GENNAIO 2019. 10 mostre da visitare in giro per la Sicilia_01.2019

Altre Stanze anni ’50 e ’60
> Palermo > Palazzo Sant’Elia > dal 21 dicembre 2018 al 28 febbraio 2019

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Dalle diverse sedi della Banca d’Italia, raccolte in un’unica, importante collezione, arrivano a Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018, quaranta opere di trenta artisti che hanno segnato il secondo dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta. La mostra “Altre Stanze anni ’50 e ’60”, a cura di Mariastella Margozzi e Morena Costantini e le opere, raccolte per l’occasione, arrivano per la prima volta a Palermo.

Un patrimonio prezioso e vario, che si è costituito nel tempo, riuscendo a raccontare lo sviluppo dell’arte figurativa italiana e le trasformazioni sociali del Paese. Una collezione destinata agli ambienti di rappresentanza degli istituti di credito, ma che esce dagli studi dirigenziali per percorrere quella stessa Italia che fa parte del racconto. L’arte va di pari passo alla ripresa, al rilancio, al “sogno” italiano; racconta un Paese uscito dalla guerra che faticosamente rinasce alla ricerca della democrazia, del benessere delle famiglie, di una maggiore libertà. Un periodo che è riduttivo definire solo “vivace”: è “vivo” e, nello stesso tempo, consapevole della realtà attorno: è l’Italia del primo Festival di Sanremo (1951), del maestro Manzi che dalla TV (1954) insegna agli adulti a leggere e scrivere; le “borgate” di Pasolini contro la Dolce Vita e il miracolo economico; la “valigia di cartone” vs i jeans; del Piano Marshall, del paragone con gli States, delle prime lavatrici e frigoriferi; Enrico Mattei all’ENI e Adriano Olivetti tra i privati.

Ed eccoci al mondo dell’arte: dalla tradizione figurativa, ancora presente nei primi anni Cinquanta, all’astrattismo informale, la collettiva offre la possibilità di apprezzare le composizioni dei più noti artisti italiani e dei gruppi che in quegli anni si sono formati. “Altre stanze trae il suo titolo da un’opera di Corrado Cagli del 1950, che testimonia l’uscita di queste opere dalle “stanze” nelle quali sono abitualmente collocate, non visibili al pubblico.

Da Lucio Fontana a Franco Angeli, da Renato Guttuso a Carla Accardi, da Turcato a Burri, da Ugo Attardi ad Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Tano Festa: creativi, affabulatori,per nulla inclini a cedere le armi, ognuno convinto del suo “segno”: ognuno ha qualcosa di profondo e intimo da comunicare. La raccolta della Banca d’Italia non ha un filo conduttore preciso, non è orientata verso questa o quella tendenza, ma racchiude opere acquistate soprattutto sul mercato nazionale e internazionale, tra la fine degli anni ‘80 e gli anni 2000, per rispondere ad un’esigenza di rappresentanza. Si ricompone in questa mostra, una sorta di puzzle che fornisce un ottimo contributo alla narrazione della storia dell’arte italiana dei due decenni ’50 e ’60.

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Palermo Capitale del Regno: I Borbone e l’Archeologia a Palermo, Napoli e Pompei
> Palermo > Museo Archeologico Salinas > dal 2 dicembre 2018 al 31 marzo 2019

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Circa un centinaio di opere e reperti tra Campania e Sicilia: il Museo archeologico Salinas di Palermo inaugura la mostra “Palermo capitale del regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo Napoli e Pompei”, aperta al pubblico dal 2 dicembre 2018 al 31 marzo 2019.

Poco più di duecento anni fa Palermo visse un anno da “Capitale del Regno”. Dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Siamo a fine 1816, la capitale del nuovo Regno è inizialmente  Palermo, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi solo dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita.

La mostra occupa i tre saloni del primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dai Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano.

Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018

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Io Dalì
> Museo Civico Castello Ursino > Catania > dal 17 novembre 2018 al 17 febbraio 2019

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“Io Dalì”, Museo Civico Castello Ursino, Catania

Dalla costruzione di un mito, all’immortalità. In occasione del trentennale della scomparsa del maestro catalano (23 gennaio 1989) la mostra svela l’immaginario di Salvador Dalí portando i visitatori nella Vita segreta del genio poliedrico. “io Dalí”, al Museo Civico Castello Ursino dal 17 novembre 2018 al 10 febbraio 2019, passerà in rassegna, attraverso 16 dipinti, 21 opere su carta, 24 video, 86 fotografie e 29 riviste il modo in cui il pittore è stato capace di creare il proprio personaggio rendendo opera d’arte ogni suo gesto; indagando e rivelando l’altra vita dell’artista catalano, quella meno conosciuta, fondamentale per comprendere la sua incredibile personalità.

