Trapani ha la forma di una falce (in greco Drepanon) e una posizione geografica invidiabile: tra i due mari, ai piedi del Monte Erice, vicino il sito archeologico di Selinunte, di fronte le Isole Egadi e le saline, che furono strappate al mare dai Fenici come racconta la leggenda. Passeggiando nel suo centro storico sono subito evidenti le varie stratificazioni culturali che, nei secoli e attraverso le tante dominazioni, hanno lasciato testimonianze di valore architettonico, artistico e monumentale.

I Misteri della Chiesa del Purgatorio

La settecentesca Chiesa del Purgatorio custodisce i “Misteri”, 20 gruppi scultorei realizzati da artigiani trapanesi, raccontano la Passione di Cristo.

Da questa chiesa del 1600, di origine spagnola, ogni Venerdì Santo parte una delle più antiche manifestazioni religiose d’Italia: La processione dei Misteri. I venti capolavori vengono portati lungo le vie della Città. L’imponente processione si snoda per le vie cittadine, nell’arco di 24 ore, in un emozionante insieme di religiosità, suoni, luci e colori. I gruppi addobbati con preziosi ornamenti e composizioni floreali, vengono portati a spalla dai “Massari”, che con la annacata imprimono ai gruppi sacri un movimento che segue la cadenze delle note delle bande musicali.

Il Museo Pepoli

Il conte Agostino Sieri Pepoli, mecenate trapanese, nel 1906 fondò questo museo nel trecentesco ex convento dei Padri Carmelitani, attiguo al Santuario di Maria SS. Annunziata.

Ospita una raccolta di opere d’arte siciliane dal XIII al XIX secolo, tra cui sculture della scuola del Gagini e collezioni di arti figurative e decorative del territorio, presepi dell’artigianato trapanese, caratterizzati dalla manifattura in Legno, Tela e Colla; oreficeria, con gioielli appartenenti al tesoro della Madonna di Trapani, argenti della tradizione trapanese e alcune pregevolissime opere in corallo, materiale che aveva in Trapani un importante centro di produzione e lavorazione, paramenti sacri, abiti d’epoca appartenuti alla nobiltà trapanese, maioliche, cimeli del Risorgimento.

Nel Santuario è conservata la statua marmorea della Madonna di Trapani, opera di Nino Pisano della metà del XIV secolo

MOZIA

Ecco l’isola museo! Un suggestivo tuffo nel passato dei naviganti fenici e dei coloni greci.

L’isola si raggiunge in barca facendo un breve giro nella laguna cullati dal sole, dal lieve dondolio e dalle chiacchiere del barcaiolo. L’imbarcadero è attiguo alle Saline vicino Marsala ed è di per se un posto unico. Il tragitto dura pochi minuti e si può iniziare la visita, seguendo, a destra o a sinistra, il percorso delle mura che sono state riportate alla luce in molti punti. Mòzia aveva probabilmente quattro porte. Alle due estremità dell’isola, si trovano la porta Nord e la porta Sud. Se siamo andati a destra, verso la parte settentrionale dell’isola, entreremo dalla porta Nord. Ma, prima di entrare, ammireremo un’opera di straordinario interesse, che si vede nettissima se è bassa marea: si tratta, semplicemente, di una strada costruita sul fondale, paludoso e poco profondo, che univa l’isoletta alla Sicilia.

Entrando nella città dalla porta Nord, si trovano, poco oltre, i resti di un interessante santuario monumentale detto di Cappiddazzu (forse per un cappellone spaventapasseri che ne identificava il luogo). Poco lontano, in prossimità di una fornace per ceramica, è stata rinvenuta la bellissima statua del così detto Giovane di Mozia, esposta nel Museo locale. Procedendo verso ovest, si giunge alla Necropoli arcaica (con tombe cinerarie che sono semplici vasi ricoperti), e poi ecco il Tophet, un vasto recinto sacro di forma triangolare, dove si celebravano i culti delle divinità fenicie. Andando ancora in direzione ovest e poi ad est, rasentando le mura, oppure attraverso i viottoli tra i campi, si giunge alla parte meridionale dell’isola dove si trovano la porta Sud e il Kothon.

