10 mostre da visitare in giro per la Sicilia. GIUGNO 2019

Arte Sicilia Contemporanea, Francesco Messina. Suggestioni ed echi dall’Antica Naxos
> Taormina > Palazzo Ciampoli > dall’15 aprile al 15 giugno 2019

Mostra Francesco Messina

 

S’intitola “Arte Sicilia Contemporanea, Francesco Messina. Suggestioni ed echi dall’Antica Naxos”, raccolta di cinquantotto opere dell’artista siciliano, originario di Linguaglossa e milanese d’adozione, autore fra l’altro del celebre “Cavallo” icona della Rai, visitabili dal 15 aprile e fino al 15 giugno 2019.

La mostra è dedicata a Sebastiano Tusa, l’insigne archeologo ed Assessore Regionale dei Beni Culturali, tragicamente disperso il 10 marzo scorso in un incidente aereo in Etiopia.

Articolata nella prestigiosa sede di Palazzo Ciampoli a Taormina, la mostra rappresenta anche l’occasione per riaprire al pubblico uno dei gioielli più preziosi dell’architettura storica taorminese di proprietà della Regione Siciliana.

Cinquantotto le opere milanesi riunite a Taormina, grandi e piccoli bronzi che consentono di ripercorrere, nella luce mediterranea della sua terra d’origine, l’intero corpus dell’opera di Francesco Messina comparandola con reperti arcaici, classici e di età romana. L’esposizione è articolata in sette sale. Fra i capolavori di Messina figurano i ritratti della moglie Bianca Fochessati Clerici e dell’amico e conterraneo, il premio Nobel Salvatore Quasimodo; la sala dei Nudi, elogio della giovinezza e del corpo femminile dove spicca Eva, monumentale bronzo del 1949 alto 190 cm; quindi i Pugili, le Ballerine; infine il ciclo dei Cavalli, con i modellini del Cavallo Morente, bronzo del 1958 realizzato da Messina per la sede Rai di Roma, e lo Stallone ferito, opera appartenente alla città di Catania che proprio vent’anni fa, nel 1999, dedicò a Messina la prima retrospettiva post mortem.

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Pyongyang Rhapsody
> Catania > Vecchia Dogana > dal 25 maggio al 24 settembre 2019

MAX PAPESCHI, Verily Verily, I say unto you...

Pyongyang Rhapsody” è la narrazione in forma di parodia, con immagini che appartengono al campionario della cultura occidentale, dello storico primo vertice tra il presidente USA, Donald Trump, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un. Un summit dal considerevole spessore politico e diplomatico – avvenuto il 12 giugno del 2018 – con cui i due leader hanno sancito pubblicamente e davanti agli occhi del pianeta la “pax” fra le due potenze mondiali, impegnate fino a qualche mese prima a frequenti scaramucce e minacce.

L’episodio, e tutta la sua liturgia di cerimonie, protocolli e strette di mano fra i due capi di stato, ha stimolato una divertente riflessione da parte dei due artisti: Papeschi, peraltro, non è nuovo a questo genere di operazioni avendo lavorato al progetto Welcome to North Korea (realizzato in collaborazione con Amnesty International) elaborando una fittizia e parodistica propaganda di regime per svelare gli orrori perpetuati da Kim Jong Un.

L’incontro con Max Ferrigno dà vita a questa “Pyongyang Rhapsody”, dialogo spassoso e grottesco, gioco di specchi tra due autorevoli personaggi che l’impaginazione simmetrica della mostra, ieri nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, oggi nella galleria della Vecchia Dogana, visualizza in forma di botta e risposta. Un divertente crescendo di immagini iconiche che culmina nelle due gigantografie fronteggianti pescate da Papeschi dall’antologia visiva del Rinascimento: da un lato Trump, sostituito a Gesù nella celeberrima Ultima Cena di Leonardo e che sembra fare i conti con l’imprevista solitudine di una lunga tavola abbandonata dai commensali; dall’altro Kim al centro della conchiglia nella Nascita di Venere di Botticelli, circondato da cloni di Dennis Rodman, giocatore di basket del quale è fan sfegatato.

