OTTOBRE 2018. 10 mostre da visitare in giro per la Sicilia_10.2018

Manifesta12
> Palermo > dal 16 giugno al 4 novembre 2018

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Manifesta, la Biennale nomade europea, nasce nei primi anni ’90 in risposta al cambiamento politico, economico e culturale avviatosi alla fine della guerra fredda e con le conseguenti iniziative volte a facilitare l’integrazione sociale in Europa. Sin dall’inizio, Manifesta si è costantemente evoluta in una piattaforma per il dialogo tra arte e società in Europa, invitando la comunità culturale e artistica a produrre nuove esperienze creative con il contesto in cui si svolge. Manifesta è un progetto culturale site-specific che reinterpreta i rapporti tra cultura e società attraverso un dialogo continuo con l’ambito sociale.
La Città di Palermo è stata selezionata dal comitato di Manifesta per la sua rilevanza su due principali temi che identificano l’Europa contemporanea: migrazione e condizioni climatiche, e sull’impatto che queste questioni hanno sulle nostre città. Le diverse stratificazioni e la fitta storiografia di Palermo – occupata da diverse civiltà e culture con forti legami e connessioni con l’Africa del Nord e il Medioriente negli ultimi 2000 anni – hanno lasciato le loro tracce nella società multiculturale, localizzata nel cuore dell’area mediterranea.
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Ignazio Moncada. Attraverso il colore
> Marsala > Convento del Carmine > dal 1 luglio al 4 novembre 2018

“Ignazio Moncada. Attraverso il colore marsala

Nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 e di Manifesta 12 – biennale di arte contemporanea in programma nel capoluogo siciliano da giugno a novembre 2018 – l’Archivio Ignazio Moncada presenta un grande progetto dedicato all’artista (Palermo 1932 – Milano 2012) che documenta come, pur operando prevalentemente altrove, il legame con la Sicilia non si sia mai interrotto.

S’intitola “Attraverso Palermo”, parte dal capoluogo e tocca Bagheria e Castelbuono con un itinerario suggestivo tra palazzi storici, castelli medievali e ville nobiliari che custodiscono al loro interno opere o installazioni site-specific realizzate negli anni da Moncada

Un racconto per immagini che ricuce la narrazione della poetica dell’artista attraverso la sua ricca e articolata produzione in Sicilia. “Attraverso Palermo” fa parte dei Collateral Events di Manifesta 12 ed è organizzato dall’Archivio Ignazio Moncada in collaborazione con la Fondazione Sicilia, il Museo Guttuso di Bagheria e il Museo Civico di Castelbuono. Conclude idealmente l’itinerario la mostra al Convento del Carmine di Marsala dal titolo “Ignazio Moncada. Attraverso il colore (23 giugno – 4 novembre 2018), a cura dello storico dell’arte Sergio Troisi.

La mostra Ignazio Moncada Attraverso il colore ripercorre l’intera opera dell’artista siciliano attraverso circa 50 opere, molte delle quali di grande formato, che rendono conto del procedere ciclico di Moncada, in cui ogni fase non si esaurisce ma apre alle successive.

Al progetto “Attraverso Palermo” è dedicato un vademecum cartaceo ispirato al segno grafico di Moncada, al suo sentimento autentico per il colore, all’indole così essenzialmente gioiosa e giocosa di un artista “irrequieto” per indole e per (auto)definizione. Un pieghevole in carta pregiata che, oltre a contenere le istruzioni per l’uso dell’itinerario nei siti d’arte di Palermo, Bagheria e Castelbuono, si trasforma in un modellino 3D della “Stanza dell’Irrequieto” e infine in un manifesto: sul retro infatti è stampato il bozzetto originale del soffitto di Palazzo Branciforte. Il progetto grafico è dello Studio di Architettura Ruggero Moncada.

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Gli impressionisti a Catania
> Catania > Palazzo della Cultura > dal 20 Ottobre 2018 al 21 Aprile 2019

Gli impressionisti in mostra a Catania

Le mostre, che nel tempo sono state dedicate agli impressionisti, sono sempre state realizzate attorno ai soliti noti, Pissarro, Degas, Monet, Renoir, Manet.

