfo, il Palazzo nobiliare dei Baroni Pennisi, disposto su un’altura a controllo della zolfara. E’ previsto un Laboratorio del gusto a cura di Slow Food Sicilia.

Si costeggiano la Riserva Rossomanno Grottascura e Bellia e i boschi posti al centro del territorio dei Monti Erei, abitato dalle comunità gallo italiche di Nicosia, Piazza Armerina, Aidone, Sanfratello, Sperlinga, Novara di Sicilia, accomunate dalla parlata e da un patrimonio di tradizioni e cibo. E’ un territorio ricco di produzioni di eccellenza come il formaggio piacentino ennese, la lenticchia nera delle colline ennesi, il vino cotto di fichidindia, la pesca e la fava larga di Leonforte, e piatti di una cucina tradizionalmente povera come la frascatula, i badduzzi di risu cu brodu, u pani cuttu.

La tappa finale dell’itinerario è Piazza Armerina, centro importante delle aree interne della Sicilia fin dall’antichità, tappa strategica di sosta lungo le strade principali di attraversamento dell’isola, collegata direttamente con i caricatori del grano posti lungo le coste. Lo attesta la presenza poco distante della Villa Romana del Casale con i suoi splendidi tappeti musivi figurati tra le più importanti testimonianze dell’architettura imperiale romana nel Mediterraneo, inserita dall’UNESCO nelle Liste del patrimonio Mondiale dell’Umanità. Ma la visita della cittadina merita da sola la tappa per la ricchezza delle architetture e le opere d’arte conservate nei suoi palazzi e chiese come la Chiesa Madre dedicata a Maria SS. delle Vittorie, il Palazzo Trigona, le Chiese di S. Rocco e di S. Anna, le preziose testimonianze medievali della Commenda e, poco fuori l’abitato, del Gran Priorato di S. Andrea.

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