Dal canto suo, Ferrigno, fedele all’estetica pop, rilegge le bandiere della Nord Corea trasformando il simbolo del paese asiatico in sex toys, mentre due pin-up/soldato – due è numero ricorrente in Pyongyang Rhapsody – fuoriuscite dalla perfezione formale di un manga o di un anime, salutano e ipnotizzano il pubblico ammiccando e alludendo, chissà, a un fantomatico golpe di donne perverse e dominatrici: primo passo verso un ipotetico regime da PinkPower.

“Da quella storica data 12 giugno 2018 – scrive la curatrice Di Trapani – Papeschi e Ferrigno si ritrovano oggi su un terreno ghiotto e altamente intrigante, in cui due sistemi, arte e politica, si elidono e sorreggono simultaneamente; risultando analoghi e speculari per funzionamento e peculiarità interne. Un terreno comune, quello della neo pop, attraversata parallelamente, dove il punto di equilibrio tra le due ricerche è soddisfatto in una relazione dialogica che esalta le sfaccettature e le diversità della stessa storia e che attraverso l’immagine innesta una nuova condizione. Mentre Papeschi ha un approccio da “Truman Show” dove il dato pubblicitario e divulgativo è alla base, Ferrigno racconta il retroscena del “Truman Show”. Due ricerche che hanno riconosciuto e assorbito la lezione di Warhol, profeta della trasformazione del costume e di ciò che il mondo dell’arte sarebbe diventato negli anni 2000, riconoscendo quindi al linguaggio commerciale la responsabilità di aver plasmato il concetto di collezionismo, scardinandone i canoni estetici e il concetto di consumo e unicità”. “Pyongyang Rhapsody”, prodotta a Catania da Asmundo di Gisira e Fondazione Jobs, è sostenuta dagli sponsor Bottega Frigeri, Antiques fuori le mura, Red Bull, Moak, Senturi e Hotaly.

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Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria
> Palermo > GAM Galleria d’arte Moderna > dal 21 febbraio al 28 luglio 2019

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Con 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda – art director, attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Ferdinando Scianna è uno dei maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia.

Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione. SCARICA IL PROGETTO DIDATTICO.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. La mostra è corredata, inoltre, da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

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Richard Deacon / Katharina Maderthaner
> Palermo > Palazzo Riso Polo Museale regionale d’Arte Moderna e Contemporanea > dal 26 aprile al 26 giugno 2019

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Deacon – Maderthaner, Doppia personale di Richard Deacon e Katharina Maderthaner

Lo scultore britannico e vincitore del Turner Prize (1987) Richard Deacon è uno dei massimi esponenti della scultura contemporanea. Gli oltre quattro decenni di lavoro dello scultore sono caratterizzati da forme astratte dinamiche e una straordinaria varietà di materiali.
Le opere di Deacon si trovano nei principali musei pubblici di tutto il mondo e nelle più importanti collezioni internazionali.

Katharina Maderthaner (1982) è una delle più giovani e promettenti scultrici della sua generazione. Le sue opere sono esposte regolarmente in mostre nazionali e internazionali e convincono con trasformazioni umoristiche e allo stesso tempo serie di fenomeni del quotidiano. Dopo essersi diplomata alla Kunstakademie di Düsseldorf nel 2014, Maderthaner ha già ricevuto numerosi riconoscimenti.

Le opere di Deacon entreranno in dialogo con quelle di Katharina Maderthaner, che ha studiato con lui alla Kunstakademie di Düsseldorf.
Legati da un costruttivo rapporto tra ex insegnante e studente, proseguito con una profonda stima professionale, i due artisti realizzano opere in cui confluiscono elementi comuni: l’uso di materiali particolari e la loro manipolazione; l’evocazione del mondo delle cose quotidiane, che trasforma il quotidiano in qualcosa di metaforico; la necessità di rielaborare l’esperienza attraverso un lavoro di sintesi e sublimazione, fino alla creazione di qualcosa di assolutamente nuovo.
Le dicotomie sono sempre presenti nelle opere di entrambi gli artisti: durezza e malleabilità, organico e geometrico, grazia e disagio (in Deacon); vero e simulato, originale e imitazione, buono e cattivo gusto (in Maderthaner); nelle opere di entrambi ogni sensazione si trasforma nell’altra, sfocandone i confini.