La mostra catanese, pur presentando queste “prime donne” è la mostra più completa, mai apparsa in Italia su questo movimento, infatti oltre ai soliti noti si avrà, per la prima volta, la possibilità di accostarsi ai lavori di quasi tutti gli oltre 40 artisti che parteciparono alle otto mostre ufficiali dell’Impressionismo, ma non solo.

La mostra farà scoprire anche tutte le ricerche che questi artisti portarono avanti in un’epoca di grandi sconvolgimenti dalla pittura ad olio al pastello, dalla ceramica alla scultura, dal disegno alla grafica; sconvolgimenti che costrinsero gli impressionisti ad inventare nuove tecniche di stampa e nuovi metodi espressivi.

Vi sarà infatti in mostra un ampio panorama delle tecniche usate da questi artisti che si trovarono a dover combattere con un nemico temibile e subdolo mai affrontato in precedenza da altri artisti: “la fotografia”.

Fotografia nata ufficialmente pochi anni prima di quel fatidico 1874 anno di nascita dell’Impressionismo e che con la sua forza prorompente cambiò la concezione della pittura.

L’impressionismo accettò la sfida della fotografia divenendo suo malgrado la spinta propulsiva e liberatoria dell’arte del ‘900 e dei secoli a venire.

Il progetto per la città di Catania parte dalle opere di Courbet, Corot, Millet, che dal realismo alle bucoliche espressioni della scuola di Barbizon dettarono i canoni di un gusto estetico che trovò nella pittura “en plein aire” la sua giusta dimensione per arrivare infine ai grandi protagonisti della pittura impressionista.

Una mostra, la più completa possibile, con presenze significative dal fotografo Nadar a Gauguin da Redon a Bonnard, in un percorso straordinariamente unico.

Questa mostra intende essere un grande omaggio non solo alla città di Catania ma alla Sicilia tutta che si merita mostre uniche e irripetibili.

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Mimmo Germanà. Intimismo mitico
> San Giovanni La Punta > Fondazione La Verde La Malfa > dal 18 giugno al 11 novembre 2018

MIMMO GERMANA’ Intimismo mitico

Una retrospettiva a cura della Fondazione La Verde La Malfa, dedicata all’artista catanese, esponente della Transavanguardia, scomparso prematuramente nel 1992 a soli 48 anni.

La mostra, con il testo critico di Giorgio Agnisola, rimanda a due aspetti molto presenti nella ricerca del pittore, ovvero, il suo mondo interiore e la simbologia mitologica, rappresentati da una cospicua selezione di lavori che ripercorrendo il decennio che va dal 1980 al 1991, seguono l’evoluzione stilistica e tematica della ricerca di Mimmo Germanà, pittore apostrofato dal critico Salvatore Grasso come “lo Chagall italiano”.

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Rosalia eris in peste patrona
> Palermo > Palazzo Reale > dal 4 settembre 2018 al 5 maggio 2019

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La Mostra ripercorre uno dei momenti più critici della storia di Palermo: il lasso di tempo di cinquant’anni che vede la città colpita da due terribili pestilenze, nel 1575-76 e nel 1624; la popolazione inerme e decimata cerca conforto e  protezione nei tradizionali Patroni, le Sante cinque Vergini Palermitane, i Santi Rocco e Sebastiano cui subito si aggiunge in quegli stessi anni anche San Carlo Borromeo, grazie al culto introdotto in città dalla ricca “Nazione” mercantile dei Lombardi. Ma nel 1624, allo scoppio di una pestilenza ancor più devastante, il ritrovamento dei sacri resti sul Monte Pellegrino di Rosalia, romita palermitana vissuta nel Medioevo, e la contemporanea immediata cessazione del morbo, fanno sì che a lei vengano riconosciuti speciali poteri taumaturgici, da farla acclamare unica patrona contro il terribile morbo.

Il trionfo del culto, immediatamente diffusosi grazie ai Gesuiti e ai Francescani in tutta Europa, ma non solo, impone subito scelte precise sull’iconografia della Santa, cui darà contributo particolare Anton Van Dyck, il grande pittore fiammingo trovatosi a Palermo in quei tristi frangenti.

