NOVEMBRE 2018. 10 mostre da visitare in giro per la Sicilia_11.2018

Io Dalì
> Museo Civico Castello Ursino > Catania > dal 17 novembre 2018 al 17 febbraio 2019

46387794_334971033752730_5079142059831459840_n

“Io Dalì”, Museo Civico Castello Ursino, Catania

Dalla costruzione di un mito, all’immortalità. In occasione del trentennale della scomparsa del maestro catalano (23 gennaio 1989) la mostra svela l’immaginario di Salvador Dalí portando i visitatori nella Vita segreta del genio poliedrico. “io Dalí”, al Museo Civico Castello Ursino dal 17 novembre 2018 al 10 febbraio 2019, passerà in rassegna, attraverso 16 dipinti, 21 opere su carta, 24 video, 86 fotografie e 29 riviste il modo in cui il pittore è stato capace di creare il proprio personaggio rendendo opera d’arte ogni suo gesto; indagando e rivelando l’altra vita dell’artista catalano, quella meno conosciuta, fondamentale per comprendere la sua incredibile personalità.

Nell’esposizione si vedranno anche i filmati, le performance e le frequenti apparizioni, tutt’altro che improvvisate, nei mezzi di comunicazione: dalle copertine della riviste – tra cui il Time del 1936 – alla sua partecipazione in veste di ospite a un concorso televisivo americano di grande popolarità come What’s My Line? trasmesso nel 1957 dall’emittente CBS.

INFO

Il secolo dei musei: 100 capolavori dalle residenze imperiali della Russia
> Palermo > Palazzo Sant’Elia > dal 12 ottobre all’11 dicembre 2018

allestimento-10

“Il secolo dei musei: 100 capolavori dalle residenze imperiali della Russia: Peterhof, Tsarskoe Selo, Gatchina, Pavlovsk”

La mostra è considerata dal Governo della Federazione Russa come uno dei progetti chiave del festival internazionale “Russian Seasons in Italy”, in corso di realizzazione nel 2018.

Le principali Museums-Reserves russe – Peterhof, Tsarskoye Selo, Gatchina, Pavlovsk -, orgoglio e patrimonio nazionale della Russia, per la prima volta in Italia, mostreranno quei pezzi unici delle loro collezioni che riflettono la ricchezza delle ex residenze imperiali. Tra questi  oggetti d’arte eccezionali vi sono dipinti, acquerelli, costumi, porcellane, bronzi, mobili creati dai migliori maestri di Russia, Italia, Inghilterra, Francia, Cina e altri paesi.

Sarà un percorso attraverso la storia e la vita degli Zar di Russia, condotti per mano all’interno delle  quatto residenze imperiali.

Molti degli oggetti in mostra, che appartenevano direttamente agli imperatori russi, sono di natura commemorativa. Tra questi la camicia di Pietro I, le divise degli imperatori Paolo I, Alessandro I, Nicola I, Alessandro II, le poltrone trono di Nicola I e Alessandro III. L’esposizione presenterà vasi in porcellana e set di rara bellezza e gusto artistico, tra cui il famoso servizio Guryevsky (20 articoli) realizzato per Alessandro I dalla Fabbrica di Porcellana Imperiale. Per la sua decorazione sono stati usati diversi chilogrammi d’oro. L’esposizione includerà particolari dei complessi storici museali, per esempio, oggetti provenienti dalla non sopravvissuta “Lyons Hall”, che è stata creata per volontà dell’imperatore Alessandro II nel Palazzo di Caterina di Tsarskoye Selo.

Una parte della mostra è indirizzata specificamente al pubblico italiano ed è associata alla storia del viaggio in Italia nel 1845-1846 del soggiorno a Palermo dell’imperatore Nicola I e della moglie l’Imperatrice Alexandra Feodorovna.

Nel secolo della loro vita museale, Peterhof, Tsarskoye Selo, Gatchina, Pavlovsk hanno sperimentato le difficoltà dell’autodeterminazione post-rivoluzionaria, la perdita e la distruzione degli ensemble dei palazzi, la rovina e la rinascita delle loro collezioni, l’amarezza dei fardelli e il trionfo del sontuoso recupero.