Nell’esposizione si vedranno anche i filmati, le performance e le frequenti apparizioni, tutt’altro che improvvisate, nei mezzi di comunicazione: dalle copertine della riviste – tra cui il Time del 1936 – alla sua partecipazione in veste di ospite a un concorso televisivo americano di grande popolarità come What’s My Line? trasmesso nel 1957 dall’emittente CBS.

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Antonello da Messina
> Palermo > Palazzo Abatellis > dal 14 dicembre al 10 febbario 2018

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Antonello da Messina a Palazzo Abatellis

Per la prima volta saranno riunite a Palermo, nella galleria di Palazzo Abatellis che già ospita l’Annunciata, molte altre celebri opere di Antonello da Messina, in un inedito percorso espositivo realizzato da Giovanni Carlo Federico Villa, già curatore della mostra-evento del 2006 alle Scuderie del Quirinale.

Dall’Italia e dall’estero, tavole che raramente si ha la possibilità di vedere riunite in un unico sito e in dialogo tra loro. L’esposizione, promossa dalla Regione Siciliana e da MondoMostre, facente parte del cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, sarà fruibile al pubblico dal 14 dicembre al 10 febbraio 2019.

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Gli impressionisti a Catania
> Catania > Palazzo della Cultura > dal 20 Ottobre 2018 al 21 Aprile 2019

Gli impressionisti in mostra a Catania

Le mostre, che nel tempo sono state dedicate agli impressionisti, sono sempre state realizzate attorno ai soliti noti, Pissarro, Degas, Monet, Renoir, Manet.

La mostra catanese, pur presentando queste “prime donne” è la mostra più completa, mai apparsa in Italia su questo movimento, infatti oltre ai soliti noti si avrà, per la prima volta, la possibilità di accostarsi ai lavori di quasi tutti gli oltre 40 artisti che parteciparono alle otto mostre ufficiali dell’Impressionismo, ma non solo.

La mostra farà scoprire anche tutte le ricerche che questi artisti portarono avanti in un’epoca di grandi sconvolgimenti dalla pittura ad olio al pastello, dalla ceramica alla scultura, dal disegno alla grafica; sconvolgimenti che costrinsero gli impressionisti ad inventare nuove tecniche di stampa e nuovi metodi espressivi.

Vi sarà infatti in mostra un ampio panorama delle tecniche usate da questi artisti che si trovarono a dover combattere con un nemico temibile e subdolo mai affrontato in precedenza da altri artisti: “la fotografia”. Fotografia nata ufficialmente pochi anni prima di quel fatidico 1874 anno di nascita dell’Impressionismo e che con la sua forza prorompente cambiò la concezione della pittura. L’impressionismo accettò la sfida della fotografia divenendo suo malgrado la spinta propulsiva e liberatoria dell’arte del ‘900 e dei secoli a venire.

Il progetto per la città di Catania parte dalle opere di Courbet, Corot, Millet, che dal realismo alle bucoliche espressioni della scuola di Barbizon dettarono i canoni di un gusto estetico che trovò nella pittura “en plein aire” la sua giusta dimensione per arrivare infine ai grandi protagonisti della pittura impressionista.

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Il kouros ritrovato
> Palermo > Palazzo Branciforte > dal 11 novembre 2018 al 13 gennaio 2019
PROROGATA fino al 31 marzo 2019

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Il kouros ritrovato

Un altro importante traguardo per Palermo, nell’anno che vede la città Capitale Italiana della Cultura 2018.

Per la prima volta, infatti, è stato portato a termine con successo l’assemblamento del torso del kouros di Lentini e della Testa Biscari, appartenuti a un’unica statua di età greca e ricongiunti grazie al sostegno di Fondazione Sicilia.

Le due parti erano state rinvenute in epoche diverse a Lentini in provincia di Siracusa e, successivamente, esposte separatamente a Siracusa al Museo archeologico Paolo Orsi e a Catania al Museo civico di Castello Ursino.
Il kouros, statua greca raffigurante solitamente un giovane, era una forma d’arte con funzione funeraria o votiva molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo.