Su tali presupposti, la mostra si snoda attraverso un percorso che partendo dalla devozione ai Santi Patroni tradizionali, esemplificata da una serie di importanti dipinti e sculture cinquecentesche realizzate in quegli anni, arriva sino al trionfo del culto di Rosalia quale unica patrona, configurato da altrettante opere, soprattutto pale d’altare, commissionate ad artisti famosi, come Anton Van Dyck, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera e Mattia Preti. Ai dipinti e alle sculture si affiancheranno numerosi disegni preparatori dei grandi dipinti, opere d’arte decorativa, materiali a stampa e d’archivio.

Il culto di Santa Rosalia non è, fatto esclusivo, della storia e delle tradizioni siciliane. La Fondazione Federico II con questa mostra ne sottolinea, dopo attente e dettagliate ricerche, quell’elemento che la vede travalicare i confini dell’Isola. È nel rapporto con la “Nazione” dei lombardi che se ne trova una delle massime espressioni. L’Alta Lombardia, tra il XV e il XIX secolo, fu caratterizzata da un processo emigratorio verso la città di Palermo. Un flusso che si sviluppò, principalmente, nel Seicento. Ciò che ne venne fuori fu una collaborazione volta alla raccolta di offerte in danaro destinate all’acquisto di beni materiali da inviare alle comunità ecclesiali di origine. Fra i doni, si annoverano varie suppellettili sacre in argento, ancor oggi conservate nelle chiese lombarde.

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Il labirinto della memoria. Mario Cassisa
> Trapani> Museo San Rocco > fino al 4 novembre 2018

"Il labirinto della memoria"

La mostra antologica “Il Labirinto della Memoria” – realizzata dalla Fondazione Orestiadi in collaborazione con il Museo d’ arte contemporanea  – Centro Culturale – Oratorio San Rocco di Trapani, con il sostegno della Cooperativa svizzera BG Zurlinden – ripercorre l’opera di Mario Cassisa, artista poliedrico e cosmopolita, dalle prime opere degli anni ‘60 alle ultime del 2007, realizzate a Trapani.

Il percorso espositivo propone oltre alle pitture anche i suoi biblio quadri, i libri d’artista e le sculture in bronzo. La mostra e il catalogo giungono alla fine di un certosino lavoro di catalogazione e inventariazione della produzione artistica di Mario Cassisa, operata da Serena Kiefer e Rita Ernst, grazie al contributo di BG Zurlinden (Zurigo).

L’opera di Mario Cassisa, che è strettamente legata al tentativo di oltrepassare i confini e dissolvere le categorie artistiche, difficilmente si colloca in schemi prestabiliti.

La mostra, come scrive in catalogo Fabio De Chirico, è un’occasione importante per guardare alla produzione dell’artista nell’insieme e offre una opportunità per ripensare a questi lavori con una visione inedita, nell’intento di restituire la figura e l’opera di un artista rimasto ai bordi, ma che non finisce di stupire e di affascinare per l’infinita varietà dei racconti che riesce ad evocare, che riesce ad emozionare senza lasciare spazio a ogni sorta di ambiguità, perché è riuscito pienamente nell’istanza di far confluire la sua vita nelle opere, poetiche testimoni al di là del tempo.

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Antonino Leto. Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri
> Palermo > GAM Galleria d’Arte Moderna > 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019

Antonino Leto. Tra l'epopea dei Florio e la luce di Capri

A oltre dieci anni dalla memorabile rassegna dedicata a Francesco Lojacono che ha rappresentato una svolta decisiva per la valorizzazione della pittura dell’Ottocento in Sicilia, con la mostra dedicata ad Antonio Leto (Monreale 1844 – Capri 1913), aperta al pubblico dal 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019, si intende restituire la statura europea che gli compete anche all’altro grande protagonista della pittura in Sicilia. 

Appartenenti alla stessa generazione – Leto è sei anni più giovane di Lojacono – i due pittori hanno avuto una vicenda analoga, entrambi affermatisi come interpreti di una straordinaria visione mediterranea del paesaggio, declinato in uno stile che si è confrontato, dai Macchiaioli agli Impressionisti, con i grandi movimenti moderni europei.