Queste pagine della storia dei musei saranno rivelate nell’apposita «sala cinema» ricavata tra i saloni del Palazzo Sant’Elia.

INFO

Gli impressionisti a Catania
> Catania > Palazzo della Cultura > dal 20 Ottobre 2018 al 21 Aprile 2019

Gli impressionisti in mostra a Catania

Le mostre, che nel tempo sono state dedicate agli impressionisti, sono sempre state realizzate attorno ai soliti noti, Pissarro, Degas, Monet, Renoir, Manet.

La mostra catanese, pur presentando queste “prime donne” è la mostra più completa, mai apparsa in Italia su questo movimento, infatti oltre ai soliti noti si avrà, per la prima volta, la possibilità di accostarsi ai lavori di quasi tutti gli oltre 40 artisti che parteciparono alle otto mostre ufficiali dell’Impressionismo, ma non solo.

La mostra farà scoprire anche tutte le ricerche che questi artisti portarono avanti in un’epoca di grandi sconvolgimenti dalla pittura ad olio al pastello, dalla ceramica alla scultura, dal disegno alla grafica; sconvolgimenti che costrinsero gli impressionisti ad inventare nuove tecniche di stampa e nuovi metodi espressivi.

Vi sarà infatti in mostra un ampio panorama delle tecniche usate da questi artisti che si trovarono a dover combattere con un nemico temibile e subdolo mai affrontato in precedenza da altri artisti: “la fotografia”.

Fotografia nata ufficialmente pochi anni prima di quel fatidico 1874 anno di nascita dell’Impressionismo e che con la sua forza prorompente cambiò la concezione della pittura.

L’impressionismo accettò la sfida della fotografia divenendo suo malgrado la spinta propulsiva e liberatoria dell’arte del ‘900 e dei secoli a venire.

Il progetto per la città di Catania parte dalle opere di Courbet, Corot, Millet, che dal realismo alle bucoliche espressioni della scuola di Barbizon dettarono i canoni di un gusto estetico che trovò nella pittura “en plein aire” la sua giusta dimensione per arrivare infine ai grandi protagonisti della pittura impressionista.

Una mostra, la più completa possibile, con presenze significative dal fotografo Nadar a Gauguin da Redon a Bonnard, in un percorso straordinariamente unico.

Questa mostra intende essere un grande omaggio non solo alla città di Catania ma alla Sicilia tutta che si merita mostre uniche e irripetibili.

INFO

Il kouros ritrovato
> Palermo > Palazzo Branciforte > dal 11 novembre 2018 al 13 gennaio 2019

71495_immagine kouros (1200x1200)-696x385

Il kouros ritrovato

Un altro importante traguardo per Palermo, nell’anno che vede la città Capitale Italiana della Cultura 2018.

Per la prima volta, infatti, è stato portato a termine con successo l’assemblamento del torso del kouros di Lentini e della Testa Biscari, appartenuti a un’unica statua di età greca e ricongiunti grazie al sostegno di Fondazione Sicilia.

Le due parti erano state rinvenute in epoche diverse a Lentini in provincia di Siracusa e, successivamente, esposte separatamente a Siracusa al Museo archeologico Paolo Orsi e a Catania al Museo civico di Castello Ursino.
Il kouros, statua greca raffigurante solitamente un giovane, era una forma d’arte con funzione funeraria o votiva molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo.

Quella esposta a Palermo è una scultura arcaica, ricavata da un unico blocco di marmo bianco proveniente dalle isole Cicladi. Sarà esposta all’interno della Sala della Cavallerizza, in un ideale dialogo con collezione archeologica, esposizione di punta della Fondazione Sicilia, custodita nell’allestimento di Gae Aulenti, autore del progetto di recupero del palazzo. Per rendere possibile questa delicata operazione di ricostruzione, è stata messa in campo un’équipe di esperti che ha permesso di raggiungere la certezza sull’unitarietà della statua, portando a compimento il meticoloso intervento conservativo, condotto nei laboratori del Centro Regionale Progettazione e Restauro della Regione Siciliana.

