Nel cuore pulsante del centro storico, Piazza Stesicoro, i fasti della Catania romana riemergono attraverso l’anfiteatro, di cui è visibile la porzione riportata alla luce nei primi anni del Novecento

La maggior parte della struttura giace infatti sotto le attigue via Neve, via Manzoni, via del Colosseo e via Penninello, in quanto, nella fase post terremoto 1693, le sue rovine servirono da fondamenta per gli edifici che sovrastano la piazza, come Villa Cerami, sede del Dipartimento di Giurisprudenza, o la attorniano, come la chiesa di San Biagio e Palazzo Tezzano.

Anfiteatro Romano

Anfiteatro Romano (Ph. Parco  Archeologico Catania)

In origine l’edificio sorgeva alla periferia della città, lungo la strada che collegava Catania all’entroterra, e a ridosso dell’acropoli su cui oggi svetta il Monastero dei Benedettini. La struttura era costruita prevalentemente in pietra lavica, e si sviluppava attorno a un’arena ellittica di circa 70 x 50 metri, con muri radiali, pilastri e volte. Gli archi erano costruiti con grandi mattoni rettangolari di colore rosso; la cavea – trentadue gradinate distribuite su tre livelli separati da due corridoi e articolate in settori da scalette in pietra lavica – era probabilmente in blocchi di calcare e in alcune parti era rivestita in marmo. L’edificio, inoltre, era abbellito da colonne, statue e bassorilievi, mentre un sistema di travi e blocchi di pietra sosteneva in cima la copertura in tessuto (velarium) che proteggeva gli spettatori da piogge e sole.

Veduta aerea dell'Anfiteatro

Veduta aerea dell’Anfiteatro (Ph. Parco Archeologico Catania)

Di dimensioni ridotte al momento della edificazione nella seconda metà I sec. d.C., l’anfiteatro catanese fu ingrandito intorno alla metà del II secolo d.C. in modo da ospitare oltre 15.000 spettatori divenendo con i suoi 125 x 105 metri di estensione uno dei maggiori del mondo romano.

Alla fine dell’impero nel IV secolo d.C., l’edificio cadde in disuso e al suo interno si installarono botteghe di commercianti e artigiani, attive fino al VI-VII secolo d.C. Di seguito fu ridotto a cava di pietra e, durante la guerra dei Vespri, gli Angioini si servirono dei suoi ambulacri per penetrare all’interno della città; perciò le arcate esterne furono successivamente murate e gli ambulacri riempiti di macerie. Dopo il terremoto del 1693, la progressiva copertura ne fece perdere la memoria fino agli scavi di inizi Novecento.

Archi in mattone rosso (Ph. Parco Archeologico Catania)

Oggi la porzione riportata alla luce è aperta al pubblico e ricostruzioni in 3D offrono al visitatore la possibilità di osservare l’edificio nel suo verosimile aspetto originario.

Guarda il trailer della ricostruzione virtuale dell’Anfiteatro Romano di Catania

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