Con circa 100 opere, la mostra sarà la grande occasione per riconsiderare Leto, nel suo articolato percorso artistico, che lo ha visto formarsi innanzitutto a Napoli, dove si recò nel 1864, attratto dalla pittura di Giuseppe De Nittis e dalle proposte della “Scuola di Resina” che, sulla scorta della lezione macchiaiola divulgata da Adriano Cecioni, sosteneva una resa naturalistica svincolata dal descrittivismo analitico di Filippo Palizzi. Vincendo il “Pensionato Artistico” Leto si trasferisce prima a Roma nel 1875 e poi a Firenze, tra il 1876 e il 1878, dove collabora con la Galleria Pisani che diventa il maggior acquirente della produzione di quegli anni.
Il soggiorno a Parigi è decisivo per l’affermazione sul mercato internazionale e, invitato dal mercante Goupil, vi si trasferisce nel 1879. Di questo periodo rimane la suggestione dei bellissimi dipinti con scene di vita parigina, espressioni accattivanti dei nuovi gusti della clientela borghese.
Uno dei momenti fondamentali e più appassionanti della mostra, anche dal punto di vista storico, sarà la ricostruzione dell’eccezionale rapporto tra Leto e la famiglia Florio, che sono stati i suoi maggiori mecenati. Questo consentirà di vedere in una nuova e speciale prospettiva la mitica epoca della Palermo Liberty o modernista e riflettere sulla complessità – attraverso opportuni confronti – di capolavori come La mattanza a Favignana, uno dei dipinti più intensi del nostro Ottocento che, nella sua coinvolgente dimensione epica, rimanda alle pagine de I Malavoglia di Verga.
Una particolare attenzione sarà riservata anche alla consacrazione nazionale del pittore attraverso gli acquisti da parte della casa reale e dello stato. Verrà riconsiderata in ogni sua fase, attraverso l’esposizione degli straordinari studi preparatori, la complessa e appassionante genesi di un altro suo capolavoro I funari di Torre del Greco che venne presentato all’ Esposizione Nazionale di Roma del 1883, oggetto di acquisizione pubblica per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. In quest’opera, messa a confronto con il dipinto di analogo soggetto, realizzato da Gioacchino Toma un anno prima, troviamo una dimensione epica determinata dalla rappresentazione e dalla riflessione sul mondo del lavoro nell’Italia postunitaria.
Sarà ricostruita una parte della produzione presentata alle Biennali di Venezia, in particolare quelle del 1910 e del 1924 che lo consacravano definitivamente a livello internazionale e lo inserivano nel circuito del collezionismo più prestigioso. La sua fama in questo ambito è legata soprattutto a paesaggi con vedute di Capri e per la prima volta sarà presentato uno dei capolavori di Leto, Dietro la piccola marina a Capri, originariamente acquistato dal principe Costantino di Grecia alla IX Biennale di Venezia.
Capri fu il luogo dove amò ritirarsi definitivamente a partire dal 1890 con una scelta artistica e di vita condivisa con altri protagonisti della pittura moderna tra Otto e Novecento. Nel 1892 fonda il “Circolo Artistico” di Capri, insieme ad Augusto Lovatti, Bernardo Hay ed altri artisti, che scelgono come sede delle loro mostre l’Hotel Quisisana. In quest’isola ispiratrice delle sue creazioni dove consuma l’ultima stagione della sua vita, Leto salda una pittura più densa e corposa, a macchia, dai forti contrasti di ombre e luci, come si evince dalle opere Veduta dal giardino dall’Hotel Pagano e I Faraglioni a Capri, entrambe concesse dalla Galleria Ricci-Oddi di Piacenza.
Leto ha saputo rendere, con uno stile davvero personale, l’atmosfera e la luce uniche di quell’isola incantata che, in quegli anni di transizione del secolo, anche attraverso la pittura, stava entrando nell’ immaginario universale.

Per i visitatori della mostra, è possibile inoltre visitare l’Archivio fotografico di Antonino Leto presso la Galleria Beatrice, a Palazzo Sambuca in via Alloro n.36.

