Il Treno del gelato e della cucina di strada – da Palermo a Cefalù

km 68 (x2) da percorrere con Automotrici diesel storiche Aln668 serie 1600 per una capienza di n. 136 posti

29 settembre 2018

Il viaggio conduce lungo i paesaggi costieri da Palermo alle Madonie, attraversando sequenze di aree edificate e luoghi densi di storia (le ville barocche di Bagheria, le antiche Solunto e Imera) e la vasta Piana di Termini, per giungere a Cefalù. Un percorso ampio come il sito seriale arabo normanno di Palermo e Cattedrali di Cefalù e Monreale, inserito dall’UNESCO nella World Heritage List.

Popolano questa parte di Sicilia borghi marinari lungo le coste, spesso profondamente trasformati dalla pressione abitativa, e comunità contadine nei territori delle aree più interne, capaci queste ultime di perpetuare le tradizioni casearie di formaggi di pregio, grazie ad allevamenti di popolazioni bovine autoctone.

La vicinanza a Palermo non ha impedito che feste e riti consolidassero il rapporto con i Santi patroni a protezione di raccolti e pescato, come per la festa agostana del SS. Salvatore a Cefalù che nella rappresentazione dell’antinna a mari evoca la difficoltà del lavoro del mare. Sono del mondo contadino le feste celebrate il 19 marzo a Bagheria e Casteldaccia in onore di S. Giuseppe con le tradizionali cene e i falò alle soglie della primavera e una seconda, “a festa ranni” celebrata in agosto, a protezione del raccolto.  Il progressivo spopolamento delle campagne ha fatto perdere il senso di queste tappe, e la festa ranni si è trasformata nella festa patronale ad uso  degli emigrati tornati in vacanza.

A questo territorio e a Palermo va il riconoscimento internazionale della sua cucina di strada, che vive soprattutto nei suoi mercati storici, luoghi di mediazione tra campagna, coste e città, popolati  di prodotti e bancarelle e delle grida dei venditori (le abbanniate) ricche di fantasia e allusioni. E’ un mondo ricco di mestieri, degni di essere iscritti tra i Tesori Umani Viventi dell’UNESCO: i mensari, che su ripiani improvvisati arrostiscono immersi in nuvole di fumo, i friggituri di panelle, crocchè e pesciolini minuti, gli sfinciari che propongono verdure fritte in pasta lievita, i babbaluciari per gustare in piedi lumache in bianco o al sugo. Un mondo a sé è quello della cucina di strada del quinto quarto, nata in questi mercati nel medioevo dalla comunità ebraica e perfettamente in linea con le nuove tendenze dello spreco alimentare zero. Milza, polmone, trachea, orecchie, piedi, mammelle, testicoli, budella, stomaci. Nulla è gettato via del vitello, neppure i cascami di lavorazione della sugna. In una fantasia creativa senza limiti nascono pietanze dai nomi oscuri e sapori intensi: stigghiola, musso, quarume, frittola, pani ca meusa.

Anche il gelato è attore protagonista di questo mondo della cucina di strada palermitana. Un tempo portato in giro e servito dagli ambulanti con un carretto a tre ruote, ora mangiato dentro una brioscia, rigorosamente col cocuzzolo, o degustato ai tavolini di un bar come spongato o pezzo duro.

Babbaluci - Ph M. Mannarano

Cucina di strada – Babbaluci – Ph Marta Mannarano

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