10 mostre da visitare in giro per la Sicilia. MARZO 2019

GIUSEPPE VENEZIANO – FANTASY
> Palermo > Palazzo Riso Polo Museale regionale d’Arte Moderna e Contemporanea > da 8 Marzo 2019 al 5 Maggio 2019

Giuseppe-Veneziano

Un nuovo  importante  appuntamento per Veneziano, dopo il successo delle mostre di Massa al Palazzo Ducale e di  Seravezza a Palazzo Mediceo. L’artista, in occasione della personale palermitana, allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Belmonte Riso, presenterà al pubblico cinquanta lavori, fra opere pittoriche e scultoree, e realizzerà un’opera inedita dedicata alla Città di Palermo.
Veneziano utilizza la pittura, evitando una denuncia ormai usurata, a vantaggio di un’analisi e di una riflessione profonda sul vivere sociale.
I suoi personaggi entrano a far parte di una composizione pittorica e scultorea, dove classicità e pop art si fondono dialogando con un linguaggio fatto di simboli e citazioni.
Le opere si presentano al pubblico come un libro da leggere, da interpretare, da capire, il messaggio è complesso ed è presente ovunque nella minuziosa rappresentazione dei dettagli.
Gesti e personaggi appartenenti alla sfera della memoria collettiva vengono dall’artista reinterpretati cercando di eludere qualsiasi banalità.

Aurelio Pes li descrive così: “Il mondo di Veneziano è quello di chi ha saputo andare, come Alice, oltre lo specchio per affermare, ebbro di libertà: «Che importa mai dove potrà trovarsi il mio corpo? La mia mente seguita a lavorare lo stesso. Anzi più mi trovo a testa in giù più invento cose inusitate». Come per esempio accade al Cristo crocifisso, che levita nell’azzurro insieme ai palloncini gonfi d’aria che lo sorreggono,  o all’immagine splendida della Madonna che coccola un bambino già gravido di storia, in divisa militare, con la svastica in evidenza sul braccio sinistro, i capelli stirati sulla fronte e i baffetti mozzati alla Chaplin, che cerca un’impossibile redenzione. Giacché, seguendo Sant’Agostino, anche il bimbo in Veneziano è carico di vizi, il piccolo Hitler – anagrammato – a tre anni è già Rethil.  Né si salva Biancaneve, che allo specchio civetta con il suo corpo nudo; o presenzia  a scene sado-maso; o uccide i sette nani colpendoli con una pistola alle spalle, e duplica il suo volto con l’immagine della crudele regina, mostrando nel contempo, con un colpo d’anca, la coscia ignuda”.

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FuORIpercorso. Preziosi reperti dai depositi del Griffo
> Agrigento > Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” > dal 17 dicembre 2018 al 24 marzo 2019

Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento, esposti nella mostra “Fuoripercorso”

Un vero e proprio viaggio nelle viscere del museo, “FuORIpercorso”- Preziosi reperti dai depositi del “Griffo”
Il Museo si racconta dunque, al di là del percorso espositivo tradizionale, scegliendo e valorizzando alcuni tra i più significativi materiali presenti nei suoi depositi, con particolare attenzione ai reperti in oro . Aureo, per esempio, è il diadema ellenistico che apre la narrazione, decorato da foglie di quercia in lamina di squisita fattura; aureo l’anello (recentemente donato al Museo dai proprietari nel cui terreno fu scoperto) e forse appartenuto alla fanciulla agrigentina sepolta in un sarcofago litico con iscrizione (II – III sec d.C.) interrato nella necropoli romana fuori Porta Aurea; auree sono ancora, le 204 monete bizantine che compongono il tesoretto (VII sec. d.C.) scoperto in un vaso in terracotta nel 1939 nel territorio di Racalmuto. Tra i reperti, alcuni esempi di solidus considerato universalmente “il dollaro del Medioevo” perché in uso in tutto il Mediterraneo fino all’XI secolo: una moneta in oro puro istituita dall’imperatore Costantino nel IV secolo e da cui discendono sia i sistemi monetali del mondo germanico occidentale che quelli dell’Oriente islamico. Accanto ai solidi, il tesoro contiene anche monete di taglio minore: il semissis (metà del solidus), il tremissis (un terzo del solidus) e un rarissimo semi-tremissis.

In mostra, anche una selezione di monili di varie epoche (a partire dal VII sec. a.C.)  e di diversi materiali, dal bronzo alla pasta vitrea policroma, alle pietre dure, che gettano uno sguardo trasversale nel campo dell’ornamentazione femminile, con esemplari spesso caratterizzati da una sorprendente attualità.

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Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria
> Palermo > GAM Galleria d’arte Moderna > dal 21 febbraio al 28 luglio 2019

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Con 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda – art director, attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Ferdinando Scianna è uno dei maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia.

Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione. SCARICA IL PROGETTO DIDATTICO.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. La mostra è corredata, inoltre, da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

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Palermo Capitale del Regno: I Borbone e l’Archeologia a Palermo, Napoli e Pompei
> Palermo > Museo Archeologico Salinas > dal 2 dicembre 2018 al 31 marzo 2019

salinas palermo

Circa un centinaio di opere e reperti tra Campania e Sicilia: il Museo archeologico Salinas di Palermo inaugura la mostra “Palermo capitale del regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo Napoli e Pompei”, aperta al pubblico dal 2 dicembre 2018 al 31 marzo 2019.

Poco più di duecento anni fa Palermo visse un anno da “Capitale del Regno”. Dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Siamo a fine 1816, la capitale del nuovo Regno è inizialmente  Palermo, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi solo dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita.

La mostra occupa i tre saloni del primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dai Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano.

Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018

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Continente Sicilia di Franco Zecchin
> Centro Internazionale di Fotografia > Palermo > dal 16 marzo al 16 giugno 2019

CONTINENTE SICILIA Franco Zecchin

Dal 1975 al 1994, Franco Zecchin ha fotografato la Sicilia e a partire dalla Sicilia. Erano gli anni della guerra di mafia e dell’impegno civile.
Queste immagini nascono dalla tensione tra ricerca estetica e critica sociale. Alla brutalità mafiosa, fatta di omicidi e di attentati, si accompagnano i processi e i funerali. Alle immagini delle esperienze di vita all’interno degli ospedali psichiatrici, si alternano quelle degli spazi urbani, delle feste religiose, degli incontri e delle relazioni in un contesto sociale denso e aperto sul mondo. La prospettiva che propone questa mostra è antitetica a quella di un’insularità marginale e bloccata nella sua unicità, rassegnata a subire l’oppressione del potere mafioso e incapace di reagire agli stimoli dell’attualità globale. Le proteste universitarie o le mobilitazioni contro le basi americane ricordano che la Sicilia non è solo il luogo di nascita della mafia ma anche dell’antimafia e di numerose sperimentazioni sociali.

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Madonie. Paesaggi
> Castelbuono > Museo Civico di Castelbuono > dal 03 marzo 2019 al 03 aprile 2019

Madonie.Paesaggi

“Madonie. Paesaggi”, a cura di Emilia Valenza. La mostra, parte di un’azione collettiva intrapresa nel corso del 2018 all’interno del progetto di promozione e valorizzazione Madonie Landscapes, che ha visto la partecipazione strategica di tredici comuni del territorio madonita, e inserita nel cartellone culturale di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, è una collettiva che riunisce fotografi siciliani di generazioni differenti, che raccontano il territorio madonita attraverso differenti prospettive.
In mostra una selezione di fotografie di Roberto Boccaccino, Alfredo D’Amato, Alessandro Di Giugno, Turiana Ferrara, Ezio Ferreri, Sandro Scalia impegnati a ritrarre una delle aree più suggestive della Sicilia, un microcosmo di biodiversità, che va dalle acque del Tirreno fino ai verdi boschi delle montagne, dai sentieri alle vallate che si aprono allo sguardo del visitatore offrendo paesaggi di una bellezza senza tempo.

Come scrive Emilia Valenza: “la mostra offre una narrazione articolata su più registri, tale da proiettare lo spettatore verso coordinate visive differenti: dalle ampie distese dei campi, dove la natura si svela attraverso il lavoro dell’uomo, alle vedute lontane segnate dalle serpentine delle strade, al biancore accecante delle miniere di sale, fino ai dettagli di un letto ormai asciutto di un fiume. Nelle case, lampadine accese svelano nuove abitudini come la scrittura o la meditazione. E poi la memoria degli incendi, la viltà dell’uomo che spegne col fuoco il respiro della natura.”

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Gli impressionisti a Catania
> Catania > Palazzo della Cultura > dal 20 Ottobre 2018 al 21 Aprile 2019

Gli impressionisti in mostra a Catania

Le mostre, che nel tempo sono state dedicate agli impressionisti, sono sempre state realizzate attorno ai soliti noti, Pissarro, Degas, Monet, Renoir, Manet.

La mostra catanese, pur presentando queste “prime donne” è la mostra più completa, mai apparsa in Italia su questo movimento, infatti oltre ai soliti noti si avrà, per la prima volta, la possibilità di accostarsi ai lavori di quasi tutti gli oltre 40 artisti che parteciparono alle otto mostre ufficiali dell’Impressionismo, ma non solo.

La mostra farà scoprire anche tutte le ricerche che questi artisti portarono avanti in un’epoca di grandi sconvolgimenti dalla pittura ad olio al pastello, dalla ceramica alla scultura, dal disegno alla grafica; sconvolgimenti che costrinsero gli impressionisti ad inventare nuove tecniche di stampa e nuovi metodi espressivi.