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FuORIpercorso. Preziosi reperti dai depositi del Griffo
> Agrigento > Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” > PROROGATA > dal 17 dicembre 2018 al 30 giugno 2019

Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento, esposti nella mostra “Fuoripercorso”

Un vero e proprio viaggio nelle viscere del museo, “FuORIpercorso”- Preziosi reperti dai depositi del “Griffo”
Il Museo si racconta dunque, al di là del percorso espositivo tradizionale, scegliendo e valorizzando alcuni tra i più significativi materiali presenti nei suoi depositi, con particolare attenzione ai reperti in oro . Aureo, per esempio, è il diadema ellenistico che apre la narrazione, decorato da foglie di quercia in lamina di squisita fattura; aureo l’anello (recentemente donato al Museo dai proprietari nel cui terreno fu scoperto) e forse appartenuto alla fanciulla agrigentina sepolta in un sarcofago litico con iscrizione (II – III sec d.C.) interrato nella necropoli romana fuori Porta Aurea; auree sono ancora, le 204 monete bizantine che compongono il tesoretto (VII sec. d.C.) scoperto in un vaso in terracotta nel 1939 nel territorio di Racalmuto. Tra i reperti, alcuni esempi di solidus considerato universalmente “il dollaro del Medioevo” perché in uso in tutto il Mediterraneo fino all’XI secolo: una moneta in oro puro istituita dall’imperatore Costantino nel IV secolo e da cui discendono sia i sistemi monetali del mondo germanico occidentale che quelli dell’Oriente islamico. Accanto ai solidi, il tesoro contiene anche monete di taglio minore: il semissis (metà del solidus), il tremissis (un terzo del solidus) e un rarissimo semi-tremissis.

In mostra, anche una selezione di monili di varie epoche (a partire dal VII sec. a.C.)  e di diversi materiali, dal bronzo alla pasta vitrea policroma, alle pietre dure, che gettano uno sguardo trasversale nel campo dell’ornamentazione femminile, con esemplari spesso caratterizzati da una sorprendente attualità.

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Boudoir di Alfonso Leto
> Agrigento > FAM Gallery di Agrigento > dall’11 maggio al 29 giugno 2019

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Ad Agrigento arriva “Boudoir”, il secolo delle rivoluzioni e dei profumieri riletto da Alfonso Leto. Il tributo al Leonardo perduto nel V centenario del genio da Vinci

Una fantasticheria della pittura, la mostra “Boudoir” di Alfonso Leto alla FAM Gallery di Agrigento dall’11 maggio al 29 giugno. O, musicalmente parlando, una composizione di “Variazioni su tema” a partire dalla psichedelica rilettura del dipinto perduto di Leonardo, la “Battaglia di Anghiari”, tributo di Leto al quinto centenario del genio da Vinci. Un’opera, questa, passata alla storia come il più celebre fallimento tecnico di Leonardo per via di un irrisolto problema di materiali, inadatti alla pittura muraria e al modus operandi dell’artista che soleva ritoccare continuamente il proprio tratto. Opera che Leto include nel suo “Boudoir” “sia come omaggio alle celebrazioni di Leonardo – spiega l’autore – sia come stravaganza eclettica molto praticata in quel Settecento cui si ispira la mia personale rêverie di questo progetto espositivo”.

