FEBBRAIO 2018. 10 mostre da visitare in giro per la Sicilia_02.2018

♥ 1968/2018 Pausa sismica. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce, vicende e visioni. Palazzo Sant’Elia. Palermo > fino al 13 marzo 2018

1968/2018 Pausa sismica. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce, vicende e visioni.

1968/2018 Pausa sismica. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce, vicende e visioni.

Il 14 e il 15 gennaio del 1968 la Valle del Belìce viene colpita da un violento terremoto che causa gravi danni alle città della zona. Gibellina, insieme a Salaparuta, Montevago e Poggioreale, è quasi del tutto rasa al suolo.
Nell’anno del cinquantenario, la mostra 1968/2018 PAUSA SISMICA Cinquant’anni dal terremoto del Belìce, vicende e visioni,  ripercorre la storia di Gibellina dal terremoto alla costruzione della città nuova sino al coinvolgimento  di  artisti e intellettuali della scena nazionale ed internazionale, per iniziativa del suo sindaco, Ludovico Corrao.
A raccontare la vicenda sono le opere degli artisti, radicate nell’identità di Gibellina Nuova, le fotografie, i video, i materiali documentari raccolti durante un lungo lavoro di ricerca tra diverse istituzioni che qui compongono la trama di una memoria viva: cinquant’anni densi di avvenimenti, per una storia che attraversa i cambiamenti sociali che proprio dalla Valle del Belìce in quel periodo stavano nascendo dal basso, diventandone parte integrante.
La mostra dipana diversi temi, che nel loro intrecciarsi, restituiscono la complessità dell’accaduto: dai primi documenti fotografici e video provenienti dagli archivi della RAI e del CRESM di Gibellina, si ripercorrono poi i 13 lunghi anni di permanenza delle popolazioni nelle baraccopoli prima del trasferimento nella città nuova. Alla ricostruzione e a Gibellina Nuova è dedicata un’intera sezione che esplora l’urbanistica, le architetture, le sculture  attraverso i modelli delle opere.
Contemporaneamente alla città di Gibellina, si ricostruiva la sua comunità, per la quale un ruolo fondamentale ha svolto il teatro, come momento di rifondazione di valori, ma anche come strumento pratico di aggregazione dei saperi degli artigiani finalizzato alla produzione di scenografie, costumi e opere d’arte. Dal costante dialogo tra gli artigiani e i numerosi artisti italiani e stranieri che a Gibellina hanno trascorso lunghi periodi di creazione nascono i “prisenti” portati in processione durante la festa di San Rocco e ricamati dalle donne di Gibellina oltre alle sculture, le spettacolari scenografie di Arnaldo Pomodoro, Mimmo  Paladino, Pietro Consagra, agli atelier di tanti artisti tra i quali, Schifano, Rotella, Scialoja, Angeli.
A fare da contraltare alla vita della città nuova è la realizzazione del Cretto di Alberto Burri, un progetto unico al mondo, ancora oggi depositario di un valore artistico, etico, comunitario che si rinnova ogni giorno.

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♥ Toulouse-Lautrec. La ville lumiere. Palazzo della Cultura. Catania > fino al 3 giugno 2018

Toulouse - Lautrec: La Ville Lumiere

Toulouse – Lautrec: La Ville Lumiere

Dopo il grande successo della mostra dedicata a Escher, dal 7 febbraio Arthemisia torna a Palazzo della Cultura di Catania con una mostra che celebra – attraverso 150 opere provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene – il percorso artistico di uno dei maggiori esponenti della Belle Époque: Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901).
Parigi, fine Ottocento: la vita bohémienne, gli artisti di Montmartre, il Moulin Rouge, i teatri, le riviste umoristiche, le prostitute. É questo l’accattivante mondo di Toulouse-Lautrec, genio che divenne noto soprattutto per i suoi manifesti pubblicitari e i ritratti di personaggi che hanno segnato un’epoca rimanendo ben impressi nell’immaginario collettivo.

