10 mostre da visitare in giro per la Sicilia. APRILE 2019

Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria
> Palermo > GAM Galleria d’arte Moderna > dal 21 febbraio al 28 luglio 2019

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Con 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda – art director, attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Ferdinando Scianna è uno dei maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia.

Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione. SCARICA IL PROGETTO DIDATTICO.
In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. La mostra è corredata, inoltre, da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

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GIUSEPPE VENEZIANO – FANTASY
> Palermo > Palazzo Riso Polo Museale regionale d’Arte Moderna e Contemporanea > da 8 Marzo 2019 al 5 Maggio 2019

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Un nuovo  importante  appuntamento per Veneziano, dopo il successo delle mostre di Massa al Palazzo Ducale e di  Seravezza a Palazzo Mediceo. L’artista, in occasione della personale palermitana, allestita all’interno del piano nobile di Palazzo Belmonte Riso, presenterà al pubblico cinquanta lavori, fra opere pittoriche e scultoree, e realizzerà un’opera inedita dedicata alla Città di Palermo.
Veneziano utilizza la pittura, evitando una denuncia ormai usurata, a vantaggio di un’analisi e di una riflessione profonda sul vivere sociale.
I suoi personaggi entrano a far parte di una composizione pittorica e scultorea, dove classicità e pop art si fondono dialogando con un linguaggio fatto di simboli e citazioni.
Le opere si presentano al pubblico come un libro da leggere, da interpretare, da capire, il messaggio è complesso ed è presente ovunque nella minuziosa rappresentazione dei dettagli.
Gesti e personaggi appartenenti alla sfera della memoria collettiva vengono dall’artista reinterpretati cercando di eludere qualsiasi banalità.

Aurelio Pes li descrive così: “Il mondo di Veneziano è quello di chi ha saputo andare, come Alice, oltre lo specchio per affermare, ebbro di libertà: «Che importa mai dove potrà trovarsi il mio corpo? La mia mente seguita a lavorare lo stesso. Anzi più mi trovo a testa in giù più invento cose inusitate». Come per esempio accade al Cristo crocifisso, che levita nell’azzurro insieme ai palloncini gonfi d’aria che lo sorreggono,  o all’immagine splendida della Madonna che coccola un bambino già gravido di storia, in divisa militare, con la svastica in evidenza sul braccio sinistro, i capelli stirati sulla fronte e i baffetti mozzati alla Chaplin, che cerca un’impossibile redenzione. Giacché, seguendo Sant’Agostino, anche il bimbo in Veneziano è carico di vizi, il piccolo Hitler – anagrammato – a tre anni è già Rethil.  Né si salva Biancaneve, che allo specchio civetta con il suo corpo nudo; o presenzia  a scene sado-maso; o uccide i sette nani colpendoli con una pistola alle spalle, e duplica il suo volto con l’immagine della crudele regina, mostrando nel contempo, con un colpo d’anca, la coscia ignuda”.

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FuORIpercorso. Preziosi reperti dai depositi del Griffo
> Agrigento > Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” > PROROGATA > dal 17 dicembre 2018 al 30 giugno2019

Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento, esposti nella mostra “Fuoripercorso”

Un vero e proprio viaggio nelle viscere del museo, “FuORIpercorso”- Preziosi reperti dai depositi del “Griffo”
Il Museo si racconta dunque, al di là del percorso espositivo tradizionale, scegliendo e valorizzando alcuni tra i più significativi materiali presenti nei suoi depositi, con particolare attenzione ai reperti in oro . Aureo, per esempio, è il diadema ellenistico che apre la narrazione, decorato da foglie di quercia in lamina di squisita fattura; aureo l’anello (recentemente donato al Museo dai proprietari nel cui terreno fu scoperto) e forse appartenuto alla fanciulla agrigentina sepolta in un sarcofago litico con iscrizione (II – III sec d.C.) interrato nella necropoli romana fuori Porta Aurea; auree sono ancora, le 204 monete bizantine che compongono il tesoretto (VII sec. d.C.) scoperto in un vaso in terracotta nel 1939 nel territorio di Racalmuto. Tra i reperti, alcuni esempi di solidus considerato universalmente “il dollaro del Medioevo” perché in uso in tutto il Mediterraneo fino all’XI secolo: una moneta in oro puro istituita dall’imperatore Costantino nel IV secolo e da cui discendono sia i sistemi monetali del mondo germanico occidentale che quelli dell’Oriente islamico. Accanto ai solidi, il tesoro contiene anche monete di taglio minore: il semissis (metà del solidus), il tremissis (un terzo del solidus) e un rarissimo semi-tremissis.