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Alberto Casiraghy – I pulcini di Casiraghy
> Acireale > GALLERIA CREDITO SICILIANO > dal 04 ottobre al 01 dicembre 2018

Alberto Casiraghy – I pulcini di Casiraghy

Non è semplice sintetizzare 36 anni di attività e un catalogo di oltre 10.000 edizioni Pulcinoelefante. La mostra realizzata nel corso del 2018, prima a Milano e ora ad Acireale (senza dimenticare l’installazione di oltre cento librini che volteggiano da giugno nelle vetrine della sede centrale palermitana del Credito Siciliano di via Libertà), si pone l’obiettivo di fare il bilancio di una straordinaria avventura culturale, apparentemente ai margini dell’editoria, in realtà splendente di luce propria e un vanto anche sul piano internazionale

Alberto Casiraghy è un poeta-artista e un artista-poeta (il legame è così stretto che è difficile dire se prevalga l’autore di folgoranti aforismi o l’artista surreal-dadaista), che ha fatto del libro il suo strumento d’elezione e che può considerarsi come l’erede più vicino di Bruno Munari.

Sbalorditivo e impossibile da replicare per qualunque altro stampatore-editore al mondo è il numero degli scrittori e degli artisti coinvolti. Centinaia di scrittori, poeti, artisti e intellettuali provenienti da ogni dove hanno lasciato e continuano a lasciare le loro tracce nei preziosi libriccini stampati e illustrati in poche copie (ma anche amici, persone sensibili che lo contattano, giovani). La mostra ne offre un’ampia selezione, qui ridotta a qualche nome più noto.

Tra gli autori ricordiamo: Roberto Cerati, Guido Ceronetti, Vincenzo Consolo, Maria Corti, Gillo Dorfles, Lawrence Ferlinghetti, Allen Ginsberg, Pietro Ingrao, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giorgio Manganelli, Goffredo Parise, Fernanda Pivano, Giuseppe Pontiggia, Vanni Scheiwiller, Arturo Schwarz, Wislawa Szymborska, Tonino Guerra, Sebastiano Vassalli, Andrea Zanzotto. Su tutti spicca il lungo e intenso sodalizio umano e editoriale con Alda Merini. Segnaliamo inoltre che, in occasione della mostra siciliana, il giornalista e scrittore Giampiero Mughini dedica ad Acireale un suo inedito frammento lirico con una grafica di Alberto Casiraghy.
Tra gli artisti spiccano: Enrico Baj, Maurizio Cattelan, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Sergio Dangelo, Mario De Biasi, Giosetta Fioroni, Emilio Isgrò, Franco Matticchio, Maria Mulas, Bruno Munari, Ugo Nespolo, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Guido Scarabottolo, Ferdinando Scianna, Fabio Sironi, Ettore Sottsass, Emilio Tadini. Ma i nomi famosi convivono accanto ad artisti meno noti o sconosciuti e tutti sono presenti con opere originali (uniche in più varianti o multiple), mentre le tecniche sono le più disparate: disegni, tempere, piccole sculture, lastre, incisioni, fotografie, riproduzioni interventate, etc. etc. …

La mostra presenta oltre duecento volumetti (molti dispiegati nella loro interezza – copertina, testo, opera grafica, colophon – per permettere di gustarli appieno), esposti con originalità, che raccontano il suo mondo. Il percorso, “all’insegna della leggerezza e della poesia” come tiene a precisare, è diviso in alcune grandi sezioni: la Filosofia della vita; gli Amici (Scrittori, Artisti, Alda Merini); le Arti (Musica, Gastronomia, la Tipografia e i Libri); Copertine e libri-oggetto. La mostra è, inoltre, notevolmente arricchita con gli strumenti del lavoro tipografico (caratteri, matrici xilografiche, cliché) e con documenti originali (fotografie, disegni, lettere, manifesti, oggetti e curiosità) provenienti dalla sua casa-officina di Osnago (Lecco).

La mostra – a cura di Andrea Tomasetig con Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio – è accompagnata da un catalogo con testi introduttivi di Andrea Tomasetig, Stefano Salis, Leo Guerra, Cristina Quadrio Curzio, Dario Lodi e Alberto Casiraghy.

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Franco Carlisi. Il valzer di un giorno
> Agrigento > FAM GALLERY > dal 27 luglio al 09 novembre 2018

Franco Carlisi – Il valzer di un giorno

Centocinquanta immagini in bianco e nero, un singolare caleidoscopio in scala di grigi per una galleria di ritratti – e vicende umane inespresse, taciute o sottaciute – dedicata al matrimonio in Sicilia.