Vi sarà infatti in mostra un ampio panorama delle tecniche usate da questi artisti che si trovarono a dover combattere con un nemico temibile e subdolo mai affrontato in precedenza da altri artisti: “la fotografia”. Fotografia nata ufficialmente pochi anni prima di quel fatidico 1874 anno di nascita dell’Impressionismo e che con la sua forza prorompente cambiò la concezione della pittura. L’impressionismo accettò la sfida della fotografia divenendo suo malgrado la spinta propulsiva e liberatoria dell’arte del ‘900 e dei secoli a venire.

Il progetto per la città di Catania parte dalle opere di Courbet, Corot, Millet, che dal realismo alle bucoliche espressioni della scuola di Barbizon dettarono i canoni di un gusto estetico che trovò nella pittura “en plein aire” la sua giusta dimensione per arrivare infine ai grandi protagonisti della pittura impressionista.

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Incursioni contemporanee. Ardente. Loredana Longo
> Palermo > Villa Zito > dal 25 gennaio 2019 al 7 aprile 2019

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Ultimo appuntamento con la rassegna Incursioni contemporanee, curata da Sergio Troisi, con “Ardente”, di Loredana Longo.
Incursioni contemporanee indaga sulla contaminazione tra le collezioni pittoriche della Fondazione Sicilia e i linguaggi contemporanei.
Quello impostato da Loredana Longo è un dialogo che si fa percorso, segnato da una dialettica forte e spiazzante, quando non lacerante: ardente, appunto, come suggerisce il titolo della mostra.

“Artista da sempre attenta a indagare i motivi del corpo non soltanto nella sua soggettività fisica ma anche nelle dinamiche relazionali instaurate attraverso oggetti, spazi, ambienti e, non da ultimo, narrazioni sociali e storiche – dice il curatore, Sergio Troisi – Loredana Longo ha assunto la collezione della Fondazione Sicilia come un sistema di valori che dalla società italiana tra Otto e Novecento si irradia, almeno in alcune componenti, sino a noi”.

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Rosalia eris in peste patrona
> Palermo > Palazzo Reale > dal 4 settembre 2018 al 5 maggio 2019

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La Mostra ripercorre uno dei momenti più critici della storia di Palermo: il lasso di tempo di cinquant’anni che vede la città colpita da due terribili pestilenze, nel 1575-76 e nel 1624; la popolazione inerme e decimata cerca conforto e  protezione nei tradizionali Patroni, le Sante cinque Vergini Palermitane, i Santi Rocco e Sebastiano cui subito si aggiunge in quegli stessi anni anche San Carlo Borromeo, grazie al culto introdotto in città dalla ricca “Nazione” mercantile dei Lombardi. Ma nel 1624, allo scoppio di una pestilenza ancor più devastante, il ritrovamento dei sacri resti sul Monte Pellegrino di Rosalia, romita palermitana vissuta nel Medioevo, e la contemporanea immediata cessazione del morbo, fanno sì che a lei vengano riconosciuti speciali poteri taumaturgici, da farla acclamare unica patrona contro il terribile morbo.

Il trionfo del culto, immediatamente diffusosi grazie ai Gesuiti e ai Francescani in tutta Europa, ma non solo, impone subito scelte precise sull’iconografia della Santa, cui darà contributo particolare Anton Van Dyck, il grande pittore fiammingo trovatosi a Palermo in quei tristi frangenti.

Su tali presupposti, la mostra si snoda attraverso un percorso che partendo dalla devozione ai Santi Patroni tradizionali, esemplificata da una serie di importanti dipinti e sculture cinquecentesche realizzate in quegli anni, arriva sino al trionfo del culto di Rosalia quale unica patrona, configurato da altrettante opere, soprattutto pale d’altare, commissionate ad artisti famosi, come Anton Van Dyck, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera e Mattia Preti. Ai dipinti e alle sculture si affiancheranno numerosi disegni preparatori dei grandi dipinti, opere d’arte decorativa, materiali a stampa e d’archivio.

Il culto di Santa Rosalia non è, fatto esclusivo, della storia e delle tradizioni siciliane. La Fondazione Federico II con questa mostra ne sottolinea, dopo attente e dettagliate ricerche, quell’elemento che la vede travalicare i confini dell’Isola. È nel rapporto con la “Nazione” dei lombardi che se ne trova una delle massime espressioni. L’Alta Lombardia, tra il XV e il XIX secolo, fu caratterizzata da un processo emigratorio verso la città di Palermo. Un flusso che si sviluppò, principalmente, nel Seicento. Ciò che ne venne fuori fu una collaborazione volta alla raccolta di offerte in danaro destinate all’acquisto di beni materiali da inviare alle comunità ecclesiali di origine. Fra i doni, si annoverano varie suppellettili sacre in argento, ancor oggi conservate nelle chiese lombarde.