In mostra, anche una selezione di monili di varie epoche (a partire dal VII sec. a.C.)  e di diversi materiali, dal bronzo alla pasta vitrea policroma, alle pietre dure, che gettano uno sguardo trasversale nel campo dell’ornamentazione femminile, con esemplari spesso caratterizzati da una sorprendente attualità.

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Giovanni De Simone, l’arte oltre la materia – Ceramiche disegni dipinti
> Palermo > Orto Botanico > dal 26 marzo al 19 maggio 2019

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La mostra, organizzata dal Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Palermo, è stata curata da Maria Concetta Di NatalePaolo IngleseSergio IntorreMaurizio Sajeva.

L’allestimento, curato dall’arch. Carla Lenzo, esporrà una selezione delle ceramiche realizzate dall’artista, abile ceramista del XX secolo, a partire dai suoi esordi fino al termine della sua carriera. Le opere in mostra saranno affiancate in molti casi ai relativi disegni preparatori, così da poter ricostruire il processo artistico che dal disegno conduce all’esemplare finito.

L’esposizione è stata dotata di un apparato didattico che offre contenuti relativi alla carriera dell’autore ed alle tecniche artistiche impiegate, arricchendo così la narrazione insita nelle opere esposte di spunti e contenuti. La mostra mira a restituire al visitatore la complessità della figura di Giovanni De Simone, un artista a tutto tondo che nell’arco di un quarantennio (dagli esordi a Faenza nel 1951 fino alla prematura scomparsa nel 1991), ha svolto la sua attività di ceramista maturando un linguaggio artistico unico e peculiare della sua produzione e sperimentando soluzioni sempre nuove sia dal punto di vista tipologico, che cromatico, che decorativo.

La mostra espone opere di grandi dimensioni come i pannelli o le statue, ma ricostruisce la sua parabola artistica anche attraverso gli oggetti di uso quotidiano, come i vasi, le lucerne, i piatti, le brocche, le bottiglie, che più di tutti svelano il senso profondo di un’arte fortemente legata al territorio e concepita per essere patrimonio di tutti, grazie a forme sempre nuove ed accattivanti e ad un segno sintetico, di immediata comprensione ma allo stesso tempo di grande raffinatezza formale.

Le ceramiche di Giovanni De Simone hanno attraversato, in un percorso di costante cambiamento, la seconda metà del Novecento, riscuotendo grandi successi anche all’Estero e diventando parte dell’immaginario collettivo in quanto presenza ricorrente nell’esperienza quotidiana dell’intera comunità.

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Continente Sicilia di Franco Zecchin
> Centro Internazionale di Fotografia > Palermo > dal 16 marzo al 16 giugno 2019

CONTINENTE SICILIA Franco Zecchin

Dal 1975 al 1994, Franco Zecchin ha fotografato la Sicilia e a partire dalla Sicilia. Erano gli anni della guerra di mafia e dell’impegno civile.
Queste immagini nascono dalla tensione tra ricerca estetica e critica sociale. Alla brutalità mafiosa, fatta di omicidi e di attentati, si accompagnano i processi e i funerali. Alle immagini delle esperienze di vita all’interno degli ospedali psichiatrici, si alternano quelle degli spazi urbani, delle feste religiose, degli incontri e delle relazioni in un contesto sociale denso e aperto sul mondo. La prospettiva che propone questa mostra è antitetica a quella di un’insularità marginale e bloccata nella sua unicità, rassegnata a subire l’oppressione del potere mafioso e incapace di reagire agli stimoli dell’attualità globale. Le proteste universitarie o le mobilitazioni contro le basi americane ricordano che la Sicilia non è solo il luogo di nascita della mafia ma anche dell’antimafia e di numerose sperimentazioni sociali.