INFO

Rosalia eris in peste patrona
> Palermo > Palazzo Reale > dal 4 settembre 2018 al 5 maggio 2019

PALERMO_MuseoDiocesano_-Vzo_LaBarbera_SRosalia_intercede_per_Palermo

La Mostra ripercorre uno dei momenti più critici della storia di Palermo: il lasso di tempo di cinquant’anni che vede la città colpita da due terribili pestilenze, nel 1575-76 e nel 1624; la popolazione inerme e decimata cerca conforto e  protezione nei tradizionali Patroni, le Sante cinque Vergini Palermitane, i Santi Rocco e Sebastiano cui subito si aggiunge in quegli stessi anni anche San Carlo Borromeo, grazie al culto introdotto in città dalla ricca “Nazione” mercantile dei Lombardi. Ma nel 1624, allo scoppio di una pestilenza ancor più devastante, il ritrovamento dei sacri resti sul Monte Pellegrino di Rosalia, romita palermitana vissuta nel Medioevo, e la contemporanea immediata cessazione del morbo, fanno sì che a lei vengano riconosciuti speciali poteri taumaturgici, da farla acclamare unica patrona contro il terribile morbo.

Il trionfo del culto, immediatamente diffusosi grazie ai Gesuiti e ai Francescani in tutta Europa, ma non solo, impone subito scelte precise sull’iconografia della Santa, cui darà contributo particolare Anton Van Dyck, il grande pittore fiammingo trovatosi a Palermo in quei tristi frangenti.

Su tali presupposti, la mostra si snoda attraverso un percorso che partendo dalla devozione ai Santi Patroni tradizionali, esemplificata da una serie di importanti dipinti e sculture cinquecentesche realizzate in quegli anni, arriva sino al trionfo del culto di Rosalia quale unica patrona, configurato da altrettante opere, soprattutto pale d’altare, commissionate ad artisti famosi, come Anton Van Dyck, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera e Mattia Preti. Ai dipinti e alle sculture si affiancheranno numerosi disegni preparatori dei grandi dipinti, opere d’arte decorativa, materiali a stampa e d’archivio.

Il culto di Santa Rosalia non è, fatto esclusivo, della storia e delle tradizioni siciliane. La Fondazione Federico II con questa mostra ne sottolinea, dopo attente e dettagliate ricerche, quell’elemento che la vede travalicare i confini dell’Isola. È nel rapporto con la “Nazione” dei lombardi che se ne trova una delle massime espressioni. L’Alta Lombardia, tra il XV e il XIX secolo, fu caratterizzata da un processo emigratorio verso la città di Palermo. Un flusso che si sviluppò, principalmente, nel Seicento. Ciò che ne venne fuori fu una collaborazione volta alla raccolta di offerte in danaro destinate all’acquisto di beni materiali da inviare alle comunità ecclesiali di origine. Fra i doni, si annoverano varie suppellettili sacre in argento, ancor oggi conservate nelle chiese lombarde.

INFO

Un mondo in salvo di Angelo Pitrone
> Agrigento > FAM Gallery > dal 28 ottobre al 2 dicembre 2018

Alberto Moravia Scrittore Agrigento 1986_1_1

“Un mondo in salvo”, 24 ritratti di Angelo Pitrone

Il ritratto fotografico come “luogo geometrico di un’esistenza”, immagine che condensa nella testuale “scrittura di luce” tutto il senso e la singolarità della vita di una persona. O di un personaggio.

A questi ultimi è dedicata alla FAM Gallery di Agrigento “Un mondo in salvo”, mostra fotografica di Angelo Pitrone [28 ottobre – 2 dicembre 2018] che, in una intensa, silenziosa e singolare collezione di ritratti in bianco e nero, cattura e restituisce ai visitatori tutto il misterioso carisma di alcuni fra gli intellettuali – artisti, scrittori, registi, fotografi – dell’ultimo Novecento in Italia.