Uno straordinario porto artificiale, quasi una darsena, costruito secondo le tecniche tipiche del mondo fenicio-punico, risale al VI sec., ha forma rettangolare, il fondo è ricavato dalla roccia naturale levigata e i bordi sono realizzati con blocchi lisci e squadrati. L’acqua del mare penetra all’interno del bacino, attraverso uno stretto canale, caratterizzato da un solco longitudinale, fatto per tirare le navi in secca. Le banchine laterali servivano per l’attracco delle imbarcazioni, e per la loro manutenzione. Da qui, proseguendo verso est, si giunge alla cosiddetta Casa dei mosaici, splendida dimora, il cui peristilio, che era caratterizzato da colonne doriche, reca un raffinato mosaico, realizzato con ciottoli marini, raffigurante alcuni animali e fasce decorative.

A pochi passi, c’è il piccolo museo dell’isola, il Museo Whitaker, risistemato anche in virtù degli auspicati ritorni, da restauri e mostre, della famosa statua in marmo del Giovane di Mozia, o Auriga di Mozia, come ad alcuni piace chiamarlo. È una statua della metà del V sec. a. C., e si è pure pensato che possa trattarsi di un magistrato. Il Museo espone i materiali rinvenuti nell’isola, dagli scavi più antichi fino a quelli più recenti. Le cose più interessanti sono: un gruppo scultoreo che raffigura due leoni in lotta con un toro, i numerosi esempi di stele provenienti dal Tophet, i corredi tombali, le ceramiche, i vasetti di vetro per profumi ed unguenti. La presenza di materiale greco, insieme a quello punico, dimostra che profondi contatti culturali si instaurarono tra l’elemento punico e quello greco. Lo stesso Giovane Auriga – la tunica finissima, pieghettata, ne vela dolcemente il corpo – presenta, insieme, caratteri punici ed ellenizzati.

Oltre alla millenaria storia si respira una densa natura. Mozia è nel cuore della Riserva Naturale Orientata delle Isole dello Stagnone, di cui fanno parte l’Isola Grande, Schola e Santa Maria.

Qui l’uomo, grazie all’armonia tra mare, vento e sole, nei secoli ha creato le saline, un insieme di vasche, canali, bagli e mulini a vento dove uccelli stanziali e migratori trovano riparo. In questa Via del Sale non perderti uno dei tramonti più belli del Mediterraneo.

LA RISERVA NATURALE DELLO ZINGARO

La Riserva dello Zingaro si estende per una fascia litoranea di circa 7 Km, tra Scopello e San Vito Lo Capo. E’ considerato, da biologi e naturalisti, un vero paradiso per la grande varietà di ambienti naturali presenti, per la ricchezza di piante endemiche e per la fauna rara tra cui diverse specie di rapaci. I massicci calcarei che la sovrastano fanno da quinta ad una serie di bellissimi golfi caratterizzati da una fascia costiera segnata da basse scogliere e profonde distese di sabbia finissima che lambiscono un mare limpido ed incontaminato.

Ovunque si avverte la presenza dell’uomo in un sodalizio che dura da secoli. Testimone dei primi insediamenti preistorici in Sicilia è la Grotta dell’Uzzo.

Il mare turchese, la trasparenza dell’acqua e ed il paesaggio subacqueo, con una prateria abitata da una fauna tipica del mediterraneo, rappresentano una peculiarità difficilmente riscontrabile in altri ambiti costieri.

Lo Zingaro, con i suoi tre sentieri: costiero, di mezza costa ed il sentiero alto, presenta uno stretto legame con il mare, che ne delimita il confine geografico, ma, soprattutto, fa da sfondo costante ad un paesaggio mozzafiato.

ERICE

Questo borgo medievale è una straordinaria sintesi di arte, storia e paesaggio.

Qui i Miti della storia ci sono tutti. I troiani, fuggiti da Troia,vi trovarono il luogo ideale, come ci racconta Tucidide; Virgilio nell’Eneide ci narra come Enea vi giunse per la morte del padre e per i giochi in suo onore. Virgilio, ci racconta della lotta tra Ercole ed il gigante Erix. Nell’antichità Erice fu celebre per il tempio, tutt’ora visibile, in cui si svolgevano riti sacri e culti pagani.

Questo borgo medievale è perfettamente integrato con armonia nel suo monte e natura circostante. L’impianto urbano triangolare è delimitato sul lato occidentale da mura ciclopiche, interrotte da torrioni e da tre porte: porta Spada, porta del Carmine e porta Trapani.

A sud-est dell’abitato il bellissimo giardino del Balio e il castello Pepoli o di Venere, costruito in età normanna. La vista da qui è meravigliosa ed è molto probabile che ti possa trovare immerso tra le nuvole, in una atmosfera da fiaba.