Manifesti, litografie, disegni, illustrazioni, acquerelli, insieme a video, fotografie e arredi dell’epoca riscostruiscono uno spaccato della Parigi bohémienne, riportando i visitatori indietro nel tempo.
Tra le opere più celebri presenti in mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec.

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♥ Masbedo. Madame Pinin. Museo Civico di Castelbuono. Castelbuono > fino al 22 aprile 2018

Masbedo. Madam Pinin

Masbedo. Madam Pinin

Qual è il rapporto dell’artista contemporaneo con l’arte del passato? La storia dell’arte può essere fonte di ispirazione per le nuove generazioni? E’ questo il ragionamento alla base del progetto espositivo pensato dai MASBEDO (Nicolò Massazza, Milano 1973, Iacopo Bedogni, Sarzana 1970) per il Museo Civico di Castelbuono.

La mostra, a cura di Laura Barreca e Paola Nicolin, presenta quattro lavori: Fragile (2016), un video mono canale prodotto dai Musei Reali Galleria Sabauda di Torino e qui esposto su monitor; Handle with care (2016), pensato originariamente come video installazione a 6 schermi e rielaborato specificatamente per l’istituzione castelbuonese come una complessa installazione fotografica; il video monocanale Madame Pinin (2017), inedita produzione dei MASBEDO e, infine, Manifesti di falsi colori (2017), installazione multimediale, anche quest’ultima realizzata site specific.
Il tema centrale della mostra indaga la relazione tra il mondo dell’immagine e la conservazione, la creazione intesa come pulsione/effervescenza/forma in opposizione al concetto di fine, ineluttabilità del tempo, la necessità di una cura. Tutte le opere in mostra nascono da riferimenti visivi e mentali che si sono evoluti in forma fisica e psichica nella forma ibrida tra indizio/performance/opera installativa/video.

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♥ Totò Genio. Galleria di Arte Moderna – Ex Convento di Santa Chiara. Catania > fino al 1 maggio 2018

Totò Genio  catania

Totò Genio.

Realizzata a cinquant’anni dalla sua scomparsa la mostra Totò Genio ripercorre la grandezza di Antonio de Curtis, in arte Totò, uno dei maggiori interpreti italiani del Novecento.
Fu un artista a tutto tondo, una figura poliedrica, non solo attore di cinema e teatro, ma poeta e autore di canzoni indimenticabili. Il principe de Curtis era molto affezionato ai suoi scritti, che probabilmente considerava lo specchio più autentico della sua anima malinconica e notturna: Non c’è nessuna discrepanza – diceva – tra la mia professione (che adoro) e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia. Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi nel passare dal riso al pianto.

Attraverso documenti personali, cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni e testimonianze, Totò Genio propone un viaggio indietro nel tempo, nell’universo di Totò. La mostra racconta la vita, le passioni e gli amori del maestro. Si possono ammirare i disegni realizzati da Pier Paolo Pasolini per la Terra vista dalla luna, episodio del film Le streghe interpretato da Totò, i disegni di Federico Fellini, che in lui vedeva un artista senza tempo, fino ad arrivare ai disegni realizzati da fumettisti celebri come Guido Hugues, Milo Manara, Andrea Pazienza, Tanino Liberatore.

Un’ampia sezione della mostra è dedicata al suo rapporto con il cinema, che lo ha visto protagonista di 97 film, e ripercorre la sua lunga carriera attraverso i manifesti e le foto buste che lo hanno reso celebre al grande pubblico.

Il suo rapporto con il teatro è raccontato e rivisitato attraverso i costumi di scena, filmati d’epoca e installazioni multimediali. Un aspetto meno noto di Totò è il suo rapporto con la pubblicità lo ha visto testimonial di alcuni prodotti italiani di quegli anni, come la Lambretta e la Perugina, che lo scelse come volto per pubblicizzare il suo famoso Bacio.

La mostra racconta anche il suo legame fortissimo con Napoli, la sua città d’origine. Attraverso foto private, documenti originali e giornali d’epoca viene descritto un Totò più privato, un uomo generoso che amava prendersi cura degli animali e delle creature più indifese. Non mancano infine le sue poesie, come la celebre ‘A livella e le sue canzoni, come Malafemmena, composta da Totò nel 1951 e poi declinata in centinaia di versioni.

