ITINERARIO 1
Il Treno dei pani votivi, feste del mare, dolci conventuali  – da Agrigento al Tempio di Vulcano, a Porto Empedocle
km. 14 (x2) da percorrere con n. 2 automotrici diesel storiche Aln668 serie 1600 per una capienza di 136 posti
☑️  28 luglio – 4 agosto – 11 agosto – 18 agosto – 25 agosto – 1 settembre 2018

In un itinerario di appena 28 chilometri e un’eccezionale densità di storia e luoghi vissuti, si va da Agrigento alla vicina Porto Empedocle per giungere, nella Valle dei Templi, al Tempio di Vulcano e al Giardino della Kolymbetra.

In questa piscina di 7 stadi e profonda 20 cubiti, celebre nel Mediterraneo in età greca, sboccavano gli acquedotti feaci e la popolavano pesci e cigni, meraviglia della natura e del genio umano quasi cancellata da secoli di abbandono.  Il giardino, di recente recuperato, è divenuto il Museo Vivente del Mandorlo accogliendo oltre trecento specie siciliane, a fianco di carrubi, pistacchi, noci, agrumi, gelsi, melograni, olivi, macchia mediterranea.

Nella Valle i greci di Sicilia dedicarono a Demetra e Kore santuari, ma è la Sicilia greca stessa ad essere dedicata alle due divinità e al rinnovarsi annuale della natura. Una devozione vissuta anche attraverso i pani votivi, i mylloi, rimasta viva nelle comunità rurali fino ai giorni nostri confezionando e offrendo al santo patrono pani votivi per ringraziare dei raccolti e propiziarne di nuovi, ancora più abbondanti. In queste terre il legame si è costruito nei secoli con San Calogeroil santo nero festeggiato all’inizio di luglio e i pani votivi sono i muffuletti di San Calò, che i fedeli confezionano con grano duro e semi di finocchio e che ad Agrigento usano benedire alla Kolymbetra. I muffuletti di San Calogero sono neri come il colore del santo perché rivestiti di semi di papavero, lanciati tra urla durante la festa in direzione della sua statua, portata di corsa a perdifiato per le strade dai percolanti scalzi. Una rappresentazione collettiva e spettacolare che coinvolge con grande passione le comunità ad Agrigento, Porto Empedocle, Favara, Aragona, rievocando la  vicenda del Santo che, nell’Agrigento resa deserta e spettrale dall’epidemia di peste, con rullare di tamburi e urla chiese e ricevette in dono il pane per sfamare i poveri, lanciato da finestre e balconi dai ricchi, terrorizzati e barricati in casa.

La terra in Sicilia è sempre stata espressione di una ricca biodiversità e i suoi  prodotti, spesso di grande qualità, sono stati utilizzati nei secoli dalla cucina siciliana creando una pasticceria di assoluta raffinatezza che le vicende storiche dei casati nobiliari e le rigide regole che decretavano i destini delle figlie femmine hanno affidato alle mani sapienti delle suore. E’ sterminato l’elenco di prelibatezze dell’arte dolciaria conventuale siciliana, sul quale è possibile costruire attraverso l’isola raffinati percorsi di dolcezza (minni di virgini, conchiglie di mandorle e pistacchio, cuscuso dolce di pistacchio, mandorla e cioccolata e tanti altri ancora), rimasti impressi nella memoria di una Sicilia ormai cancellata o resi eterni nel racconto letterario.

Festa di San Calogero ad Agrigento

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