Quella esposta a Palermo è una scultura arcaica, ricavata da un unico blocco di marmo bianco proveniente dalle isole Cicladi. Sarà esposta all’interno della Sala della Cavallerizza, in un ideale dialogo con collezione archeologica, esposizione di punta della Fondazione Sicilia, custodita nell’allestimento di Gae Aulenti, autore del progetto di recupero del palazzo. Per rendere possibile questa delicata operazione di ricostruzione, è stata messa in campo un’équipe di esperti che ha permesso di raggiungere la certezza sull’unitarietà della statua, portando a compimento il meticoloso intervento conservativo, condotto nei laboratori del Centro Regionale Progettazione e Restauro della Regione Siciliana.

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Rosalia eris in peste patrona
> Palermo > Palazzo Reale > dal 4 settembre 2018 al 5 maggio 2019

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La Mostra ripercorre uno dei momenti più critici della storia di Palermo: il lasso di tempo di cinquant’anni che vede la città colpita da due terribili pestilenze, nel 1575-76 e nel 1624; la popolazione inerme e decimata cerca conforto e  protezione nei tradizionali Patroni, le Sante cinque Vergini Palermitane, i Santi Rocco e Sebastiano cui subito si aggiunge in quegli stessi anni anche San Carlo Borromeo, grazie al culto introdotto in città dalla ricca “Nazione” mercantile dei Lombardi. Ma nel 1624, allo scoppio di una pestilenza ancor più devastante, il ritrovamento dei sacri resti sul Monte Pellegrino di Rosalia, romita palermitana vissuta nel Medioevo, e la contemporanea immediata cessazione del morbo, fanno sì che a lei vengano riconosciuti speciali poteri taumaturgici, da farla acclamare unica patrona contro il terribile morbo.

Il trionfo del culto, immediatamente diffusosi grazie ai Gesuiti e ai Francescani in tutta Europa, ma non solo, impone subito scelte precise sull’iconografia della Santa, cui darà contributo particolare Anton Van Dyck, il grande pittore fiammingo trovatosi a Palermo in quei tristi frangenti.

Su tali presupposti, la mostra si snoda attraverso un percorso che partendo dalla devozione ai Santi Patroni tradizionali, esemplificata da una serie di importanti dipinti e sculture cinquecentesche realizzate in quegli anni, arriva sino al trionfo del culto di Rosalia quale unica patrona, configurato da altrettante opere, soprattutto pale d’altare, commissionate ad artisti famosi, come Anton Van Dyck, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera e Mattia Preti. Ai dipinti e alle sculture si affiancheranno numerosi disegni preparatori dei grandi dipinti, opere d’arte decorativa, materiali a stampa e d’archivio.

Il culto di Santa Rosalia non è, fatto esclusivo, della storia e delle tradizioni siciliane. La Fondazione Federico II con questa mostra ne sottolinea, dopo attente e dettagliate ricerche, quell’elemento che la vede travalicare i confini dell’Isola. È nel rapporto con la “Nazione” dei lombardi che se ne trova una delle massime espressioni. L’Alta Lombardia, tra il XV e il XIX secolo, fu caratterizzata da un processo emigratorio verso la città di Palermo. Un flusso che si sviluppò, principalmente, nel Seicento. Ciò che ne venne fuori fu una collaborazione volta alla raccolta di offerte in danaro destinate all’acquisto di beni materiali da inviare alle comunità ecclesiali di origine. Fra i doni, si annoverano varie suppellettili sacre in argento, ancor oggi conservate nelle chiese lombarde.

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Antonino Leto. Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri
> Palermo > GAM Galleria d’Arte Moderna > 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019

Antonino Leto. Tra l'epopea dei Florio e la luce di Capri

A oltre dieci anni dalla memorabile rassegna dedicata a Francesco Lojacono che ha rappresentato una svolta decisiva per la valorizzazione della pittura dell’Ottocento in Sicilia, con la mostra dedicata ad Antonio Leto (Monreale 1844 – Capri 1913), aperta al pubblico dal 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019, si intende restituire la statura europea che gli compete anche all’altro grande protagonista della pittura in Sicilia. 

Appartenenti alla stessa generazione – Leto è sei anni più giovane di Lojacono – i due pittori hanno avuto una vicenda analoga, entrambi affermatisi come interpreti di una straordinaria visione mediterranea del paesaggio, declinato in uno stile che si è confrontato, dai Macchiaioli agli Impressionisti, con i grandi movimenti moderni europei.