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Ciclopica. Da Rodin a Giacometti
> Siracusa > ex Convento di San Francesco d’Assisi > dal 27 Marzo Al 30 Ottobre 2019

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La mostra “Ciclopica: la grande scultura internazionale Da Rodin a Giacometti”, a cura di Vincenzo Sanfo, è una grande panoramica sul concetto di scultura, attraverso quasi due secoli. Infatti, partendo dalla fine dell’800 si arriva sino ai nostri giorni.

La partenza del percorso espositivo offre didatticamente, come anticipazione, le direzioni della scultura universale, con tre esempi che racchiudono le linee del percorso, il quale inizia con una testa di Buddha in pietra, del XVI secolo proveniente dalla Cina, una scultura ellenistica e un gruppo di antiche sculture africane utilizzate per maschere rituali. Questo, a simboleggiare le tre direzioni della cultura internazionale cioè Africa, Asia ed Europa e come segnale delle fonti di ispirazione della scultura internazionale.

Oltre però ad un percorso di tipo geografico, con artisti provenienti da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dal sud est asiatico all’Africa e dall’Europa al Canada e al Sud America, la mostra, ha tra le sue peculiarità, anche quello di rappresentare la varietà dei materiali utilizzati dagli artisti. Infatti, oltre ai tradizionali materiali, quali il Marmo e il Bronzo, vi saranno materiali inconsueti, come ad esempio la carta, la terracotta, il poliuretano, la plastica, la vetroresina e molti altri materiali, a significare la ricchezza dell’ispirazione artistica dell’arte contemporanea e delle innumerevoli possibilità che oggi sono offerte agli artisti del nostro tempo.

A questi aspetti didattici, si aggiunge l’elenco dei maestri presenti in mostra che è lunghissimo e comprende quasi tutti i grandi da Rodin, qui presente con un bozzetto dei “Borghesi di Calais”, proveniente dai musei francesi, sino a due straordinari capolavori di Alberto Giacometti, passando per Marino Marini, Mimmo Paladino, Arman, Pablo Picasso, Asger Jorn, Luigi Mainolfi, Henry Moore e molti, molti altri.

Sino ad opere di artisti, ingiustamente, caduti nell’oblio, come il capolavoro di Mario Giansone, scultore poco noto al grande pubblico, ma che vantava tra i suoi affezionati collezionisti, personalità come Umberto e Gianni Agnelli, che arredarono il palazzo della SAI con le sue opere. Personaggio singolare, rifiutò l’invito alla Biennale di Venezia e la donazione di una sua opera a Peggy Guggenheim, che lo desiderava in collezione. A Siracusa sarà presente con un’opera capolavoro come “La Pietra dell’Amore”.

ARTISTI

Alberti Achille, Arienti Stefano, Arman, Arpesani Lina, Baj Enrico, Bergomi Giuseppe, Bertelli Renato, Bodini Floriano, Borghi Paolo, Cappello Carmelo, Capucci Roberto, Cascella Andrea, Ceroli Mario, Chen Wen Ling, Chia Sandro, Ciulla Girolamo, Colombara Pier Giorgio, Consagra Pietro, Cordero Riccardo, Cuschera Salvatore, D’Angelo Ferruccio, Delle Monache Paolo, Fazzini Pericle, Galliani Michelangelo, Garelli Franco, Giacometti Alberto, Giansone Mario, Gilardi Piero, Gribaudo Ezio, Guarienti Carlo, Guerresi Patrizia, Guerriero Alessandro e Biagetti Alberto, Jorn Asger, Leiva Nicolas, Liu Ruo Wang, Lodola Marco, Ma Han, Ma Yuan, Mainolfi Luigi, Man Ray, Manzù Giacomo, Maraniello Giuseppe, Marín Javier, Marini Marino, Martini Arturo, Mascherini Marcello, Mastroianni Umberto, Mc Elcheran William, Messina Francesco, Milani Umberto, Mitoraj Igor, Molaro Gianni, Moore Henry, Nagatani Kyoji, Okuyama Yoshio, Paladino Mimmo, Park Eun Sun, Pepper Beverly, Perez Augusto, Picasso Pablo, Pisani Vettor, Plumcake, Politano Franco, Pomodoro Arnaldo, Rabarama, Rodin Auguste, Romano Paola, Rotelli Marco Nereo, Santinello Anna, Sassu Aligi, Sebastián, Song Yong Ping, Spagnulo Giuseppe, Theimer Ivan, Ugo Antonio, Vangi Giuliano, Vélez Gustavo, Xu De Qi, Yishan, Zhang Hong Mei.

