Il treno dei formaggi dell’agrigentino

da Porto Empedocle con tappe di sosta a Porto Empedocle, Agrigento e Favara

Locomotiva diesel d’epoca e carrozze degli anni ’30 “Centoporte”

23  giugno

Un itinerario di appena ventotto chilometri collega Porto Empedocle alla vicina Agrigento, all’interno di un ampio comprensorio caratterizzato da produzioni agricole di pregio come le vaste coltivazioni di grani siciliani, la cipolla paglina di Castrofilippo, l’uva da tavola di Canicattì, le arance bionde di Ribera, mentre significative aree destinate al pascolo e l’allevamento della pregiata capra girgentana spiegano l’offerta di formaggi di qualità.

Prima tappa del viaggio è Porto Empedocle, borgo marinaro ampliato intorno alla rocca cinquecentesca voluta dal vicerè Giovanni Vega e all’attività di porto commerciale del grano al servizio di Agrigento. Le vite della cittadina marinara e della vicina Agrigento si sono intrecciate in continue rivalità e singolari episodi come quando, a metà del ‘700, il Vescovo Gioeni ha deciso scelleratamente di ampliare il porto utilizzando larga parte dei blocchi di pietra del grandioso Tempio B di Giove Olimpico ad Agrigento. Ma Porto Empedocle è la Vigata del Commissario Montalbano nell’immaginario letterario di Andrea Camilleri e questo dà lo spunto a un possibile itinerario che conduca attraverso gli scenari descritti dallo scrittore.

Un analogo itinerario letterario, questa volta legato alla scrittura del drammaturgo Luigi Pirandello, può accompagnare il viaggiatore alla scoperta di Agrigento, seconda tappa del viaggio, prendendo avvio dalla sua Casa Museo in Contrada Kaos, ai margini del Parco della Valle dei Templi. Qui sono i santuari in onore di Demetra e Kore, dee nella Sicilia antica a protezione del lavoro dei campi e della fertilità della terra. Qui è anche il Giardino della Kolymbetra, meraviglia della natura e del genio umano celebrata nel Mediterraneo in età greca ma quasi cancellata da secoli di abbandono prima del suo recente recupero. E’ ora trasformato nel Museo Vivente del Mandorlo con oltre trecento specie siciliane a fianco di carrubi, pistacchi, noci, agrumi, gelsi, melograni, olivi, macchia mediterranea. Spostandosi nell’abitato moderno sono la Biblioteca Lucchesiana e la Cattedrale le tappe irrinunciabili, come il teatro ottocentesco Luigi Pirandello realizzato con la supervisione di Giovan Battista Basile.

Tappa conclusiva dell’itinerario è Favara con la grande Chiesa Madre e il poderoso Castello duecentesco che si affaccia sulla piazza Cavour, a ridosso dei palazzi Albergamo e Fanara e delle chiese del Rosario e del Purgatorio. Favara è conosciuta per l’utilizzo di prodotti d’eccellenza del territorio, mandorla e pistacchio, e per un agnello pasquale confezionato di pasta reale e ripieno di pistacchio.
Negli ultimi anni la scommessa culturale dei due mecenati Florinda Saieva e Andrea Bartoli ha posto Favara tra le mete internazionali dell’arte contemporanea con Farm Cultural Park. Spazi espositivi, residenze d’artista, percorsi esperenziali dedicati a cibo e natura, una scuola di architettura per bambini popolano questo stimolante incubatore di espressioni artistiche del contemporaneo.

Il Farm Cultural Park di Favara

Il Farm Cultural Park di Favara

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