Con circa 100 opere, la mostra sarà la grande occasione per riconsiderare Leto, nel suo articolato percorso artistico, che lo ha visto formarsi innanzitutto a Napoli, dove si recò nel 1864, attratto dalla pittura di Giuseppe De Nittis e dalle proposte della “Scuola di Resina” che, sulla scorta della lezione macchiaiola divulgata da Adriano Cecioni, sosteneva una resa naturalistica svincolata dal descrittivismo analitico di Filippo Palizzi. Vincendo il “Pensionato Artistico” Leto si trasferisce prima a Roma nel 1875 e poi a Firenze, tra il 1876 e il 1878, dove collabora con la Galleria Pisani che diventa il maggior acquirente della produzione di quegli anni.
Il soggiorno a Parigi è decisivo per l’affermazione sul mercato internazionale e, invitato dal mercante Goupil, vi si trasferisce nel 1879. Di questo periodo rimane la suggestione dei bellissimi dipinti con scene di vita parigina, espressioni accattivanti dei nuovi gusti della clientela borghese.
Uno dei momenti fondamentali e più appassionanti della mostra, anche dal punto di vista storico, sarà la ricostruzione dell’eccezionale rapporto tra Leto e la famiglia Florio, che sono stati i suoi maggiori mecenati. Questo consentirà di vedere in una nuova e speciale prospettiva la mitica epoca della Palermo Liberty o modernista e riflettere sulla complessità – attraverso opportuni confronti – di capolavori come La mattanza a Favignana, uno dei dipinti più intensi del nostro Ottocento che, nella sua coinvolgente dimensione epica, rimanda alle pagine de I Malavoglia di Verga.
Una particolare attenzione sarà riservata anche alla consacrazione nazionale del pittore attraverso gli acquisti da parte della casa reale e dello stato. Verrà riconsiderata in ogni sua fase, attraverso l’esposizione degli straordinari studi preparatori, la complessa e appassionante genesi di un altro suo capolavoro I funari di Torre del Greco che venne presentato all’ Esposizione Nazionale di Roma del 1883, oggetto di acquisizione pubblica per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. In quest’opera, messa a confronto con il dipinto di analogo soggetto, realizzato da Gioacchino Toma un anno prima, troviamo una dimensione epica determinata dalla rappresentazione e dalla riflessione sul mondo del lavoro nell’Italia postunitaria.
Sarà ricostruita una parte della produzione presentata alle Biennali di Venezia, in particolare quelle del 1910 e del 1924 che lo consacravano definitivamente a livello internazionale e lo inserivano nel circuito del collezionismo più prestigioso. La sua fama in questo ambito è legata soprattutto a paesaggi con vedute di Capri e per la prima volta sarà presentato uno dei capolavori di Leto, Dietro la piccola marina a Capri, originariamente acquistato dal principe Costantino di Grecia alla IX Biennale di Venezia.
Capri fu il luogo dove amò ritirarsi definitivamente a partire dal 1890 con una scelta artistica e di vita condivisa con altri protagonisti della pittura moderna tra Otto e Novecento. Nel 1892 fonda il “Circolo Artistico” di Capri, insieme ad Augusto Lovatti, Bernardo Hay ed altri artisti, che scelgono come sede delle loro mostre l’Hotel Quisisana. In quest’isola ispiratrice delle sue creazioni dove consuma l’ultima stagione della sua vita, Leto salda una pittura più densa e corposa, a macchia, dai forti contrasti di ombre e luci, come si evince dalle opere Veduta dal giardino dall’Hotel Pagano e I Faraglioni a Capri, entrambe concesse dalla Galleria Ricci-Oddi di Piacenza.
Leto ha saputo rendere, con uno stile davvero personale, l’atmosfera e la luce uniche di quell’isola incantata che, in quegli anni di transizione del secolo, anche attraverso la pittura, stava entrando nell’ immaginario universale.

Per i visitatori della mostra, è possibile inoltre visitare l’Archivio fotografico di Antonino Leto presso la Galleria Beatrice, a Palazzo Sambuca in via Alloro n.36.