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Gli impressionisti a Catania
> Catania > Palazzo della Cultura > dal 20 Ottobre 2018 al 21 Aprile 2019

Gli impressionisti in mostra a Catania

Le mostre, che nel tempo sono state dedicate agli impressionisti, sono sempre state realizzate attorno ai soliti noti, Pissarro, Degas, Monet, Renoir, Manet.

La mostra catanese, pur presentando queste “prime donne” è la mostra più completa, mai apparsa in Italia su questo movimento, infatti oltre ai soliti noti si avrà, per la prima volta, la possibilità di accostarsi ai lavori di quasi tutti gli oltre 40 artisti che parteciparono alle otto mostre ufficiali dell’Impressionismo, ma non solo.

La mostra farà scoprire anche tutte le ricerche che questi artisti portarono avanti in un’epoca di grandi sconvolgimenti dalla pittura ad olio al pastello, dalla ceramica alla scultura, dal disegno alla grafica; sconvolgimenti che costrinsero gli impressionisti ad inventare nuove tecniche di stampa e nuovi metodi espressivi.

Vi sarà infatti in mostra un ampio panorama delle tecniche usate da questi artisti che si trovarono a dover combattere con un nemico temibile e subdolo mai affrontato in precedenza da altri artisti: “la fotografia”. Fotografia nata ufficialmente pochi anni prima di quel fatidico 1874 anno di nascita dell’Impressionismo e che con la sua forza prorompente cambiò la concezione della pittura. L’impressionismo accettò la sfida della fotografia divenendo suo malgrado la spinta propulsiva e liberatoria dell’arte del ‘900 e dei secoli a venire.

Il progetto per la città di Catania parte dalle opere di Courbet, Corot, Millet, che dal realismo alle bucoliche espressioni della scuola di Barbizon dettarono i canoni di un gusto estetico che trovò nella pittura “en plein aire” la sua giusta dimensione per arrivare infine ai grandi protagonisti della pittura impressionista.

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FORSE PIOVE Renato Ranaldi
> Palermo > Palazzo Riso – Cappella dell’Incoronata > dal 6 aprile al 17 maggio 2019

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FORSE PIOVE a cura di  Bruno Corà.

Con il titolo “forse piove”, Renato Ranaldi ha contraddistinto una fase del suo recente lavoro pittorico-plastico che reca a nuovi gradi di devianza il processo riduzionistico della forma pittura, già in atto da anni nella sua opera. Infatti, a partire dal 2006, prima con l’ideazione dei Fuoriquadro e successivamente dei Fuoriasse e degli Scioperi, l’artista, attivo da oltre cinquant’anni sulla scena nazionale e internazionale dell’arte contemporanea, ha radicalizzato la sua concezione visiva e spaziale al punto da offrirne una valenza inedita estrema.

A Palermo, per la mostra presso la Cappella dell’Incoronata, Ranaldi ha infatti appositamente concepito alcune nuove opere che si rapportano all’unica navata di quell’antica sede, un tempo adibita al culto. La mostra di Renato Ranaldi “forse piove”, assieme alle opere pittoriche, annovera altresì una sua nuova creazione di scrittura che nell’accompagnare le opere ne costituisce una diversa ma dialettica formulazione.

Come per le lunghe e irrelate didascalie, in altri tempi e circostanze concepite e affiancate ai suoi disegni – ad esempio nel recente ciclo d’opera Tiritere, 2018 – così per questo episodio espositivo Ranaldi offre perfino un’opera di scrittura, parossistica e visionaria, con alcuni obiettivi poetico-artistici capaci di identificare anzitutto le proprie esigenze di deviazione normativa rispetto all’estetica conforme e, al contempo, di soddisfare un’autenticità nel rapporto che egli intende stabilire con il fruitore della sua arte.

La pubblicazione, che ha lo stesso titolo dato alla mostra, “forse piove”, oltre a essere un volume concepito e stampato in occasione della mostra personale presso la Cappella dell’Incoronata di Palermo, è altresì una forma-libro affrancata dal ruolo ancillare del catalogo, una volta di più invenzione significativa in omaggio all’osservatore-lettore più esigente e desideroso ancora di straordinarietà.