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♥ Call for Iolas’ House. Galleria Credito Siciliano. Palazzo Costa Grimaldi. Acireale > fino al 4 marzo 2018

Call for Iolas' House. ph Andrea Bonetti

Call for Iolas’ House. Galleria Credito Siciliano. ph Andrea Bonetti

La mostra “Call for Iolas’ House” a cura di Stefania Briccola, Leo Guerra, Cristina Quadrio Curzio – prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese – è dedicata alla villa-relitto del leggendario gallerista Alexander Iolas (Alessandria d’Egitto, 25 marzo 1907 – New York, 8 giugno 1987).
Alexander Iolas fu il primo direttore artistico della Galleria Gruppo Credito Valtellinese – Refettorio delle Stelline di Milano  e colui che commissionò ad Andy Warhol il dipinto “The Last Supper” – oggi in collezione Creval –  ispirato dal capolavoro di Leonardo da Vinci situato proprio di fronte alla Galleria.
La villa, costruita fra il 1965 e il 1968 ad Agia Paraskevi ad Atene con il contributo di svariati architetti e con la consulenza degli stessi artisti, nelle intenzioni del suo proprietario doveva diventare un museo vivo dedicato all’arte contemporanea, ma oggi è solo un monumento dedito all’assenza e al declino: dopo la morte improvvisa di Iolas, dapprima l’importante collezione di opere d’arte contemporanea e antica, poi le partizioni ornamentali con gli arredi interni ed esterni, sono stati sottratti e vandalizzati.
La mostra a Palazzo Costa Grimaldi ad Acireale focalizzerà la triste ed avvincente storia della villa attraverso le testimonianze di alcuni artisti e galleristi che vi hanno lavorato o risieduto occasionalmente (tra cui Novello Finotti, Fausta Squatriti, Marina Karella, Renos Xippas..), accresciuta dai racconti del suo biografo ateniese e di altre figure, italiane ed internazionali, appartenute a vario titolo alla ‘scuderia Iolas’ nel secondo dopoguerra, oggi assurte al ruolo di personalità della cultura e delle arti sulla scena internazionale.

In mostra anche un video originale con le testimonianze di personalità che furono vicine a Iolas. Dal suo biografo Nikos Stathoulis, ad André Mourge, che fu suo compagno di vita, ad artisti come Marina Karella, Fausta Squatriti, Novello Finotti. Ma anche testimonianze di chi lavorò con lui e di semplici “uomini della strada” che, nella Atene di oggi mostrano l’oblio in cui sembra essere caduto “Alessandro il Grande”, uno dei mercanti più famosi al mondo di cui nessuno ha sentito parlare. E con lui, la sua mitica casa in Agia.

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♥ Ricordi Futuri 3.0. Diaspore in terra di Sicilia. Palazzo Sant’Elia. Palermo > fino al 24 marzo 2018

Ricordi Futuri 3.0. Diaspore in terra di Sicilia.

Ricordi Futuri 3.0. Diaspore in terra di Sicilia. Palazzo Sant’Elia. Palermo

“RICORDI FUTURI 3.0” è una esposizione originale e multimediale con installazioni, oggetti simbolici ed opere d’arte contemporanea, video e proiezioni, armonizzati in un percorso narrativo che conduce ad un’esperienza avvolgente – a tratti graffiante, a tratti subliminale – e di grande effetto emotivo nella memoria della Shoah, che in Sicilia si arricchisce di documenti e materiali storici inediti, come le lettere di espulsione dei professori universitari durante il ventennio fascista.

“La scelta ricade su palazzi d’epoca con strutture museali, luoghi che con la loro fisicità sono deputati al ricordo e alla trasmissione della nostra storia – spiega Ermanno Tedeschi – Palermo dopo Asti e Torino; e dopo il ricordo della Shoah al Parlamento Europeo di Bruxelles. Perché la Sicilia è più che mai la nuova frontiera delle migrazioni forzate dal sud del mondo e un esempio di accoglienza illuminante. La memoria non è nulla se non incide sul nostro presente, così rapido da esser già futuro. Anche la scelta di opere e artisti, guarda al prossimo, temporale e identitario. E in questo, è pienamente contemporanea”.