Nel testo che introduce l’esposizione, Salvatore Ferlita, si spinge a una indovinata e arguta lettura metaforica degli scatti di Pitrone, che ai ritratti affianca una lunga esperienza nel campo dei beni culturali. E’ così che “Moravia – scrive Ferlita – diventa una delle colonne del tempio greco: la sua espressione seria, composta rimanda alla compostezza e alla serietà dei classici, di quegli autori che ancora hanno qualcosa da dire; ma col rischio di trasformarsi oggi in un rudere, in una impronta del passato prossimo della nostra letteratura. Camilleri, davanti alla macchina per scrivere, sembra in preda a un processo di levitazione: come se fosse sospeso sui tasti. Lo scatto diventa in qualche modo il correlativo oggettivo della leggerezza dello scrittore empedoclino, della levità della sua scrittura. E Bufalino? È impressionante: assomiglia al calco di se stesso (…). Per non dire di Sciascia: sembra un impiegato del catasto, chino sui suoi quaderni di appunti, poggiati su una pila di libri e, si immagina, vergati con una grafia minuta e chiara (…) Il cipiglio arcigno di Vincenzo Consolo, una sorta di metonimia del suo guardare al degrado, allo scempio dei luoghi e delle coscienze. ‘Fotografare – scritto Susan Sontag – significa appropriarsi della cosa che si fotografa’. Angelo Pitrone – conclude Ferlita – custodisce questo mondo oggi sull’orlo della sparizione, l’ha messo in salvo per noi”.
Ai visitatori il privilegio di accostarsi ai singoli personaggi nella dimensione privata e confidenziale che Pitrone suggerisce con i suoi ritratti. In mostra sono i volti di Simonetta Agnello Hornby, Michelangelo Antonioni, Maria Attanasio, Ugo Attardi, Giuseppe Bonaviri, Sonia Braga, Gesualdo Bufalino, Andrea Camilleri, Bruno Caruso, Matteo Collura, Vincenzo Consolo, Nino De Vita, Natalia Ginzburg, Piero Guccione, Claudio Magris, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Mario Monicelli, Gaetano Savatteri, Ferdinando Scianna, Leonardo Sciascia, Enzo Sellerio, Mario Soldati, Mario Tobino.

INFO

Antonino Leto. Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri
> Palermo > GAM Galleria d’Arte Moderna > 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019

Antonino Leto. Tra l'epopea dei Florio e la luce di Capri

A oltre dieci anni dalla memorabile rassegna dedicata a Francesco Lojacono che ha rappresentato una svolta decisiva per la valorizzazione della pittura dell’Ottocento in Sicilia, con la mostra dedicata ad Antonio Leto (Monreale 1844 – Capri 1913), aperta al pubblico dal 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019, si intende restituire la statura europea che gli compete anche all’altro grande protagonista della pittura in Sicilia. 

Appartenenti alla stessa generazione – Leto è sei anni più giovane di Lojacono – i due pittori hanno avuto una vicenda analoga, entrambi affermatisi come interpreti di una straordinaria visione mediterranea del paesaggio, declinato in uno stile che si è confrontato, dai Macchiaioli agli Impressionisti, con i grandi movimenti moderni europei.