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Foresta Urbana
> Palermo > Palazzo RISO > dal 26 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

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Alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale sono stati invitati dal curatore Paolo Falcone a esporre grandi opere in situ, collegate tra di loro in maniera tale da creare un percorso e un circuito tra i luoghi espositivi, che interpretino e declinino il concetto di Foresta Urbana, dialogando con le prestigiose sedi di Piazza Bologni, Palazzo Belmonte Riso.
Il progetto vuole costruire una costellazione di espressioni linguistiche, una foresta di interpretazioni della natura attraverso la visione che oggi gli artisti hanno assunto nel nuovo millennio.

Per Paolo Falcone, curatore della mostra, Foresta Urbana è mettere in relazioni le diverse e molteplici declinazioni dell’opera d’arte, per la realizzazione di una foresta ideale, simbolica, metaforica quale formulario botanico concettuale, e descrive così il progetto: «La foresta vista come illusione. L’entrata in un mondo magico quale metafora alle sfide poste dall’omologazione, mette in mostra le connessioni artificiali, le diversità delle identità individuali e culturali atte a produrre un dialogo visivo e poetico per la realizzazione di un progetto artistico fra esperimento scientifico, poetica della relazione e romanticismo “naturale”».
La selezione degli artisti si è focalizzata su coloro per i quali l’interpretazione della natura e la sua manipolazione hanno fornito elementi compositivi originali nel formulare nuovi codici estetici e di rappresentazione.
Fra i principali artisti selezionati: Doug Aitken, Francesco De Grandi, Nathalie Djuberg & Hans Berg, Jimmie Durham, Oliafur Eliasson, Bill Fontana, Sara Goldschmied – Eleonora Chiari, Carsten Höller, Ann Veronica Janssens, Richard,Long, Ernesto Neto, Benedetto Pietromarchi, TomasSaraceno, AstridSeme, Conrad Shawcross , Andreas Slominski, Pascale Martine Tayou, Luca Vitone, Ai Weiwei.

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Vittorio Storaro – Scrivere con la luce
> Palermo > Palazzo Chiaramonte Steri > dal 5 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019

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La mostra “Scrivere con la Luce” vuole raccontare come l’intuizione e la folgorazione della Luce attraverso i capolavori assoluti di grandi pittori, a partire da Caravaggio, hanno determinato il processo creativo poi trasferito nelle scene di altri capolavori, da premio Oscar, di grandi registi internazionali.
La mostra è il risultato di cinquanta anni di ricerche sul linguaggio dell’immagine fotografica e cinematografica; è il substrato teorico per l’ideazione figurativa di tutti i suoi film ai quali Storaro ha lavorato. La Luce nei capolavori del ‘600, ed in modo esemplare nella Vocazione di San Matteo di Caravaggio, costituisce elemento del divenire culturale trasferito nella contemporaneità; una folgorazione così potente, da permeare ed indirizzare l’intera carriera creativa del Maestro Storaro.
La mostra rappresenta l’approfondimento delle poetiche del linguaggio cinematografico attraverso una selezione di più di settanta immagini realizzate con doppie impressioni fotografiche tratte dai lavori più celebri del Maestro e poste a confronto con il modo di rappresentare la Luce nella pittura del Seicento che ha costituito fonte d’ispirazione per l’artista. L’iter creativo del Maestro viene così ripercorso attraverso l’immenso valore, l’energia compositiva e la forza espressiva di protagonisti assoluti della storia dell’arte come Caravaggio, Bacon, Rousseau, Magritte e Botticelli, evidenziando quell’equilibrio tra Luce, Colori ed Elementi ricercato e ricreato dal Maestro Storaro fin dagli esordi della sua carriera.
La mostra Scrivere con la Luce si articola in tre sezioni che rispecchiano i filoni dello studio trentennale di Vittorio Storaro intorno ai temi di luce, colori ed elementi, ampiamente illustrato nella trilogia dei libri che costituisce il substrato scientifico della mostra. L’allestimento riprende le tre sezioni ed accompagna il visitatore alla scoperta dell’arte di scrivere con la luce nelle fotografie tratte dai più celebri film dell’artista, consentendo un immediato raffronto con le opere che l’hanno ispirata.
Grazie alla sua forza intrinseca, la mostra ha la capacità di allargare i confini in un progetto più ampio di valorizzazione del patrimonio culturale della città di Palermo attraverso la promozione del turismo 4.0.; un progetto culturale apre, così, orizzonti nuovi verso un turismo eco-sostenibile e di edutainment, cioè crescere culturalmente divertendosi.

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