La ricorrenza della Giornata della Memoria, cui rimanda questa mostra, non può non citare anche un altro anniversario: ovvero gli ottanta anni dalla promulgazione, per volere di Mussolini, delle prime leggi razziali in Italia (1938). E la stessa Sicilia, oggi terra di approdi, riscopre nelle sue radici ebraiche una cultura millenaria quasi cancellata: quasi 600 anni fa gli ebrei che vivevano pacificamente in Sicilia furono infatti espulsi con un editto dei Reali di Spagna.

RICORDI FUTURI 3.0 è resa possibile grazie alla co-produzione tra l’Associazione culturale Acribia, promotrice del progetto e la Fondazione Sant’Elia, gode dei patrocini della Città Metropolitana di Palermo, dell’Università, dell’Associazione Francese Amici dell’Università di Tel Aviv, dell’Ambasciata di Israele e dell’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

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♥ Veglia. Bizhan Bassiri. Palazzo Riso. Cappella dell’Incoronazione. Polo Museale regionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Palermo > fino all’11 marzo 2018

Veglia. Bizhan Bassiri

Veglia. Bizhan Bassiri

Bassiri, artista italo-persiano appena distintosi per aver rappresentato l’Iran con una grande installazione plastica alla 57^ Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, giunge nel capoluogo siciliano con due inedite visionarie narrazioni. Se con Veglia, infatti, Bassiri instaura negli ambienti al primo piano del Riso un’epica drammaturgia con la solenne mole di un ‘Sarcofago’ al cospetto di una Battaglia, 2014, con Corpo celeste, 1993-2016, invece, alla Cappella dell’Incoronazione, egli giunge a suscitare un’implicita domanda su quale provenienza abbia una grande
superficie elaborata a base di cartapesta e tecniche miste, eretta nell’ambiente, tanto oscura per quanto enigmatica al punto che le
Ceriere, 1998, d’acciaio, pur presenti con i loro lumi, non ne riducono l’inquietante astanza.
Le due eloquenti ‘parabole’ di questo protagonista della generazione degli anni Ottanta dell’arte italiana ed europea consentono nuovamente di poterne apprezzare il vigore plastico e l’intensità poetica.

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♥ Ercole nelle collezioni Mandralisca e Salinas. Museo Mandralisca. Cefalù > fino al 4 aprile 2018

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Ercole nelle collezioni Mandralisca e Salinas.

Dal 5 Gennaio al 4 Aprile 2018 il Museo Mandralisca di Cefalù presenta al pubblico due mostre prestigiose dal titolo: “Ercole nelle collezioni Mandralisca e Salinas” e “Il Tesoretto Bizantino di Campobello di Mazara, dalle Collezioni del Museo Salinas di Palermo”.
Esse nascono come due percorsi legati alla bellezza, al recupero e alla valorizzazione di opere inserite e poste in dialogo con altre opere. Le mostre arricchiscono l’offerta culturale del nostro Museo, che si fa culla di un percorso espositivo che ha come base non solo la mera contemplazione dell’oggetto artistico e della testimonianza storica ma vuole aprire al dialogo tra varie manifestazioni dell’essere umano.
La figura di Ercole è strettamente connessa all’origine della polis Cefalù (Kephaloidion) e nella mostra “Ercole nelle collezioni Mandralisca e Salinas”, è testimoniato dalle numerose monete coniate a Cefalù fra V– IV sec. a. C.. Anche le tre collane che compongono il tesoretto di Campobello di Mazara acquistate da Antonio Salinas nel XIX sec., sono testimonianza della grande e sapiente maestria degli orafi bizantini di VIII – IX sec., maestranze che qualche secolo dopo hanno lasciato a Cefalù un indelebile segno della loro presenza: Il mosaico della Cattedrale, oggi Patrimonio Unesco dal 2015.