Con circa 100 opere, la mostra sarà la grande occasione per riconsiderare Leto, nel suo articolato percorso artistico, che lo ha visto formarsi innanzitutto a Napoli, dove si recò nel 1864, attratto dalla pittura di Giuseppe De Nittis e dalle proposte della “Scuola di Resina” che, sulla scorta della lezione macchiaiola divulgata da Adriano Cecioni, sosteneva una resa naturalistica svincolata dal descrittivismo analitico di Filippo Palizzi. Vincendo il “Pensionato Artistico” Leto si trasferisce prima a Roma nel 1875 e poi a Firenze, tra il 1876 e il 1878, dove collabora con la Galleria Pisani che diventa il maggior acquirente della produzione di quegli anni.
Il soggiorno a Parigi è decisivo per l’affermazione sul mercato internazionale e, invitato dal mercante Goupil, vi si trasferisce nel 1879. Di questo periodo rimane la suggestione dei bellissimi dipinti con scene di vita parigina, espressioni accattivanti dei nuovi gusti della clientela borghese.
Uno dei momenti fondamentali e più appassionanti della mostra, anche dal punto di vista storico, sarà la ricostruzione dell’eccezionale rapporto tra Leto e la famiglia Florio, che sono stati i suoi maggiori mecenati. Questo consentirà di vedere in una nuova e speciale prospettiva la mitica epoca della Palermo Liberty o modernista e riflettere sulla complessità – attraverso opportuni confronti – di capolavori come La mattanza a Favignana, uno dei dipinti più intensi del nostro Ottocento che, nella sua coinvolgente dimensione epica, rimanda alle pagine de I Malavoglia di Verga.
Una particolare attenzione sarà riservata anche alla consacrazione nazionale del pittore attraverso gli acquisti da parte della casa reale e dello stato. Verrà riconsiderata in ogni sua fase, attraverso l’esposizione degli straordinari studi preparatori, la complessa e appassionante genesi di un altro suo capolavoro I funari di Torre del Greco che venne presentato all’ Esposizione Nazionale di Roma del 1883, oggetto di acquisizione pubblica per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. In quest’opera, messa a confronto con il dipinto di analogo soggetto, realizzato da Gioacchino Toma un anno prima, troviamo una dimensione epica determinata dalla rappresentazione e dalla riflessione sul mondo del lavoro nell’Italia postunitaria.
Sarà ricostruita una parte della produzione presentata alle Biennali di Venezia, in particolare quelle del 1910 e del 1924 che lo consacravano definitivamente a livello internazionale e lo inserivano nel circuito del collezionismo più prestigioso. La sua fama in questo ambito è legata soprattutto a paesaggi con vedute di Capri e per la prima volta sarà presentato uno dei capolavori di Leto, Dietro la piccola marina a Capri, originariamente acquistato dal principe Costantino di Grecia alla IX Biennale di Venezia.
Capri fu il luogo dove amò ritirarsi definitivamente a partire dal 1890 con una scelta artistica e di vita condivisa con altri protagonisti della pittura moderna tra Otto e Novecento. Nel 1892 fonda il “Circolo Artistico” di Capri, insieme ad Augusto Lovatti, Bernardo Hay ed altri artisti, che scelgono come sede delle loro mostre l’Hotel Quisisana. In quest’isola ispiratrice delle sue creazioni dove consuma l’ultima stagione della sua vita, Leto salda una pittura più densa e corposa, a macchia, dai forti contrasti di ombre e luci, come si evince dalle opere Veduta dal giardino dall’Hotel Pagano e I Faraglioni a Capri, entrambe concesse dalla Galleria Ricci-Oddi di Piacenza.
Leto ha saputo rendere, con uno stile davvero personale, l’atmosfera e la luce uniche di quell’isola incantata che, in quegli anni di transizione del secolo, anche attraverso la pittura, stava entrando nell’ immaginario universale.

Per i visitatori della mostra, è possibile inoltre visitare l’Archivio fotografico di Antonino Leto presso la Galleria Beatrice, a Palazzo Sambuca in via Alloro n.36.

INFO

Alberto Casiraghy – I pulcini di Casiraghy
> Acireale > GALLERIA CREDITO SICILIANO > dal 04 ottobre al 01 dicembre 2018

Alberto Casiraghy – I pulcini di Casiraghy

Non è semplice sintetizzare 36 anni di attività e un catalogo di oltre 10.000 edizioni Pulcinoelefante. La mostra realizzata nel corso del 2018, prima a Milano e ora ad Acireale (senza dimenticare l’installazione di oltre cento librini che volteggiano da giugno nelle vetrine della sede centrale palermitana del Credito Siciliano di via Libertà), si pone l’obiettivo di fare il bilancio di una straordinaria avventura culturale, apparentemente ai margini dell’editoria, in realtà splendente di luce propria e un vanto anche sul piano internazionale

Alberto Casiraghy è un poeta-artista e un artista-poeta (il legame è così stretto che è difficile dire se prevalga l’autore di folgoranti aforismi o l’artista surreal-dadaista), che ha fatto del libro il suo strumento d’elezione e che può considerarsi come l’erede più vicino di Bruno Munari.