A cura di Giuseppe Frazzetto, alla FAM Gallery è di scena per “Boudoir” una selezione di dieci opere – parte di un lavoro più complesso ancora in corso – che documenta l’affezione di Alfonso Leto per il XVIII secolo, il secolo delle rivoluzioni e dei profumieri, di Voltaire e di De Sade, di Goya e Tiepolo, di Pietro Longhi, dello sfarzo e di una malinconia colta, anticipatrice del romanticismo. Un posto speciale in questa produzione è assegnato ad una parodia postmoderna de “L’Altalena” di Fragonard: quadro sognato fin dall’adolescenza da Leto e che “solo nella maturità – sostiene l’autore – sono riuscito a riproporre con la naturalezza e sfrontatezza adeguate”. Opera, L’Altalena di Fragonard, già esposta nella mostra retrospettiva che “Palermo capitale italiana della Cultura 2018” gli ha dedicato a palazzo Sant’Elia e che idealmente passa il testimone alla sua più recente produzione di cui queste opere costituiscono un campionario eloquente.

“Una “scorribanda trans-settecentesca” – spiega il curatore, Giuseppe Frazzetto – immaginata come un personale boudoir, filosofico, uno spazio riservato in cui Leto ostenta con naturalezza e duttilità della visione che gli sono riconosciute, un approccio immoralista, e dunque, quel ritratto del marchese de Sade “uomo inviso a tutti i regimi” e amato dai surrealisti, è già una icona, persistente sulla superficie nera di un monitor di computer a cui sono stati staccati i collegamenti, alimentazione e connessione”.

Tuttavia il Settecento non è l’esclusivo perimetro creativo del “Boudoir” di Leto perché in questa incursione nel passato – con annesse manomissioni iconologiche di temi e schemi celebri – figurano la già citata leonardesca “Battaglia di Anghiari” (1503 ca.), un Cristo apocrifo che “si guarda allo specchio” (e si deforma nella vanitas narcisistica del riflesso), una “Stazione” di Via Crucis, in cui il Cristo in realtà è un umile battiente da processione che si è fermato solo per soffiarsi il naso.

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Continente Sicilia di Franco Zecchin
> Centro Internazionale di Fotografia > Palermo > dal 16 marzo al 16 giugno 2019

CONTINENTE SICILIA Franco Zecchin

Dal 1975 al 1994, Franco Zecchin ha fotografato la Sicilia e a partire dalla Sicilia. Erano gli anni della guerra di mafia e dell’impegno civile.
Queste immagini nascono dalla tensione tra ricerca estetica e critica sociale. Alla brutalità mafiosa, fatta di omicidi e di attentati, si accompagnano i processi e i funerali. Alle immagini delle esperienze di vita all’interno degli ospedali psichiatrici, si alternano quelle degli spazi urbani, delle feste religiose, degli incontri e delle relazioni in un contesto sociale denso e aperto sul mondo. La prospettiva che propone questa mostra è antitetica a quella di un’insularità marginale e bloccata nella sua unicità, rassegnata a subire l’oppressione del potere mafioso e incapace di reagire agli stimoli dell’attualità globale. Le proteste universitarie o le mobilitazioni contro le basi americane ricordano che la Sicilia non è solo il luogo di nascita della mafia ma anche dell’antimafia e di numerose sperimentazioni sociali.

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Ciclopica. Da Rodin a Giacometti
> Siracusa > ex Convento di San Francesco d’Assisi > dal 27 Marzo Al 30 Ottobre 2019

ciclopica

La mostra “Ciclopica: la grande scultura internazionale Da Rodin a Giacometti”, a cura di Vincenzo Sanfo, è una grande panoramica sul concetto di scultura, attraverso quasi due secoli. Infatti, partendo dalla fine dell’800 si arriva sino ai nostri giorni.

La partenza del percorso espositivo offre didatticamente, come anticipazione, le direzioni della scultura universale, con tre esempi che racchiudono le linee del percorso, il quale inizia con una testa di Buddha in pietra, del XVI secolo proveniente dalla Cina, una scultura ellenistica e un gruppo di antiche sculture africane utilizzate per maschere rituali. Questo, a simboleggiare le tre direzioni della cultura internazionale cioè Africa, Asia ed Europa e come segnale delle fonti di ispirazione della scultura internazionale.