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La condizione umana. Oltre l’istituzione totale
> Palermo > Palazzo AJUTAMICRISTO > dal 22 dicembre 2018 al 31 marzo 2019

 

La condizione umana. Oltre l'istituzione totale

Accadeva quarant’anni fa. Il 13 maggio del 1978 il Parlamento italiano approvava in via definitiva la Legge n. 180, ribattezzata col nome dell’uomo che ne aveva ispirato i principi, conducendo una strenua battaglia per la chiusura dei manicomi e promuovendo una nuova concezione della disciplina psichiatrica, a partire dal ruolo alternativo delle istituzioni e da una diversa considerazione delle persone con disagio mentale. Quell’uomo era Franco Basaglia (Venezia, 1924-1980), psichiatra, neurologo, saggista, direttore degli ospedali psichiatrici di Gorizia, Colorno, Trieste, affiancato nel suo percorso professionale dalla moglie Franca Ongaro (Venezia, 1928-2005). Relatore della legge fu lo psichiatra e politico democristiano Bruno Orsini, ma le fondamenta erano tutte in quella rivoluzione che Basaglia condusse per anni, nella cornice di un movimento dalla portata internazionale, alimentando un dibattito pubblico acceso e animando realtà feconde, come il gruppo Psichiatria Democratica, da lui fondato nel ’73.
Ideata e curata da Helga Marsala, la mostra è ospitata nel quattrocentesco Palazzo Ajutamicristo, sede della Soprintendenza. La grande ala dall’aspetto consunto richiama l’estetica dei molti manicomi italiani dismessi, imponenti reperti di archeologia sanitaria: tra questi la stessa Vignicella di Palermo, sede estiva di campagna dei Gesuiti nel XVI secolo, che ospita l’archivio/museo dell’ex ospedale psichiatrico, realtà intorno a cui è urgente costruire un progetto di recupero e valorizzazione. Al centro ci sono gli sguardi di alcuni tra i tanti artisti, fotografi, cronisti, registi, che guardando alla sfida basagliana portarono o ancora portano avanti indagini e ricerche sul tema. Nomi storici, insieme ad affermati esponenti delle ultime generazioni.

“La legge che mise fine all’esistenza dei manicomi nasceva da una rivoluzione che fu anche e soprattutto politica e filosofica – spiega Helga Marsala – dal momento che provò a ridefinirei concetti di marginalità e differenza, a spezzare la logica dell’emarginazione di classe, a mutare la percezione che la società aveva dei pazienti e la natura dei luoghi in cui questi venivano confinati. È lì che la ‘malattia’, al centro di un sistema di controllo e di potere, si ripiegava su stessa, autoalimentandosi. L’essere border-line, o semplicemente disobbedienti, equivaleva a un destino di sedazione e riduzione all’ordine. Spogliati di sé, ridotti a numeri di matricola e foto segnaletiche, sovente sottoposti a trattamenti feroci (dall’elettroshock alla lobotomia), i ricoverati perdevano lo status di ‘persone’. Una comunità informe, confinata in uno spazio totalizzante: qui la follia era indotta, esasperata, circoscritta. Impressa a fuoco sulla carne”.
Così, lentamente, mutarono gli approcci terapeutici, l’idea stessa di malattia mentale, il ruolo delle istituzioni nella presa in carico del paziente, il rapporto tra sistema dominante e margine sociale. Fondamentali furono i libri, gli studi di medici pionieri e audaci intellettuali, le conferenze, gli articoli di denuncia, ma anche le fotografie, i documentari, le opere d’arte, che contribuirono a spalancare quell’inferno e a innescare riflessioni importanti. Un SOS fu lanciato agli artisti dallo stesso Basaglia, nel tentativo di accendere i riflettori su una realtà sconosciuta ai più: bisognava entrare nei manicomi e immortalarli, abbattere i muri, svelarne l’invisibile e l’indicibile.
Da qui parte la mostra, cercando esperienze, storie, visioni, e rintracciando i progetti installativi tra le immagini pittoriche o fotografiche, i film, gli archivi, progetti installativi: dalla parola scritta (la poesia, gli studi psichiatrici, l’inchiesta giornalistica, le testimonianze biografiche), fino al teatro, come spazio ancestrale del gioco, della festa, della libertà e della rigenerazione identitaria.

ARTISTI: Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Massimiliano Carboni & Claudia De Michelis, Bruno Caruso, Fare Ala, Carla Cerati, Luciano D’Alessandro, Christian Fogarolli, Stefano Graziani, Eva Koťátková, Uliano Lucas, Federico Lupo, Domenico Mangano & Marieke van Rooy, Enzo Umbaca, Franco Zecchin

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