Sbalorditivo e impossibile da replicare per qualunque altro stampatore-editore al mondo è il numero degli scrittori e degli artisti coinvolti. Centinaia di scrittori, poeti, artisti e intellettuali provenienti da ogni dove hanno lasciato e continuano a lasciare le loro tracce nei preziosi libriccini stampati e illustrati in poche copie (ma anche amici, persone sensibili che lo contattano, giovani). La mostra ne offre un’ampia selezione, qui ridotta a qualche nome più noto.

Tra gli autori ricordiamo: Roberto Cerati, Guido Ceronetti, Vincenzo Consolo, Maria Corti, Gillo Dorfles, Lawrence Ferlinghetti, Allen Ginsberg, Pietro Ingrao, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giorgio Manganelli, Goffredo Parise, Fernanda Pivano, Giuseppe Pontiggia, Vanni Scheiwiller, Arturo Schwarz, Wislawa Szymborska, Tonino Guerra, Sebastiano Vassalli, Andrea Zanzotto. Su tutti spicca il lungo e intenso sodalizio umano e editoriale con Alda Merini. Segnaliamo inoltre che, in occasione della mostra siciliana, il giornalista e scrittore Giampiero Mughini dedica ad Acireale un suo inedito frammento lirico con una grafica di Alberto Casiraghy.
Tra gli artisti spiccano: Enrico Baj, Maurizio Cattelan, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Sergio Dangelo, Mario De Biasi, Giosetta Fioroni, Emilio Isgrò, Franco Matticchio, Maria Mulas, Bruno Munari, Ugo Nespolo, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Guido Scarabottolo, Ferdinando Scianna, Fabio Sironi, Ettore Sottsass, Emilio Tadini. Ma i nomi famosi convivono accanto ad artisti meno noti o sconosciuti e tutti sono presenti con opere originali (uniche in più varianti o multiple), mentre le tecniche sono le più disparate: disegni, tempere, piccole sculture, lastre, incisioni, fotografie, riproduzioni interventate, etc. etc. …

La mostra presenta oltre duecento volumetti (molti dispiegati nella loro interezza – copertina, testo, opera grafica, colophon – per permettere di gustarli appieno), esposti con originalità, che raccontano il suo mondo. Il percorso, “all’insegna della leggerezza e della poesia” come tiene a precisare, è diviso in alcune grandi sezioni: la Filosofia della vita; gli Amici (Scrittori, Artisti, Alda Merini); le Arti (Musica, Gastronomia, la Tipografia e i Libri); Copertine e libri-oggetto. La mostra è, inoltre, notevolmente arricchita con gli strumenti del lavoro tipografico (caratteri, matrici xilografiche, cliché) e con documenti originali (fotografie, disegni, lettere, manifesti, oggetti e curiosità) provenienti dalla sua casa-officina di Osnago (Lecco).

La mostra – a cura di Andrea Tomasetig con Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio – è accompagnata da un catalogo con testi introduttivi di Andrea Tomasetig, Stefano Salis, Leo Guerra, Cristina Quadrio Curzio, Dario Lodi e Alberto Casiraghy.

INFO

Foresta Urbana
> Palermo > Palazzo RISO > dal 26 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

foresta urbanaForesta Urbana

Alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale sono stati invitati dal curatore Paolo Falcone a esporre grandi opere in situ, collegate tra di loro in maniera tale da creare un percorso e un circuito tra i luoghi espositivi, che interpretino e declinino il concetto di Foresta Urbana, dialogando con le prestigiose sedi di Piazza Bologni, Palazzo Belmonte Riso.
Il progetto vuole costruire una costellazione di espressioni linguistiche, una foresta di interpretazioni della natura attraverso la visione che oggi gli artisti hanno assunto nel nuovo millennio.

