ITINERARIO 23
Il treno del Pistacchio e delle colture etnee – da Catania a Giarre, a Bronte, a Randazzo
km. 88 (x2) da percorrere  con locomotiva elettrica storica E646 + 2 carrozze tipo 1959 serie Bz45000 + bagagliaio Uiz + 2 automotrici FCE RALn64 per una capienza di 128 posti
☑️  4 agosto – 18 agosto – 8 settembre 2018

Il treno percorre la costiera ionica da Catania a Giarre e da qui l’itinerario fino a Bronte si realizza lungo la ferrovia a scartamento ridotto della Circumetnea, attiva dal 1895 lungo le pendici meridionali dell’Etna da Catania a Riposto.

Partiti da Catania si risale la costiera ionica in direzione nord percorrendo la possente falesia della Timpa ad Acireale, e lambendo più a nord la riserva naturale dell’Isola Lachea e dei Faraglioni dei Ciclopi. Sono i grandi fondali naturali dove si svolsero i miti di Aci e Galatea, Ulisse e Polifemo, in un tratto di costa punteggiato da piccoli villaggi di pescatori e, più a monte, ricco nell’ottocento di agrumeti, pini mediterranei, palme e filari di cipressi.

La seconda parte dell’itinerario, condotta nei treni della Circumetnea, percorre il pendio dell’Etna che con i suoi 110 chilometri di circonferenza è il più grande vulcano attivo d’Europa, oltre ad essere un Parco Naturale di 59.000 ettari e, dal 2013, uno dei luoghi siciliani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Nel mito Etna era la ninfa figlia di Urano e di Gea e i miti sono di casa in questi luoghi. Li popolano Tifeo, Encelado, Efesto, Re Artu, che secondo la leggenda fu trasportato lì con la sua Curia da un incantesimo della Fata Morgana.

Il percorso è caratterizzato da paesaggi ricchi di una grande varietà di colture e una ricca produzione di frutta dalla storia antica: le diverse varietà di mele dell’Etna(cirino, cola, gelato, gelato cola), pere etnee (butirra d’estate, spinelli, ucciardona, virgolose), ficodindia dell’Etna (sulfarina, sanguigna, muscaredda, trunzara, pannittera); e poi ancora pesche tabacchiere, ciliegie mastrantonio, funghi porcini dell’Etna, fragole, nocciole, castagne, fino a giungere nell’area del pistacchio, alla Ducea di Bronte.

La viticoltura dell’Etna, millenaria, creando vigneti in terrazzamento e in pendio, ha purtroppo ridotto a pochi vitigni la straordinaria biodiversità di 40 varietà autoctone coltivate nell’ottocento sui suoi crinali terrazzati. A impreziosire questi territori sono le sapienti opere di ingegneria adottate dall’uomo per strappare terra fertile da coltivare al vulcano e i numerosi diffusi esempi di architettura rurale storica delle case-cantina etnee, che uniscono in sé la residenza e l’attività di vinificazione del palmento.

Il viaggio si conclude a Bronte resa celebre per l’eccezionale varietà di pistacchio che si produce. Un territorio che ha vissuto sanguinose pagine di storia (la Cacciata degli Arabi del 1040, la Repressione dei moti rivoluzionari della Repubblica Partenopea nel 1798, la Repressione garibaldina dei moti popolari nel1860) ma anche la vicenda singolare, alle soglie dell’ottocento, dell’Abbazia medievale di S. Maria Maniace donata da re Ferdinando IV di Borbone all’ammiraglio inglese Orazio Nelson e trasformata nella Ducea di Nelson.

Ducea di Nelson a Bronte

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