ITINERARIO 13
Il treno dei formaggi e del cibo povero delle zolfare – da Palermo  a Dittaino (Floristella Grottacalda)
km. 174 (x2) da percorrere con Locomotiva elettrica storica E646 più n.3 carrozze tipo 1928 serie “Centoporte” più Bagagliaio Di per 234 posti

14 ottobre 2018

Il percorso verso la regione delle zolfare, nelle aree interne nissene ed ennesi, prende avvio virtualmente dalle banchine del porto di Palermo dalle quali partivano le navi degli emigranti, fuggiti dalle zone più povere della Sicilia. Un destino diverso e altrettanto duro poteva essere l’accettare il lavoro in una delle centinaia di miniere di zolfo aperte nel centro dell’isola.

Dopo avere attraversato le Piane di Bagheria e Termini ci si addentra verso l’interno in un percorso popolato di credenze e superstizioni: la Reggia di Minosse nelle Grotte della Gurfa ad Alia, l’enorme Biscia biddrina nascosta nel Lago sfondato di Marianopoli,  Euno che guidava gli schiavi ribelli alla conquista di Enna vomitando fuoco di zolfo dalla bocca.

I romani hanno introdotto in Sicilia le miniere di zolfo e altre se ne aprirono fino al 1600, ma la grande industria dello zolfo siciliana è nata grazie alle scoperte tecnologiche di età borbonica e, all’inizio dell’800, per la fortissima domanda di zolfo del mercato internazionale, con centinaia di miniere aperte nelle sue aree interne che impegnavano 40.000 lavoratori agli inizi del novecento. E’ una storia che accomuna in un destino di tragica violenza e sfruttamento umano gli zolfatari siciliani, i picconieri ad estrarre lo zolfo dalle gallerie, i carusi a trasportare all’esterno enormi sacchi con i materiali estratti. Un poco meglio andava a chi lavorava fuori dalle gallerie, calcaroni, arditori, vagonari.

Il cibo delle giornate di lavoro, portato da casa in uno strofinaccio, rasentava la sopravvivenza: pane con una sarda salata, talvolta intinta nello zolfo, cipolla, olive, lattuga. Il sabato sera in taverna con gli altri operai (lo schiticchiu) era giorno di festa, celebrato con numerosi assaggi, le isca di viviri o vucativi (olive nere cunzate, fave tostate, calia e semenza, cardi crudi, sarde salate), proseguendo poi con una minestra (come il macco di fave), e un secondo piatto di quinto quarto servito a stricasale (musso, quarume, lattuniddu, gargianili) o di baccalà fritto o in pastella. Di dolce, per finire, mastazzola di carrube, mandorle e cannella.

Le produzioni di formaggi di pregio (caciocavallo palermitano o di vacca cinisara, vastedda palermitana, piacentino ennese), e il recupero di produzioni storiche come il pomodoro siccagno del Bilici, le lenticchie di Villalba, le lenticchie nere ennesi ci raccontano che un’altra storia si è creata, parallela a quella degli zolfatari, costruendo nella difficoltà del lavoro dei campi comunità rurali e realtà imprenditoriali che aiutano la crescita di questi territori.

La tappa finale del viaggio ci conduce alla Miniera Floristella dei Baroni Pennisi, ora divenuta il Parco Minerario Floristella Grottacalda, a ridosso della  Riserva Naturale Rossomanno, Grottascura, Bellia e dei Boschi di Piazza Armerina.

formaggio piacentino - Enna

formaggio piacentino – Enna



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