Oltre però ad un percorso di tipo geografico, con artisti provenienti da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dal sud est asiatico all’Africa e dall’Europa al Canada e al Sud America, la mostra, ha tra le sue peculiarità, anche quello di rappresentare la varietà dei materiali utilizzati dagli artisti. Infatti, oltre ai tradizionali materiali, quali il Marmo e il Bronzo, vi saranno materiali inconsueti, come ad esempio la carta, la terracotta, il poliuretano, la plastica, la vetroresina e molti altri materiali, a significare la ricchezza dell’ispirazione artistica dell’arte contemporanea e delle innumerevoli possibilità che oggi sono offerte agli artisti del nostro tempo.

A questi aspetti didattici, si aggiunge l’elenco dei maestri presenti in mostra che è lunghissimo e comprende quasi tutti i grandi da Rodin, qui presente con un bozzetto dei “Borghesi di Calais”, proveniente dai musei francesi, sino a due straordinari capolavori di Alberto Giacometti, passando per Marino Marini, Mimmo Paladino, Arman, Pablo Picasso, Asger Jorn, Luigi Mainolfi, Henry Moore e molti, molti altri.

Sino ad opere di artisti, ingiustamente, caduti nell’oblio, come il capolavoro di Mario Giansone, scultore poco noto al grande pubblico, ma che vantava tra i suoi affezionati collezionisti, personalità come Umberto e Gianni Agnelli, che arredarono il palazzo della SAI con le sue opere. Personaggio singolare, rifiutò l’invito alla Biennale di Venezia e la donazione di una sua opera a Peggy Guggenheim, che lo desiderava in collezione. A Siracusa sarà presente con un’opera capolavoro come “La Pietra dell’Amore”.

ARTISTI

Alberti Achille, Arienti Stefano, Arman, Arpesani Lina, Baj Enrico, Bergomi Giuseppe, Bertelli Renato, Bodini Floriano, Borghi Paolo, Cappello Carmelo, Capucci Roberto, Cascella Andrea, Ceroli Mario, Chen Wen Ling, Chia Sandro, Ciulla Girolamo, Colombara Pier Giorgio, Consagra Pietro, Cordero Riccardo, Cuschera Salvatore, D’Angelo Ferruccio, Delle Monache Paolo, Fazzini Pericle, Galliani Michelangelo, Garelli Franco, Giacometti Alberto, Giansone Mario, Gilardi Piero, Gribaudo Ezio, Guarienti Carlo, Guerresi Patrizia, Guerriero Alessandro e Biagetti Alberto, Jorn Asger, Leiva Nicolas, Liu Ruo Wang, Lodola Marco, Ma Han, Ma Yuan, Mainolfi Luigi, Man Ray, Manzù Giacomo, Maraniello Giuseppe, Marín Javier, Marini Marino, Martini Arturo, Mascherini Marcello, Mastroianni Umberto, Mc Elcheran William, Messina Francesco, Milani Umberto, Mitoraj Igor, Molaro Gianni, Moore Henry, Nagatani Kyoji, Okuyama Yoshio, Paladino Mimmo, Park Eun Sun, Pepper Beverly, Perez Augusto, Picasso Pablo, Pisani Vettor, Plumcake, Politano Franco, Pomodoro Arnaldo, Rabarama, Rodin Auguste, Romano Paola, Rotelli Marco Nereo, Santinello Anna, Sassu Aligi, Sebastián, Song Yong Ping, Spagnulo Giuseppe, Theimer Ivan, Ugo Antonio, Vangi Giuliano, Vélez Gustavo, Xu De Qi, Yishan, Zhang Hong Mei.