Alla mostra è legata la seconda edizione dell’omonimo volume fotografico realizzato da Carlisi. Un progetto editoriale che, oltre ad arricchirsi di una nuova antologia di personaggi – i protagonisti del rito matrimoniale, interpreti non casuali di una partitura immutata da secoli, almeno nella forma, non sempre nei contenuti – raccoglie i contributi di altri autori, invitati da Carlisi a imbastire una narrazione estemporanea ispirata agli sguardi, ai volti e alle vite fermate nel “clik” della sua macchina fotografica.

È così che, accanto ai testi di Camilleri – Carlisi ricorda ancora la telefonata dello scrittore, ormai nove anni fa, la sua inconfondibile voce rauca alla cornetta e il commento inatteso “mi piacièru”, riferito agli sposini del suo “Valzer” nelle drammatiche cromìe del bianco e nero – e del compianto cantautore piemontese Gianmaria Testa, figurano oggi quelli del filosofo Alberto Giovanni Biuso, del giornalista Gaetano Savatteri e di altri autori.

Di scena è la Sicilia nascosta, periferica, quella dei paesi più remoti abitati da comunità che Carlisi esplora oltre il recinto delle forme convenzionali entro cui i protagonisti del rito matrimoniale costruiscono da secoli la loro recita. Gli scatti del “narratore” Carlisi, che già Camilleri ha definito “carnali e senza mezze tinte”, viaggiano in controtendenza. Lo spiega bene Tano Siracusa, fotografo: “Non c’è traccia della staticità, della concettosità, di quel tono anemico che sembrano dominare in tanta parte della fotografia contemporanea. Nelle immagini di Franco Carlisi, nel sontuoso bianco/nero delle sue stampe, la fotografia torna ad accettare la sfida del tempo, per sorprendere nel suo flusso caotico l’attimo in cui il senso si rapprende, in un abbraccio, in una movenza da tripudio bacchico, nella lacrima di una sposa, in una coppia che si invola in una giostra, dispiegandosi in una spazialità ricca di sinuosità e di anfratti, di tonalità intermedie fra lo scuro denso delle ombre e i bianchi accesi dalle vampe di una luce che non si arrende”.

“Volevo intercettare i sentimenti più intimi delle persone – dice Carlisi parlando del suo lavoro decennale dedicato al matrimonio in Sicilia – allontanarmi dallo stereotipo dello sguardo superficiale, dell’esotismo senza cultura. Per questo ho coinvolto un team di scrittori nell’intento di intersecare i due piani narrativi e creare un legame a doppio filo fra parola e immagine”. “Il valzer di un giorno”, infine, prima ancora che titolo della mostra e del libro fotografico di Franco Carlisi, è stato anche titolo di un album che 2000 ha fatto conoscere al grande pubblico italiano il cantautore piemontese Gianmaria Testa, fino a quel momento celebre solo all’estero, in particolare in Francia.

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Jan Fabre – Ecstasy & Oracles
> Monreale | Agrigento > dal 7 luglio al 5 novembre 2018

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Nell’anno di Palermo Capitale italiana della cultura, la città ospiterà numerosi eventi culturali e in questo virtuoso scenario si incastona anche un grande progetto che vede coinvolto il Maestro fiammingo Jan Fabre.

Oltre alla mostra che si terrà ad Agrigento, all’interno del Parco della Valle dei templi, del Museo Archeologico regionale “Pietro Griffo”e in luoghi pubblici nella città da maggio a ottobre 2018, Fabre rientra in un progetto più ampio che comprende anche lo splendido complesso benedettino di Monreale (Palermo), in un’ottica condivisa di valorizzazione che crea percorsi di visita inediti e uniti tematicamente dall’idea dell’artista e delle curatrici Joanna De Vos e Melania Rossi.

Lo scarabeo, antico simbolo di metamorfosi e uno dei primi alter-ego dell’artista Jan Fabre, il coleottero di Anversa, è elemento centrale della mostra a Monreale.
Piccoli bronzi rappresentano la ricerca vitale dell’artista e la scultura in bronzo a grandezza naturale, L’uomo che porta la croce, pone in equilibrio i limiti della fede. Grandi mosaici realizzati con ali-gioiello di coleottero esplorano il ciclo eterno di vita e morte. In mostra per la prima volta in Europa.

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