Ci sono più di sessanta chiese di preziosa testimonianza storica. La chiesa di San Martino, di San Cataldo e di San Giovanni Battista, ricostruita nel ‘600 con il suo portale gotico d’ingresso. La Matrice, con il suo straordinario portale ogivale, ha all’interno la Madonna col Bambino in marmo, opera di Domenico Gagini, e il trecentesco il massiccio campanile isolato della chiesa, merlato ed ornato di bifore e monofore, di ispirazione chiaramontana. La Chiesa di San Giuliano, edificata nel 1070, per volere di Ruggero il Normanno, è una delle prime chiese costruite a Erice. San Giuliano, detto “il liberatore” è il santo protettore della città, al quale i normanni attribuirono il merito della vittoria contro i musulmani che avevano occupato la cittadella.

Enogastronomia

E adesso i prodotti tipici: iniziamo dal gambero rosso di Mazara del Vallo, ammaru russu in siciliano, pescato nelle acque del Mediterraneo.

gambero rosso di Mazara

gambero rosso di Mazara

Nella Valle del Belice si produce la vastedda, tipico formaggio leggero e facilmente digeribile che ha ottenuto la denominazione d’origine protetta dall’Unione Europea.

vastedda del Belice - ph.italiabio

vastedda del Belice – ph.italiabio

Il pane nero di Castelvetrano è cotto in forno a legna ed ha la parte superiore color caffè e giallo dorato nella parte interna. Il colore nero deriva dall’unione di diversi tipi di farina, ricavata da grano e frumento locale. Dolce, gustoso…dobbiamo provarlo!

pane nero di Castelvetrano - ph.siciliafan.it

pane nero di Castelvetrano – ph.siciliafan.it

Il sale è un prodotto importantissimo: le saline di Trapani offrono un panorama suggestivo con mulini a vento, piramidi di sale e fenicotteri rosa.

L’aglio rosso di Nubia è famoso per l’intenso colore rosso porpora nella parte esterna: è il protagonista di uno dei piatti più famosi a Trapani, pasta cu l’agghia.

Il cappero di Pantelleria viene raccolto tra Maggio e Settembre e tenuto sotto sale per una ventina di giorni: dona ai piatti un sapore intenso e inconfondibile. Uno dei piatti tipici in cui viene usato è la caponata di melanzane.

ISOLE EGADI

L’arcipelago delle Isole Egadi, con le isole di Favignana, Levanzo e Marettimo, e gli isolotti di Formica e Maraone, è sintesi straordinaria di storia e natura. Ritrovamenti archeologici terrestri e subacquei, risalenti fin dal paleolitico, testimoniano la permanenza di popoli provenienti da ogni angolo del   Mediterraneo, che hanno dato origine alla storia del mondo occidentale.

Questa è l’Area Marina Protetta più estesa d’Europa dove grandi praterie di Poseidonia, come una grande foresta tropicale sommersa costituiscono un prezioso habitat per la riproduzione di numerose specie ittiche, grande varietà di volatili stanziali e migratori, straordinari cetacei, tartarughe marine Caretta Caretta e, sempre meno sporadicamente, la rarissima Foca Monaca.

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CASTELLAMMARE DEL GOLFO 

Castellammare del Golfo, bisogna prima guardarla dall’alto, dalla terrazza panoramica che si sporge dalla Statale su questa vista eccitante.

La città si dispone attorno al castello arabo normanno, costruito sul mare e dal fascino immutato e immutabile nel tempo.

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CASTELVETRANO

Castelvetrano è un tripudio di storia e di bellezza, di archeologia e di cultura.

Per apprezzarne appieno l’unicità di questa cittadina di oltre 30 mila abitanti, inoltriamoci nel suo centro storico, che conserva ancora un certo carattere aristocratico dovuto alla sua storia più antica, alla famiglia Tagliavia, gli antichi signori della città; un’atmosfera  di nobiltà mai decaduta. Andiamo subito alla ricerca della Cappella Sistina di Sicilia. 

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MAZARA DEL VALLO 

Mazara del Vallo riesce a riassumere il carattere e la storia di un’isola intera: mostra orgogliosa al mondo il suo splendido centro storico, quella Casbah dove camminavano filosofi e letterati islamici, giudici e mercanti.

La Casbah, antico quartiere arabo, ospita molte case con lo stile tipico dell’epoca araba ed è attraversato da una serie infinita di piccoli cunicoli. Il quartiere è abitato da un’ampia comunità tunisina che contribuisce a mantenere intatto nel tempo lo stile complessivo del quartiere con maioliche e altri elementi decorativi sulle facciate delle case.

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www.itineraridelgustotrapani.it

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Trapani - Le coste dall'alto