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♥ Orna Ben-Ami. Entire Life in a Package. Villa Aurea. Parco Archeologico della Valle dei Templi. Agrigento > fino al 18 marzo 2018

Orna Ben-Ami

Orna Ben-Ami. Entire Life in a Package.

Il progetto artistico “Entire Life in a Package” – una vita in un pacchetto – dell’artista israeliana Orna Ben-Ami, approda in Sicilia, luogo simbolo del processo migratorio di ieri e di oggi. E non poteva esserci una terra più adatta per illustrare i flussi dei popoli, da e per luoghi lontani, in cerca di una vita migliore.
Dal 29 gennaio al 18 marzo sarà visitabile nella Valle dei Templi di Agrigento una personale cruda e poetica curata da Ermanno Tedeschi e realizzata in collaborazione con il Parco Archeologico e l’Ambasciata Israeliana in Italia.
Un luogo d’incanto secolare, che porta a pensare come la vita dell’uomo sia un attimo a confronto della terra, delle antiche costruzioni, degli stessi ulivi fissi a guardia delle valli e dell’orizzonte: qui le opere di Ben-Ami saranno ospiti, quasi per uno scalo tecnico, prima ripartire poi per altri luoghi, migranti anche loro.

La valigia è l’elemento centrale della rassegna e del lavoro dell’artista che lavora le sue sculture metalliche fondendole e sovrapponendole a foto di migrazioni dei fotoreporter della Reuters “Il lavoro di Orna stupisce non solo per la leggerezza con cui lei utilizza una materia, il ferro, combinandolo con commoventi fotografie scattate dai fotografi nei luoghi caldi del mondo, ma soprattutto per la sensibilità e la delicatezza con cui tratta il tema della migrazione.” Illustra Ermanno Tedeschi “La sua opera mi ha colpito intimamente, rimandando alla mia stessa storia familiare, appartengo ad un popolo per millenni senza terra, domiciliato ovunque nei secoli, ma sempre in viaggio verso le antiche radici.”

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♥ Eros, dal mito al contemporaneo. Museo Archeologico Regionale. Gela > fino al 24 febbraio 2018

Eros, dal mito al contemporaneo.

Eros, dal mito al contemporaneo.

L’arte erotica di due epoche a confronto: da un lato statuette, anfore e crateri dipinti con scene erotiche del V e IV secolo a. C.; dall’altro installazioni, dipinti, sculture e fotografie di artisti contemporanei che raccontano l’Eros. È il tema proposto dalla mostra “Eros, dal mito al contemporaneo” a cura di Alba Romano Pace, allestita fino al 24 febbraio nelle sale del Museo Archeologico Regionale di Gela.
Saranno esposte opere di Philippe Berson, Barbara Cammarata, Giulio Catelli, Daniele Cascone, Gaetano Costa, Lou Dubois, Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Kali Jons, Isa Kaos, Frédéric Léglise, Giacomo Rizzo, Ignazio Schifano, Marco Stefanucci, Jojo Wang, William Zanghi, accanto a reperti archeologici, come statuette fittili, anfore e vasi attici con figure rosse, rinvenuti nell’Acropoli dell’antica Gela.
I reperti archeologici a sfondo erotico della collezione del museo, si relazionano con le opere d’arte contemporanee invitando lo spettatore ad entrare nel misterioso e arcaico universo dell’Eros attraverso il confronto ed il raffronto di due culture, l’antica e la contemporanea per affermare la libertà dell’arte e del pensiero artistico».

Se gli antichi Greci raffigurano l’Eros, pulsione vitale universale, nei culti della fertilità femminile e della virilità maschile, nell’amore libero generatore di vita e negli amori proibiti di uomini e dei, nell’epoca contemporanea esso dimora al confine tra permesso e interdetto, casto e licenzioso, tra atto e immaginazione, libido e annientamento. Lontano dalla volgarità e la pornografia, l’eros esprime eccitazione e desiderio ma è anche metafora della creazione artistica.

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