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Leonardo Da Vinci. La Ragione dei Sentimenti
> Palermo > Palazzo Bonocore> dal 13 aprile al 29 settembre 2019

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La mostra LEONARDO DA VINCI “ La Ragione dei Sentimenti” non è una semplice esposizione di ciò che e caratteristica, peculiarità del lavoro di un grande italiano, ciò che vogliamo proporre è un vero percorso in cui il visitatore veste i panni di un ricercatore che scopre e riscopre l’uomo, l’artista, l’uomo Leonardo da Vinci. All’interno del percorso espositivo verrà presentata la “mostra” delle macchine di Leonardo da Vinci suddivise in diverse categorie che si ispirano alla lettura degli elementi essenziali della vita: acqua, aria, terra e fuoco, opere realizzate in legno, tratte dai disegni originali dell’artista, i modelli sono stati realizzati nel laboratorio di Scenografia della Pusa University. In mostra opere originali dipinte su tavola dal suo aiutante Marco da Oggiono che collaborò con il Maestro alla realizzazione della celebre ultima cena a Milano. La mostra di Leonardo da Vinci “La Ragione dei Sentimenti” è una mostra multimediale inedita nel suo genere, in grado di raccontare il genio di Leonardo, la sua scienza ed eclettismo nelle varie discipline. Un progetto espositivo che fa proprio il concetto di edutainment, ossia la realizzazione di un genere d’intrattenimento culturale e family oriented, formativo e spettacolare. L’osservatore vestirà i panni dell’investigatore che interagirà con le proiezioni multimediali animate dei suoi grandi capolavori.

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Giuseppe Consoli. Un siciliano fra i colori dell’isola
> Catania > Palazzo della Cultura > dal 18 maggio al 23 giugno 2019

locandina archivio giuseppe consoli_catania evento

“Giuseppe Consoli. Un siciliano fra i colori dell’isola” è organizzata dalle associazioni “Consoli Guardo” e “Carmelo Mendola” in collaborazione con la Pro Loco di Mascalucia e con il patrocinio dei Comuni di Catania e Mascalucia. Antonio D’Amico, curatore della mostra, ha tracciato con grande passione un accurato ritratto di Giuseppe Consoli rievocando anche l’incontro romano con Palma Bucarelli, storica direttrice della Galleria d’Arte Moderna di Roma e mentor di moltissimi artisti del secondo dopoguerra, fra i quali anche Consoli. Di lui, pittore sensibile ai temi sociali, scultore alla ricerca di estreme sintesi formali, storico dell’arte, critico e saggista, abile e raffinato disegnatore archeologico, sono in mostra circa 70 opere. Spicca tra tutte, per quell’umanità concitata e drammatica, Lacrimogeni a Mussomeli, un olio del 1954 con cui Consoli ferma sulla tela una delle stragi siciliane dimenticate: l’aggressione con i lacrimogeni, da parte delle forze dell’ordine, nei confronti di migliaia di cittadini di Mussomeli (CL) esasperati per la cronica mancanza di acqua e l’aumento delle tasse. Tra i disegni esposti al Palazzo della Cultura, anche gli schizzi dei due anni nei lager nazisti, da soldato. Parentesi durissima, seguita all’ armistizio dell’8 settembre, e condivisa da Consoli al fianco di intellettuali e artisti italiani di spicco come Giovannino Guareschi, Alessandro Natta, Paolo Grassi, Gianrico Tedeschi. Liberato dagli inglesi nel ’45, Consoli riesce a portare con sé quei disegni realizzati con strumenti di fortuna – persino un fiammifero intinto nella china – durante la prigionia: ritratti di internati e persone a loro care che consentono a lui e ai compagni di cella di sopravvivere e al contempo documentano il degrado e l’umiliazione subita da chi aveva espresso il proprio dissenso. Finita la guerra comincia per Giuseppe Consoli la vita su un doppio binario: da un lato funzionario dei Beni Culturali, lavoro che lo porta a frequenti trasferimenti in giro per i musei e le Soprintendenze di tutta Italia; dall’altra pittore e scultore ben inserito nei circoli artistici dove figurano alcuni fra i maggiori interpreti del Novecento italiano: Carla Accardi, Carmelo Franchina, Emilio Greco, Sebastiano Milluzzo, Lia Pasqualino, Renato Guttuso, Antonio Sanfilippo e più avanti con Lucio Fontana e gli scrittori Leonardo Sciascia, Vincenzo Consoli e molti altri ancora.

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