Per Paolo Falcone, curatore della mostra, Foresta Urbana è mettere in relazioni le diverse e molteplici declinazioni dell’opera d’arte, per la realizzazione di una foresta ideale, simbolica, metaforica quale formulario botanico concettuale, e descrive così il progetto: «La foresta vista come illusione. L’entrata in un mondo magico quale metafora alle sfide poste dall’omologazione, mette in mostra le connessioni artificiali, le diversità delle identità individuali e culturali atte a produrre un dialogo visivo e poetico per la realizzazione di un progetto artistico fra esperimento scientifico, poetica della relazione e romanticismo “naturale”».
La selezione degli artisti si è focalizzata su coloro per i quali l’interpretazione della natura e la sua manipolazione hanno fornito elementi compositivi originali nel formulare nuovi codici estetici e di rappresentazione.
Fra i principali artisti selezionati: Doug Aitken, Francesco De Grandi, Nathalie Djuberg & Hans Berg, Jimmie Durham, Oliafur Eliasson, Bill Fontana, Sara Goldschmied – Eleonora Chiari, Carsten Höller, Ann Veronica Janssens, Richard,Long, Ernesto Neto, Benedetto Pietromarchi, TomasSaraceno, AstridSeme, Conrad Shawcross , Andreas Slominski, Pascale Martine Tayou, Luca Vitone, Ai Weiwei.

INFO

Vittorio Storaro – Scrivere con la luce
> Palermo > Palazzo Chiaramonte Steri > dal 5 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019

reds-ll-treno-della-rivoluzione

La mostra “Scrivere con la Luce” vuole raccontare come l’intuizione e la folgorazione della Luce attraverso i capolavori assoluti di grandi pittori, a partire da Caravaggio, hanno determinato il processo creativo poi trasferito nelle scene di altri capolavori, da premio Oscar, di grandi registi internazionali.
La mostra è il risultato di cinquanta anni di ricerche sul linguaggio dell’immagine fotografica e cinematografica; è il substrato teorico per l’ideazione figurativa di tutti i suoi film ai quali Storaro ha lavorato. La Luce nei capolavori del ‘600, ed in modo esemplare nella Vocazione di San Matteo di Caravaggio, costituisce elemento del divenire culturale trasferito nella contemporaneità; una folgorazione così potente, da permeare ed indirizzare l’intera carriera creativa del Maestro Storaro.
La mostra rappresenta l’approfondimento delle poetiche del linguaggio cinematografico attraverso una selezione di più di settanta immagini realizzate con doppie impressioni fotografiche tratte dai lavori più celebri del Maestro e poste a confronto con il modo di rappresentare la Luce nella pittura del Seicento che ha costituito fonte d’ispirazione per l’artista. L’iter creativo del Maestro viene così ripercorso attraverso l’immenso valore, l’energia compositiva e la forza espressiva di protagonisti assoluti della storia dell’arte come Caravaggio, Bacon, Rousseau, Magritte e Botticelli, evidenziando quell’equilibrio tra Luce, Colori ed Elementi ricercato e ricreato dal Maestro Storaro fin dagli esordi della sua carriera.
La mostra Scrivere con la Luce si articola in tre sezioni che rispecchiano i filoni dello studio trentennale di Vittorio Storaro intorno ai temi di luce, colori ed elementi, ampiamente illustrato nella trilogia dei libri che costituisce il substrato scientifico della mostra. L’allestimento riprende le tre sezioni ed accompagna il visitatore alla scoperta dell’arte di scrivere con la luce nelle fotografie tratte dai più celebri film dell’artista, consentendo un immediato raffronto con le opere che l’hanno ispirata.
Grazie alla sua forza intrinseca, la mostra ha la capacità di allargare i confini in un progetto più ampio di valorizzazione del patrimonio culturale della città di Palermo attraverso la promozione del turismo 4.0.; un progetto culturale apre, così, orizzonti nuovi verso un turismo eco-sostenibile e di edutainment, cioè crescere culturalmente divertendosi.

INFO

Segui gli Eventi in Sicilia sulla pagina Facebook Sicily Events

10Mostre da visitare in giro per la Sicilia