Itinerario 10
Il Treno dei dolci e dei formaggi del Val di Mazara – da Palermo a Caltanissetta
km. 152 (x2) da percorrere con Locomotiva elettrica storica E646 più n.3 carrozze tipo 1928 serie “Centoporte” più Bagagliaio Di per 234 posti

7 ottobre, 11 novembre, 2 dicembre 2018

Il percorso che conduce da Palermo alle aree interne del nisseno, realizzato alle soglie dell’inverno, attraversa paesaggi di colture appena al risveglio, come i mandarini tardivi dell’area di Ciaculli. Le feste della fase finale dell’anno nella tradizione contadina chiudono con cortei, falò e offerte votive il tempo delle colture e aprono il nuovo ciclo di fertilità. Tutto ciò diviene spesso in città, e ne è un esempio Palermo, occasione di esperienze collettive di cucina di strada, festeggiando con ricche preparazioni dolci e salate il passaggio dal sonno al risveglio della natura.

E’ tradizione a Palermo, che alla vigilia dell’Immacolata, si mangi lo sfincione, pizza di varie forme realizzata in famiglia, oppure proposta per strada da motoapi trasformate ad hoc, o servita dai panifici della città. Le sue tante ricette partono da una pasta lievita gonfia e spugnosa e da un condimento di caciocavallo, acciuga e pangrattato e numerose sono le varianti nel palermitano.

La tradizione siciliana assegna ai defunti il ruolo di fare germinare il grano, e così la Festa dei Morti, che in Sicilia ha singolari assonanze con la Dia de los Muertos messicana, fa coincidere il ritorno dei morti con l’avvio del ciclo agrario annuale, l’inizio e la fine quindi, con i bambini che offrono ai defunti la mattina della festa un canestro di dolcezze e prodotti del territorio:  un altarino dominato da un coloratissimo pupo in zucchero, e poi frutti di martorana, biscotti “taitù”, dolci figurati a base di miele (cosi ruci ri mieli), cotognata, mostarde di fichi d’india, torroni.

Pochi giorni dopo si svolge la festa in onore di S. Martino e i biscotti chiamati col suo nome è uso che vengano offerti dai fidanzati alla propria amata, scegliendo tra la versione tradizionale liscia, o rivestita da semi di sesamo (inciminato), morbida e con farcitura di ricotta (rasco), con glassa di limone e ripieno di confettura (cuffitedda).

La festa di S. Lucia di Paese riprende la tradizione dei riti pagani del solstizio d’inverno per celebrare la fine del ciclo agrario e l’inizio del nuovo.  A Palermo tutto ciò si trasforma in un collettivo e assai singolare digiuno penitenziale in ricordo dei miracoli della Santa, che impegna i devoti in un tour de force gustativo, dal mattino alla sera, dove a restare esclusi sono unicamente il pane e la pasta.

Queste feste urbane sono il ricordo di riti agrari e di forti legami con la natura che sono patrimonio di una cultura contadina ancora viva nelle aree più lontane dalla città, dove i vasti campi a seminativo e le ampie aree di pascolo ospitano allevamenti di razze autoctone e dove  la sapienza dei casari è stata negli anni in grado di produrre un ricco campionario di  formaggi tipici di questi territori, dal cascavaddu e vastedda palermitani, al caciocavallo di razza cinisara, al piacentino ennese.

Sfincione palermitano

Sfincione palermitano


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