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Rosalia eris in peste patrona
> Palermo > Palazzo Reale > dal 4 settembre 2018 al 5 maggio 2019

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La Mostra ripercorre uno dei momenti più critici della storia di Palermo: il lasso di tempo di cinquant’anni che vede la città colpita da due terribili pestilenze, nel 1575-76 e nel 1624; la popolazione inerme e decimata cerca conforto e  protezione nei tradizionali Patroni, le Sante cinque Vergini Palermitane, i Santi Rocco e Sebastiano cui subito si aggiunge in quegli stessi anni anche San Carlo Borromeo, grazie al culto introdotto in città dalla ricca “Nazione” mercantile dei Lombardi. Ma nel 1624, allo scoppio di una pestilenza ancor più devastante, il ritrovamento dei sacri resti sul Monte Pellegrino di Rosalia, romita palermitana vissuta nel Medioevo, e la contemporanea immediata cessazione del morbo, fanno sì che a lei vengano riconosciuti speciali poteri taumaturgici, da farla acclamare unica patrona contro il terribile morbo.

Il trionfo del culto, immediatamente diffusosi grazie ai Gesuiti e ai Francescani in tutta Europa, ma non solo, impone subito scelte precise sull’iconografia della Santa, cui darà contributo particolare Anton Van Dyck, il grande pittore fiammingo trovatosi a Palermo in quei tristi frangenti.

Su tali presupposti, la mostra si snoda attraverso un percorso che partendo dalla devozione ai Santi Patroni tradizionali, esemplificata da una serie di importanti dipinti e sculture cinquecentesche realizzate in quegli anni, arriva sino al trionfo del culto di Rosalia quale unica patrona, configurato da altrettante opere, soprattutto pale d’altare, commissionate ad artisti famosi, come Anton Van Dyck, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera e Mattia Preti. Ai dipinti e alle sculture si affiancheranno numerosi disegni preparatori dei grandi dipinti, opere d’arte decorativa, materiali a stampa e d’archivio.

Il culto di Santa Rosalia non è, fatto esclusivo, della storia e delle tradizioni siciliane. La Fondazione Federico II con questa mostra ne sottolinea, dopo attente e dettagliate ricerche, quell’elemento che la vede travalicare i confini dell’Isola. È nel rapporto con la “Nazione” dei lombardi che se ne trova una delle massime espressioni. L’Alta Lombardia, tra il XV e il XIX secolo, fu caratterizzata da un processo emigratorio verso la città di Palermo. Un flusso che si sviluppò, principalmente, nel Seicento. Ciò che ne venne fuori fu una collaborazione volta alla raccolta di offerte in danaro destinate all’acquisto di beni materiali da inviare alle comunità ecclesiali di origine. Fra i doni, si annoverano varie suppellettili sacre in argento, ancor oggi conservate nelle chiese lombarde.

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PHILIPPONE Giovanni Philippone
> Palermo > Palazzo Sant’Elia > dal 5 al 28 Aprile 2019

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PHILIPPONE A cura di Maria Rosso

A 25 anni dalla scomparsa del pittore Giovanni Philippone, i locali della cavallerizza di Palazzo Sant’Elia ospitano una retrospettiva dedicata all’artista facendolo idealmente tornare a Palermo,città della sua formazione artistica.

La mostra si inserisce in un ciclo di esposizioni che ha già toccato San Giovanni Gemini, città natale del maestro, e Agrigento, presso il cui Museo Civico sono esposte in maniera permanente alcune sue opere. Dopo Palermo la mostra sarà allestita a Milano, dove Philippone visse e lavorò.

Il percorso espositivo comprendeuna trentina di opere ad olio che rappresentano i temi affrontati dall’artista durante la sua carriera: l’universo femminile colto nella sensualità dei corpi, nel lavoro, nella maternità; gli aspri paesaggi di Sicilia; il marinaio come metafora dell’uomo e del viaggio. Insieme ai dipinti saranno esposte una serie di opere grafiche che contribuiscono acreare un dialogo, un gioco di rimandi e suggestioni tra segni e tecniche diverse intimamente legate.

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